IN IRLANDA SI PROFILA UN NUOVO GOVERNO DOPO DUE MESI DI CRISI POLITICA
(29 aprile 2016).

DUBLINO. A nove settimane dalle elezioni generali, nella Repubblica d’Irlanda si è vicini alla soluzione della complessa crisi politica: Fine Gael, Fianna Fáil ed Alleanza degli Indipendenti hanno raggiunto un accordo programmatico che prelude alla formazione d’un governo di minoranza composto da FG e IA.

Mercoledì prossimo, se non sorgeranno problemi, il Parlamento (Dáil éireann) dovrebbe rieleggere l’attuale Taoiseach, Enda Kenny, leader del Fine Gael e questi dovrebbe formare un esecutivo composto da rappresentanti del suo partito e degli indipendenti.

I tre partiti si sono impegnati a cooperare insieme per tre anni.
Tra le misure previste nel programma di governo vi è l’abolizione della legge, adottata nella precedente legislatura, che ha imposto il pagamento della bolletta dell’acqua.
L’entrata in vigore di tale norma aveva suscitato a suo tempo parecchie proteste tra la popolazione ed è probabilmente alla base della sconfitta patita alle ultime elezioni dal fine Gael e, soprattutto, dal Partito Laburista, uscito quasi polverizzato.

Tradizionalmente, in Eire, la distribuzione dell’acqua potabile è gratuita.

Il Fianna Fáil, inoltre, che appoggerà l’esecutivo dall’esterno, sta cercando di inserire nel programma della nuova amministrazione impegni chiari in favore di quanti non riescono a pagare gli affitti ed i mutui casa e rischiano, perciò, di rimanere senza alloggio.

L’accordo annunciato oggi è inedito nella storia irlandese: Fianna Fáil e Fine Gael, pur essendo partiti con ideologie molto simili, entrambi di centro-destra, sono sempre stati reciprocamente rivali.

Tant’è vero che il dibattito interno ai due maggiori partiti è stato molto vivace e non pochi si sono battuti per impedire un governo di “grande coalizione” alla tedesca: l’unica soluzione possibile dopo l’incerto risultato delle elezioni generali del 26 febbraio scorso. Alla fine, per impedire una nuova chiamata alle urne, si è trovata questa soluzione che lascia, soprattutto al Fianna Fáil le mani relativamente libere nel caso in cui il ministero non adempisse alle promesse fatte entro il 2019.

PIERLUIGI GIACOMONI