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GUATEMALA. BERNARDO AREVALO GIURA COME NUOVO PRESIDENTE
(18 Gennaio 2024)

CITTA’ DEL GUATEMALA. A notte, domenica 14 Gennaio, Bernardo Arévalo de Leon ha giurato fedeltà alla costituzione del Guatemala dopo una giornata drammatica durante la quale la maggioranza di destra del Congresso nazionale ha cercato d’impedirglielo.

Il giuramento di Presidente e vice avrebbe dovuto avvenire alle 15, ma i deputati hanno ritardato di nove ore l’evento: infatti nellastessa giornata doveva costituirsi il legislativo e doveva esser eletta la giunta direttiva della camera.

Dopo ore di discussioni,sospensioni, interventi della corte costituzionale, alle 23,50 al centro culturale Miguel Ángel Asturias, il binomio presidenziale ha assunto l’incarico.

Nelle ore che han preceduto quest’evento vi sono state diverse prese di posizione internazionali in favore del nuovo primo cittadino: Stati Uniti, Unione europea ,Organizzazione degli Stati americani, presidenti latinoamericani come López Obrador, Messico, Gustavo Petro, Colombia o Gabriel Boric, Cile, han intimato agli avversari di Arévalo di non impedire l’entrata in carica del nuovo presidente.

Rimane il dubbio di cosa accadrà in guatemala quando i riflettori si spegneranno e l’attenzione mondiale sarà dirottata altrove: «Tutti coloro che questa domenica, durante le tensioni dell’investitura – scrive el País[1] – sono intervenuti in difesa di Arévalo, dovrebbero impegnarsi a garantire la stabilità democratica del Guatemala ed alimentarla con un impegno costante, efficace e aiuti prolungati nel tempo. Devono essere consapevoli che, una volta ripreso l’aereo per tornare a casa, torneranno le ostilità contro il nuovo presidente e tutto ciò che rappresenta. Abbassare la guardia porterebbe al fallimento. Il rischio di regressione in Guatemala è enorme; In qualsiasi momento può materializzarsi e diventare una tragedia. I segnali non mancano.»

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LA LUNGA MARCIA DI AREVALO

L’avvento al potere di Arévalo è stata una “lunga marcia”, costellata di fermate e ripartenze.

Fin a pochi giorni prima del voto del 25 Giugno 2023 le sue chances di passare al ballottaggio parevano ridotte al lumicino: secondo alcuni sondaggi, la sua candidatura poteva contare sul 3% delle intenzioni di voto.

In occasione del primo turno invece, a sorpresa raccoglie l’11,8% e si piazza al secondo posto alle spalle di Sandra Torres che col 15,7% è la più votata.

Poiché nessun candidato consegue il 50,1% dei voti necessari per esser eletto subito, occorre procedere a un ballottaggio, riservato ai due concorrenti col maggior seguito.

E’ qui che entra in scena il Ministero Pubblico del Guatemala guidato da Consuelo Porras che promuove diverse mozioni al fine, sia d’impedire la costituzione del gruppo parlamentare di Semilla al Congresso, sia la partecipazione di Arévalo al duello finale.

Il candidato denuncia sistematicamente il “golpe strisciante portato avanti da Porras e dal Presidente uscente Alejandro Giammattei, esponente di quell’oligarchia che da decenni domina la vita economica e politica del Guatemala.

Tuttavia, il movimento sociale messosi in moto in seguito alla promozione di Arévalo al ballottaggio fa fallire tutti i tentativi di bloccarne l’avanzata.

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IL SECONDO TURNO

Il 20 agosto, dunque, i guatemaltechi van di nuovo alle urne per scegliere il Presidente: come indicavano i sondaggi della vigilia Arévalo vince a mani basse raccogliendo il 60,1% dei voti. Sandra Torres, già alla terza candidatura presidenziale, è sconfitta.

I tentativi però d’impedire all’eletto d’arrivare alla prima magistratura proseguono e ad ottobre centinaia di persone provenienti dai comuni prevalentemente abitati dai popoli nativi si accampano nella piazza antistante la sede della Fiscalía per far comprendere che stavolta non si devono far ballottini.

L’occupazione dura più di cento giorni, ma il 14 dicembre la corte costituzionale dà una grossa mano ad Arévalo: i giudici respingono l’ultimo ricorso del MP d’impedire l’avvento del nuovo Presidente.

Secondo alcuni la sentenza dei giudici è motivata anche dalle possibili sanzioni che gli Stati Uniti stan per applicare nei loro confronti se daran ragione a Porras e ai suoi.

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UN’EREDITA’ PESANTE

Sulle spalle di questo sociologo e diplomatico di 65 anni grava un’eredità pesante perché dal golpe del 1954, che mise fine alla presidenza di Jacobo Harbenz, il Guatemala è stato governato da un’oligarchia opprimente e corrotta che si è impossessata di tutte le risorse del Paese utilizzandole a proprio vantaggio.

La repressione è stata particolarmente feroce nei confronti dei nativi e dei loro villaggi.

Questo triste quadro non è cambiato molto nemmeno dopo la fine della guerra interna (1996) e i governi successivi sono stati una sequela di amministrazioni, espressione dei latifondisti.

Nel 2015, però un’insurrezione studentesca finì per far cadere il corrotto presidente Otto Pérez Molina, tra l’altro recentemente rilasciato, ed è lì che nasce il Movimento Semilla, il partito che candida nel 2023 Bernardo Arévalo alla presidenza del più importante Paese centramericano.

Dal nuovo governo molti si aspettano importanti novità e riforme nel campo dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, dei servizi di base e soprattutto una maggiore considerazione dei diritti dei popoli nativi, anche se nel gabinetto vi è un solo ministro d’origine india.

I vari popoli che si richiamano alle origini ancestrali del Guatemala sono il 40% dei 19 milioni d’abitanti.

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UN RAGGIO DI SPERANZA

Nel momento in cui in tutto il Centro America sembrano prevalere gli “uomini forti”,come in Nicaragua ed El Salvador, o impallidisce l’immagine del Costa Rica, fin qui esempio di democrazia funzionante in un’area dove han spesso impazzato i caudillos, l’avvento al potere di Bernardo Arévalo de Leon rappresenta un raggio di speranza: forse il futuro prossimo dell’istmo non sono solo governi corrotti e tirannici, ma amministrazioni che si occupano davvero di tutta la popolazione e cercano di migliorarne la condizione socioeconomica.

Vedremo se le promesse e le buone parole spese in questi giorni diverranno fatti concreti.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTA:

[1] El País, Editorial Guatemala, en riesgo, elpais.com, 16 Gennaio 2024.

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