GALIZIA ED EUSKADI: CROLLANO I SOCIALISTI
(26 Settembre 2016)

SANTIAGO DE COMPOSTELA-VITORIA. Alle otto di ieri sera, quando sono stati diramati i primi exit poll, il verdetto
delle urne, per le elezioni regionali in Galizia e nel Paese Basco, era sostanzialmente chiaro.

Lo spoglio, poi, veloce come al solito,lo ha ampiamente confermato.

I veri sconfitti della doppia tornata elettorale di ieri sono i socialisti che perdono voti e seggi.

Il Partito Popolare, al contrario, si riconferma maggioranza assoluta a Santiago de Compostela e perde solamente un
seggio in Euskadi.

Vediamo il dettaglio.

Galizia. 2,2 milioni di elettori sono stati convocati per rinnovare il Parlamento regionale.

Innanzitutto, vi è stato un notevole aumento della partecipazione: nel 2012 aveva votato solo il 54,91%, ieri è
andato alle urne il 63,75%.

I dati provvisori diffusi dalla regione indicano che:
• il Partito Popolare, malgrado l’aumento del numero dei votanti, ha guadagnato solo 15.000 voti, ma ha migliorato
la propria percentuale passando dal 45,80% del 2012 al 47,53% di ieri.

In termini di seggi, la rappresentanza parlamentare del PP resta immutata: vengono confermati i 41 seggi della
precedente legislatura.
• il PSOE perde oltre 43 mila voti, tre punti percentuali e 4 seggi;
• en Marea, la formazione politica regionale che fa capo a Podemos e che aveva trionfato nelle elezioni comunali
del 2015, fa irruzione nel Parlamento regionale conquistando 271.418 voti, pari al 19,07% ed acquisendo 14 mandati;
• tiene complessivamente il BNG, una formazione politica regionale: perde 28 mila voti, retrocede di 1,8 punti
percentuali, ma difende con successo 6 dei 7 mandati che aveva in precedenza;
• manca l’ingresso nell’assemblea di Santiago Ciudadanos: il partito di Albert rivera ottiene quasi 50 mila voti,
il 3,38%, ma non elegge nemmeno un deputato.

Il candidato alla Presidenza della Xunta de Galicia, Alberto Núñez Feijó sarà sicuramente rieletto nell’incarico
appena si riunirà il nuovo legislativo.

Euskadi. 1,7 milioni di elettori sono stati convocati per rinnovare i 75 mandati del Parlamento basco.

al termine dellagiornata elettorale ha votato il 62,26% del totale e si è configurato il seguente scenario:

• il Partito Nazionalista Basco (PNV) di centro-destra si è confermato la principale forza politica della regione
conquistando il 37,65% e 29 seggi: due in più rispetto alla precedente legislatura.
• perdono terreno i nazionalisti di sinistra di EH BILDU che acquisiscono il 21,23% e 17 mandati,perdendone però 4
rispetto al 2012;

• irrompe nella realtà regionale basca, ELKARREKIN PODEMOS conquistando 156.671 voti, pari al 14,53% ed undici
seggi;
• rovinosa sconfitta per la lista PSE-PSOE che in due elezioni regionali è passata da 21 a 9 seggi: ieri il partito
che ha a lungo dominato la vita politica spagnola dopo il franchismo, ha ottenuto un malinconico 11,94%,pari a 9
seggi (-7 rispetto al 2016).
• difende valorosamente i suoi nove mandati il PP che perde per strada un solo seggio: raccoglie complessivamente
il 10,16% e rimane dietro di novemila voti rispetto al tracollante PSE-PSOE;
• anche in questa regione Ciudadanos manca l’ingresso in Parlamento: col 2,02% non ottiene nemmeno un seggio.

Il nuovo governo regionale dovrebbe essere un monocolore di minoranza del PNV appoggiato dall’esterno o dal PP o
dal PSE-PSOE.

Riflessi nazionali. Il voto di ieri ha sicuramente confermato delle tendenze che già altre consultazioni elettorali
avevano evidenziato:
• una certa ripresa della partecipazione;
• la forte avanzata delle liste collegate a Podemos, il cui fiato è ormai sul collo del declinante Partito
Socialista;
• il crollo, per ora inarrestabile del PSOE e dei partiti regionali ad esso collegati;

Ciò dovrebbe consigliare i socialisti ad evitare una terza elezione generale in tutta la Spagna, ma ormai manca un
mese allo scadere del tempo per la formazione di un governo nella XII legislatura.

Se entro il 31 ottobre prossimo il Congresso dei Deputati non riuscirà a designare un Presidente del governo in
grado di varare un esecutivo, l’elettorato sarà chiamato nuovamente alle urne per eleggere il XIII legislativo
della storia costituzionale del paese.

Per ora, gli appelli della società civile perché venga posta fine alla lunga crisi politica, sono caduti nel vuoto
e tutto lascia credere che,mentre a livello locale i governi si riescono a formare, a livello nazionale c’è
un’impasse che non si riesce assolutamente a sbloccare.

Si vedrà in questo breve periodo se i leader nazionali di Madrid troveranno il modo di dare al Paese un esecutivo
in pienezza di funzioni: in grado, ad esempio, di presentare un bilancio preventivo per il prossimo anno fiscale.

PIER LUIGI GIACOMONI