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LA SVEZIA E’ BLOCCATA

Set 22, 2018 • Pierluigi Giacomoni

LA SVEZIA E’ BLOCCATA
(22 Settembre 2018)

STOCCOLMA. Dopo la pubblicazione dei risultati definitivi delle elezioni legislative svoltesi in Svezia il 9

Settembre scorso, la scena politica del Paese appare bloccata: infatti, le due coalizioni che tradizionalmente si

alternano al potere, quella rosso-verde e quella “borghese”, sostanzialmente si equivalgono.

Questa realtà era già emersa chiaramente nella notte del 9 settembre, basandosi sullo spoglio delle schede

depositate nelle sezioni elettorali, ma poi è divenuta definitiva dopo lo scrutinio dei voti inviati per

corrispondenza.

sui 349 seggi del Riksdag, il parlamento unicamerale svedese, la coalizione rosso-verde dispone di 144 seggi (in

precedenza ne aveva 159), mentre i quattro partiti “borghesi” dispongono di 143 mandati.

rischiano così di diventare strategici sia per l’elezione del Presidente della Camera, sia per l’indicazione del

futuro Premier i 62 deputati degli Svedesi Democratici, partito di estrema destra, con cui in teoria nessuno

vorrebbe governare.
***
I risultati. Il quadro dettagliato dei risultati elettorali indica che i socialdemocratici del SAP continuano ad

essere il primo partito svedese. tuttavia se negli anni sessanta e settanta conquistavano percentuali di voto tra

il 40 ed il 50%, oggi si devono accontentare del 28,4%, registrando una flessione di circa tre punti percentuali

rispetto al 2014. Tra i suoi alleati, va molto bene la sinistra (VP) che conquista l’8%, mentre faticano i Verdi

che acquisiscono il 4,4%, ossia poco sopra la quota minima di sbarramento del 4% che dà diritto all’elezione di

deputati.

Complessivamente, la coalizione rosso-verde ha quindi ottenuto il 40,3%: il SAP avrà alla Camera 101 seggi (-12),

la Sinistra 28, (+7), i Verdi 15 (-10).

Sul fronte borghese, si assiste ad un ulteriore indebolimento dei Moderati, mentre riprendono forza i Liberali ed i

Cristiano-Democratici.

Il Partito Moderato (M) che guidò il Paese tra il 2006 ed il 2014 raccoglie il 19,8% dei voti (70 seggi),

registrando una flessione di circa quattro punti e perdendo 14 mandati;
Il Centro passa dal 6,1 all’8,1% (31 seggi, ossia +9);
i Critiano-Democratici salgono dal 4,6 al 6,4% (23 seggi, cioè +7);
i liberal-popolari, invece, confermano le loro percentuali di quattro anni fa e la loro rappresentanza

parlamentare: il 5,5% e 19 seggi.

Complessivamente l’Alleanza di centro-destra conquista il 39,5% delle preferenze e 143 seggi.

Il vero vincitore della consultazione del 9 Settembre sono gli Svedesi Democratici, un partito d’estrema destra che

è uscito dall’anonimato in pochi anni ed ora dispone di 62 deputati eletti col 17,6% dei voti.

In questa situazione di grande incertezza i voti degli SD possono diventare determinanti.
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L’assetto istituzionale. Per capire dove andrà la Svezia istituzionale dei prossimi quattro anni occorrerà

attendere il 24 Settembre: quel giorno il nuovo Riksdag aprirà i suoi battenti procedendo all’elezione del suo

Presidente. Il Leader dei socialdemocratici, Stefan Löfven, capo anche del governo uscente, ha proposto alla

coalizione di centro-destra d’eleggere uno speaker che vada bene a tutte le forze politiche, ad eccezione degli SD:

i leader dei quattro partiti borghesi hanno risposto negativamente. Quindi sarà la camera a votare e potrebbe anche

vincere un candidato di centro-destra sostenuto col voto degli SD.

La carica di capo del Riksdag è importante perché nell’eventualità di una crisi di governo, spetta a lui indicare

il nome d’un nuovo Premier, ma la ttrattativa si presenta lunga ed articolata.

Secondo la costituzione, infatti, ad ogni rinnovo del parlamento, se il capo del governo non si dimette

spontaneamente, la camera può rimuoverlo con un voto di sfiducia che raccolga la maggioranza assoluta dei membri

dell’assemblea, ossia 175 su 349.

Il dilemma che il centro-destra deve risolvere è rovesciare Löfven o formare con lui ed il suo partito una specie

di grande coalizione in funzione anti-SD? Nell’ambito dei Moderati, in questi giorni, si sono levate voci che

invitano il leader del partito Ulf Kristersson ad avviare seri negoziati con gli SD per formare un governo

conservatore sul modello di quelli che già reggono Norvegia e Danimarca. Già, perché proprio questi due vicini

hanno ormai da anni esecutivi di minoranza che si tengono in piedi coi voti di partiti d’estrema destra o ne fanno

direttamente parte.

Si tratterà di vedere nei prossimi giorni che strada intraprenderà la coalizione borghese.
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IL SAP. Le elezioni legislative svedesi confermano la crisi del modello socialdemocratico fondato su un elevato

livello di spesa pubblica, di forte tassazione e di redistribuzione della ricchezza. Oggi questo modello che ha

garantito alla Svezia un sistema di welfare tra i più generosi al mondo è in tensione a causa dei mutamenti

demografici della popolazione: gli svedesi diminuiscono di numero ed invecchiano, gli immigrati aumentano ed

occupano i gradini più bassi della società, insieme a coloro che sono stati impoveriti dalla crisi. Secondo i

sondaggi sono proprio le categorie che più han pagato gli effetti della globalizzazione a sostenere l’estrema

destra ed a volere l’espulsione dal Paese degli immigrati che, secondo la propaganda degli SD, sottraggono lavoro

ai veri svedesi, che delinquono, che sfruttano le risorse dello stato sociale.

Il SAP (Partito Scialdemocratico dei Lavoratori), che da oltre un secolo è il partito dominante sulla scena

politica nazionale e locale, è quello che negli ultimi decenni ha subìto l’emorragia maggiore di consensi. Al

governo per molti decenni, sta perdendo terreno, rispetto all’avanzata della destra, di elezione in elezione,

soprattutto nei quartieri popolari, dove vive quello che una volta si sarebbe chiamato sottoproletariato o la

piccola borghesia impoverita.
I populisti di destra l’accusano d’essersi fatto sistema, d’aver perso il contatto col popolo e le sue vere

esigenze, di svendere la sovranità nazionale svedese.

Pur non avendo subìto i tracolli di altri partiti fratelli, come i socialisti francesi, i socialdemocratici devono

ora individuare delle prospettive per il domani che invertano la tendenza declinante ormai in atto da decenni.

Il Nord Europa tollerante, progressista, egualitario, ripsettoso di tutte le differenze, fautore dell’uguaglianza

di genere a tutti i livelli sta lentamente ma inesorabilmente scivolando a destra e sta rinnegando la propria

storia degli ultimi cento anni: si tratterà di vedere se anche lì nascerà una nuova sinistra capace di comprendere

le tendenze in atto nella società e sapersene fare interprete.

PIER LUIGI GIACOMONI

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