IL MALI ISOLATO DALL’ECOWAS
(17 Gennaio 2022)

BAMAKO. Il Mali, gestito dai militari dal 18 Agosto 2020, è stato isolato dagli altri Stati membri dell’ECOWAS-CEDEAO, la comunità economica dell’Africa Occidentale.

Il provvedimento è stato preso ol 9 Gennaio su proposta della presidenza Ghanese di turno dopo che la giunta militare al potere a bamako ha deciso di rinviare al 2026 le elezioni d’ogni ordine e grado previste per febbraio-marzo 2022.

La batteria di sanzioni deliberate nel vertice di Accra che hanno effetto immediato prevedono:

• la chiusura delle frontiere terrestri ed aeree;
• la sospensione di tutte le transazioni commerciali eccettuati i prodotti di prima necessità, i medicinali, petrolio ed elettricità;
• il congelamento degli averi maliani presso la Banca Cnetrale dell’ECOWAS e di tutte le banche commerciali dell’area economica ovestafricana.

La prova di forza inscenata dall’ECOWAS, che a Bamako definiscono illegittima ed illegale, ha l’evidente obiettivo d’approfondire la crisi socioeconomica che colpisce lo Stato del Sahel che non disponendo di sbocco al mare, si trova pericolosamente isolato dai suoi numerosi vicini.

In realtà, la Guinea, anch’essa retta da una giunta militare dal 5 settembre 2021, non ha chiuso il proprio confine col Mali, prendendo le distanze dall’editto di Accra.

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LE RAGIONI DEGLI UNI E DEGLI ALTRI

Per l’ECOWAS, la giunta al potere a Bamako, rimandando di cinque anni le elezioni presidenziali e legislative, ha preso in ostaggio l’intero popolo maliano. I membri della Comunità «sperano di scoraggiare – scrive Pierre Haski su France Inter – i potenziali golpisti all’interno delle loro frontiere. […] La crisi di legittimità, infatti, non riguarda soltanto i regimi militari. Se osserviamo la situazione da vicino, pochi dei quindici paesi che fanno parte della Cedeao possono dire di rispettare in tutto e per tutto le loro costituzioni. Reagendo duramente contro i poteri militari, i paesi africani si piazzano dalla parte del buon governo, a prescindere dalle proprie mancanze.»

Ciò che disturba i leader comunitari è anche la popolarità di cui per il momento godono Assimi Goïta, leader di fato del Paese, e i suoi compagni, ma la giunta rischia di trovarsi fra due fuochi, perché il numero dei nemici di bamako sta pericolosamente aumentando, anche perché i dirigenti maliani non fan mistero di ritenere la Francia, mandante delle decisioni di Accra.

Lo scontro venuto alla luce tra ECOWAS e Mali può far deflagrare una situazione esplosiva.

Il Mali, uno dei paesi più poveri del mondo, esteso su una superficie di 1,2 milioni di chilometri quadrati ed abitato da 20 milioni d’individui, si trova in un’area al centro d’un conflitto irregolare tra deboli forze militari e milizie jihadiste che si muovono disinvoltamente tra le porose frontiere degli Stati del sahel compiendo massacri contro le popolazioni inermi.

Per fronteggiare la crescente insicurezza, Bamako si è rivolta ai mercenari della Wagner già presenti in Libia e Centrafrica: secondo lemonde.fr i mercenari russi son già presenti nel centro del Paese e già operativi. In questo modo Bamako spera di frenare la tracotanza dei jihadisti,rischiando d’alienarsi ulteriormente tanto gli altri Stati della regione, quanto la Francia, ancora presente con proprie truppe nell’ambito dell’operazione Barkane.

In un vertice tenutosi in questi giorni a Brest, i Ministri europei della difesa han deciso di tenere in piedi l’operazione Taquba che prevede la presenza sul terreno di forze dell’UE, mentre al Palazzo di Vetro di New York son in corso discussioni in seno al Consiglio di Sicurezza sulla proroga della missione onusiana MINUSMA, il cui mandato scade a giugno.

«Il Mali, dunque – conclude Haski -, è il teatro di una crisi multiforme e inedita che dovrà trovare una soluzione rapida prima che il paese sprofondi nel caos. È un test per tutti gli attori coinvolti in questa crisi:
• per i militari maliani, che vedono diminuire le loro opzioni anche se si fanno scudo con la dignità nazionale;
• per i paesi della regione, la cui azione decisa deve produrre risultati rapidi per scongiurare il rischio che si riveli controproducente;
• per la Russia, che si è infilata in una polveriera;
• per la Francia, considerata come liberatrice nel 2013 ai tempi dell’intervento contro un’offensiva jihadista e che oggi, nel 2022, è diventata estremamente impopolare e si gioca la propria credibilità in Africa.»

PIER LUIGI GIACOMONI