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IN CAMPO TROPPA VIOLENZA, I BAMBINI SE NE VANNO

Giu 13, 2018 • Pierluigi Giacomoni

IN CAMPO TROPPA VIOLENZA, I BAMBINI SE NE VANNO
(14 Giugno 2018)

VASTO (CH). Quando il gioco si fa duro – dice un proverbio – i duri cominciano a giocare, ma a Vasto, in provincia di Chieti, i giocatori bambini han preferito piantarla lì, piuttosto che continuare a vivere in quell’incubo di partita.

Sugli spalti, gli adulti  perdono  la testa menandosi l’un l’altro e dicendosene di tutti i colori, in campo falli cattivi a ripetizione: eppure è un incontro amichevole tra due squadre giovanili!

«Nella finale del Torneo Del Mare Adriatico, categoria Giovanissimi, – scrive Repubblica – si affrontavano i bambini del Monterosi, squadra di un comune a metà strada tra Roma e Viterbo, e l’Asd Promotion di Napoli.
In campo c’erano ragazzini nati tra il 2004 e il 2005, ma la partita è diventata presto ruvida, nonostante il tono amichevole e il clima da vacanze estive della giornata.»

Il Monterosi è un gruppo particolarmente tecnico, gli altri, anche più giovani d’età, abbastanza aggressivi: un fallo sul portiere del Monterosi accende le proteste dei genitori napoletani e, a mano a mano che il match prosegue, il clima si  surriscalda.ulteriormente.

All’intervallo, qualcuno dei piccoli protagonisti già piange, l’arbitro però vuole proseguire.

Nel secondo tempo, la musica non cambia: insulti tra le panchine, scontri tra genitori, compare addirittura qualche cinghia.

Troppo, per un torneo amichevole: qualche piccolo giocatore, allora s’avvicina alla direttrice sportiva del Monterosi, implorandola di ritirare la squadra.

I ragazzi non vogliono giocare più in quel clima, ma lei tentenna.

All’ennesimo intervento duro, accolto dalle urla dei grandi, la richiesta di finirla lì è stata ascoltata: la ds ha richiamato i suoi e l’incontro è finito.

I giovani atleti dell’Asd Promotion son rimasti spiazzati: han vinto per ritiro dell’avversario, ma non se la son sentita di festeggiare.

Hanno iniziato a farlo i grandi, però: come se quella fosse stata una partita vera ed una vittoria meritata.

L’allenatore della Promotion si è difeso: «Non abbiamo colpe, il loro allenatore ci ha rivolto offese gravissime.
E a fine partita i genitori dei loro bambini hanno tirato una bottiglietta d’acqua contro i nostri ragazzi.»

L’organizzatore del torneo, però, in una lettera di scuse, se l’è presa proprio con la società campana: «Non metteranno più piede nel nostro torneo, sono stati un incubo .
Da cui i più piccoli hanno deciso di svegliarsi.»

Non è la prima volta che la cronaca registra fatti del genere: ogni tanto si legge di incontri sospesi per le intemperanze dei genitori, di arbitri picchiati dai grandi, perché han fischiato un fallo ai piccoli atleti. Anni fa in provincia di Modena scoppiò durante un incontro di calcio tra undicenni una rissa generale.

Tutto questo fa ormai parte della routine della nostra cronaca di provincia, però è la prima volta che dei ragazzini danno ai grandi, allenatori, arbitri e genitori, una lezione: a questo gioco non ci giochiamo più perché è troppo violento in campo e sulle tribune.

Forse anche la nostra società così rissosa dovrebbe prender spunto da questo episodio per riflettere sul progressivo imbarbarimento della nostra convivenza.

PIER LUIGI GIACOMONI

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