LA SERBIA SCEGLIE VUCIC

(3 Aprile 2017)

 

BELGRADO. La Serbia ha eletto Aleksandar Vučić nuovo Presidente della Repubblica. Secondo le fonti internazionali Vučić, che al momento occupa la carica di Primo Ministro, ha ottenuto più della maggioranza assoluta, rendendo inutile l’eventuale ballottaggio col secondo classificato.

 

Col 91% delle schede scrutinate, l’attuale capo di governo e leader del Partito progressista serbo (Sns) ha ottenuto un confortevole 55,13% dei voti.

 

Bisogna risalire al 1992 per incontrare un’elezione presidenziale vinta al primo turno: allora il trionfatore fu Slobodan Milošević.

 

Sbaragliati tutti gli altri candidati: in seconda posizione si colloca Saša Janković col 16,26% delle preferenze.

Al terzo posto si piazza Luka Maksimović, meglio noto come Ljubiša Preletačević “Beli”, un candidato burla che nei suoi video elettorali proponeva una parodia della politica serba, con un dignitoso 9,43%.

 

Seguono poi gli altri pretendenti con percentuali di voto decidamente esigue.

 

Il Nuovo Presidente avrà un mandato di cinque anni ripetibile per altrettanti.

 

L’elezione di Vučić, 47 anni, è avvenuta in un’atmosfera di notevole disincanto: alla consultazione ha partecipato solo il 54,55% dell’elettorato.

 

«Nel suo discorso di ieri sera – scrive OBC – il premier diventato presidente ha dunque annunciato una vittoria “limpida come l’acqua”, potendo affermare di avere “il 12% in più di tutti gli altri candidati messi assieme”. “Con un risultato del genere, non c’è spazio per l’instabilità”, ha aggiunto il neoeletto presidente, che ha fatto della stabilità in Serbia e nella regione il suo cavallo di battaglia in patria e all’estero. A Quest’immagine di uomo del dialogo e di interlocutore indispensabile che Vučić stesso promuove presso le cancellerie europee, fa da contraltare un lato ben più oscuro all’interno del Paese.»

 

Uno dei punti più critici riguarda l’erosione della libertà d’espressione, con i mezzi d’informazione ormai soggetti ad un’autocensura cronica che ne condiziona il lavoro e la credibilità.

 

 

L’ultimo giorno della campagna elettorale tutti i quotidiani principali serbi hanno pubblicato con grande evidenza il manifesto elettorale di Vučić: una scelta che ha fatto storcere la bocca a parecchi osservatori, oltre che agli oppositori del Primo Ministro candidato.

 

Vengono poi mosse critiche alla gestione di determinati progetti d’investimento: ad esempio, “Belgrado sull’acqua”, che, tra leggi speciali, demolizioni illegali e manifestazioni di protesta con decine di migliaia di persone in piazza, s’appresta a trasformare il volto della capitale serba a un prezzo di circa tre miliardi di euro.

 

I detrattori sostengono che l’intervento viene  realizzato con pochissima trasparenza.

 

si denuncia, poi, la confusione che regna tra istituzioni e partito Progressista Serbo SNS): ormai, dicono in molti, l’adesione al partito è indispensabile per trovar lavoro.

 

Insomma, una vera “tessera del pane”, come ai tempi del Fascismo in Italia.

 

Ombre non mancano neanche nella politica estera portata avanti da colui che fu ministro dell’Informazione ai tempi di Slobodan Milošević. Il dialogo con il Kosovo, che viene spesso citato dai rappresentanti europei come un esempio delle concessioni fatte da Vučić in nome della pace nei Balcani, ha vissuto ad inizio anno una drastica involuzione. L’episodio del treno che Belgrado ha inviato nell’ex provincia ribelle con tanto di decorazioni riportanti la scritta “il Kosovo è serbo” è rimasto senza spiegazioni. Vučić, che ha assicurato di essere stato all’oscuro dell’iniziativa, ha in seguito ordinato al treno di fermarsi a pochi chilometri dal confine, scongiurando lo scontro con le forze speciali kosovare già schierate. Alla retorica conciliante che il premier utilizza in occasione dei suoi spostamenti nei Balcani, fa inoltre seguito una propaganda serrata che i tabloid vicini al governo di Belgrado ripetono costantemente in senso anti-albanese,

anti-croato ed anti-bosniaco.

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La ricetta di Vučić. Alla base del successo di Aleksandar Vučić, vi sono il sostegno di Bruxelles e Washington, i buoni rapporti con la Russia, finanze stabili, poco rispetto per lo stato di diritto e controllo dei mezzi di comunicazione più influenti. Durante la campagna elettorale, il Premier candidato non si è fatto mancare nulla:

 

Il 24 marzo, anniversario dell’inizio dei bombardamenti NATO sulla Serbia, l’SNS ha organizzato una grande Convention, invitandovi l’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schröder.

 

Schröder, nel 1999, partecipò alla missione NATO contro belgrado ed avrebbe dovuto esser considerato dai nazionalisti del partito Radicale Serbo (SRS) un avversario da evitarsi come il fuoco, invece anche Vojislav Šešelj, che ha relazioni molto strette col governo,non ha aperto bocca.

 

I rivali politici di Vučić alle elezioni presidenziali hanno condannato fermamente l’idea di far parlare Schröder a Belgrado proprio nel giorno in cui iniziarono i bombardamenti, ma i media mainstream alle critiche hanno dedicato ben poca attenzione.

 

Vučić, successivamente, si è recato in visita a Berlino ed a Mosca: l’obiettivo dell’uomo forte serbo è quello di tessere buone relazioni sia con l’UE, in particolare con la Germania, che +è il principale partner economico della regione ex iugoslava, sia con la Russia, che è tornata ad essere, dopo la dissoluzione della Iugoslavia, un punto di riferimento culturale e religioso per i serbi, slavi ed ortodossi.

 

A Mosca, Vučić ha annunciato che Belgrado ospiterà, entro il prossimo autunno, un summit tra la Serbia e i paesi dell’Unione euro-asiatica, organizzazione di cooperazione economica che ruota intorno alla leadership della Federazione russa. L’obiettivo è raggiungere un accordo di libero scambio, nonostante la reiterata intenzione della Serbia di diventare un membro a pieno titolo dell’Unione europea.

 

Accanto ai temi economici, Vučić e Putin hanno discusso anche di cooperazione militare, facendo passi ulteriori per finalizzare il recente acquisto da parte di Belgrado di sei jet Mig-29, insieme a mezzi corazzati e carri armati, per un valore complessivo di 185 milioni di euro.

 

Il leader serbo, che ha ribadito l’intenzione di Belgrado di “conservare gelosamente la propria neutralità”, ha però confermato l’interesse per l’eventuale acquisto del sistema missilistico russo S-300, che, nelle sue parole, verrebbe schierato «al fine esclusivo di difendere la nostra popolazione.»

 

Queste mosse di Vučić sulla scena internazionale, mirano ad accreditare un’immagine d’affidabilità anche in considerazione di quanto accade sulla scena balcanica.

 

In particolare per la diplomazia europea, il premier presidente, che ha un passato di militante dell’SRS, sembra in grado di controllare i gruppi nazionalisti ed ultranazionalisti, nonché l’unico che possa risolvere i principali problemi regionali:Kosovo e Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia Erzegovina.

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Mutamenti dello Stato. L’elezione di Aleksandar Vučić è destinata a cambiare l’assetto del potere in Serbia. Il ruolo politico del Presidente della Repubblica, dopo l’era burrascosa di “Slobo”, era divenuto decisamente più marginale, rispetto ai poteri spettanti al Parlamento ed alle maggioranze che si formavano al suo interno.

 

E’ probabile ora che il nuovo numero uno del Paese, che assumerà ufficialmente l’incarico il 27 aprile prossimo, concentri su di sé e sul blocco politico ed economico che l’appoggia molte delle decisioni che finora passavano da governo e Camera, senza giungere necessariamente ad una revisione costituzionale in senso marcatamente presidenzialista.

 

E’ quanto teme l’opposizione, che è però notevolmente parcellizzata e lacerata al suo interno, ed anche la comunità internazionale che, seppur timidamente, ha già lasciato intendere di non voler la nascita a Belgrado d’un nuovo despota.

 

PIER LUIGI GIACOMONI