FILIPPINE. I CATTOLICI CONTRO LE ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI
(19 Febbraio 2017)

MANILA. Migliaia di cattolici sono scesi ieri in piazza nella capitale filippina per protestare contro le
esecuzioni extra-giudiziali, volute dal Presidente della Repubblica Rodrigo Duterte.

Questi, per combattere il fenomeno dello spaccio di stupefacenti, assai diffuso, soprattutto nelle baraccopoli, ha
dato mandato alla polizia d’eliminare tutti coloro che ritiene implicati nell’illecito traffico. Lo stesso capo di
stato si è vantato d’aver ucciso, quand’era sindaco di Davao, sull’isola di Mindanao, parecchi spacciatori con le
proprie mani.

La marcia, organizzata da associazioni laicali, ha denunciato le migliaia di esecuzioni sommarie di persone
anche solo sospettate di traffico di stupefacenti.

Si calcola che dal 30 giugno 2016, quando Duterte s’è insediato alla massima carica del Paese, siano state uccise
dagli squadroni della morte circa 7.600 persone. In diversi casi per finire nelle grinfie degli assassini basta una
semplice delazione e, quindi, sicuramente parecchi sono morti senza colpa.

I cattolici, sostenuti dai vescovi, concordano sulla necessità di combattere la piaga dello spaccio e del consumo
di stupefacenti, ma chiedono che ciò avvenga nel pieno rispetto dei diritti umani.

Secondo padre Bernard Holzer, missionario assunzionista a Manila, intervistato dalla radio Vaticana si tratta della
prima tappa d’una «presa di coscienza di questa situazione e soprattutto della presa di posizione dei cattolici. Il
cardinale Tagle [Arcivescovo di Manila] ha detto chiaramente che non bisogna fermarsi a questo raduno, ma bisogna
che nelle nostre vite, nel quotidiano, si facciano gesti per dimostrare che siamo contro le uccisioni e anche
contro la droga e di vedere come poter aiutare le persone a liberarsi da questa dipendenza.»
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Duterte. Eletto Presidente della Repubblica nel maggio 2016, Rodrigo duterte, 71 anni, si è presentato
all’elettorato con l’obiettivo d’estirpare con qualunque mezzo il crimine.

Secondo i dati ufficiali diffusi a Manila il 27 maggio 2016 ha ottenuto 16.601.997 voti, pari al 40% delle
preferenze valide.

«Nessun leader, per quanto forte – ha dichiarato nel discorso d’insediamento – può avere successo nelle questioni
di rilevanza nazionale senza il supporto e la cooperazione della gente che ha il compito di guidare e di servire.
Sono consapevole che alcuni non approvano i miei metodi per combattere la criminalità. Dicono che i miei metodi non
sono ortodossi e che tendono all’illegalità. Come avvocato ed ex-procuratore conosco quali sono i limiti del potere
e dell’autorità di un Presidente. So cosa è legale e cosa non lo è. »

In ogni caso, assunta la Presidenza, non ha esitato un momento a metter in pratica le promesse fatte in campagna
elettorale: anzi, già prima dell’insediamento, la polizia non si è fatta pregare e diverse persone sono state
ammazzate senza pietà. Finora pare che l’opinione pubblica sostenga il Capo dello Stato, malgrado le prese di
posizione dell’episcopato: secondo gli ultimi sondaggi la popolarità del Presidente s’aggira intorno all’80%,
malgrado la Chiesa Cattolica sia nelle Filippine molto potente e la sua voce molto ascoltata.

Tuttavia, le frequenti uccisioni di presunti spacciatori stanno incrinando l’appoggio popolare: il numero di morti
ha già superato quello provocato dalla lunga dittatura di Ferdinand Marcos (1965-1986).

Ciò che finora ha salvato il Presidente – notano gli osservatori – è la sua incorruttibilità: mentre ogni giorno
scoppiano scandali nel mondo politico, pare che il Capo dello Stato sia immune da questo genere d’accuse.
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Le Filippine. Possedimento spagnolo fin dal XVI secolo (all’arcipelago fu dato il nome dell’allora Re di Spagna
Filippo II), nel 1898 divenne una colonia statunitense fino al 4 luglio 1946 quand’ottenne la piena indipendenza
nazionale. Il Paese restò tuttavia nell’orbita nordamericana e sul suo territorio furono allestite due grosse basi
militari, molto importanti per il controllo dell’Asia Sud-orientale, smantellate per volontà di Manila nel 1992.

Il territorio nazionale è un enorme arcipelago composto da 7.107 isole situate nel l’Oceano Pacifico a poca
distanza da Taiwan, Indonesia e Viet Nam. La sua posizione geografica e la conformazione vulcanica di molte delle
sue isole, lo espone a frequenti tifoni, come Yolanda che nel 2013 distrusse la città di Balaclan, ed eruzioni,
come quella del Pinatubo che nel 1991 uccise 8.000 persone.

La popolazione, costituita da molte etnie, sfiora i 100 milioni d’abitanti su una superficie di poco superiore ai
300.000 kmq. Ben 11 milioni di filippini vivono all’estero.

Le Filippine sono l’unica nazione asiatica in cui prevale il cristianesimo: in particolare è molto forte la
religione cattolica; il 5% però è di fede musulmana e,soprattutto sull’isola di Mindanao, è fiorita per decenni una
guerriglia islamica che ha rivendicato la nascita d’uno stato dei Moro, come venivano chiamati i musulmani ai tempi
degli Spagnoli.

Lo Stato è una repubblica presidenziale: il Presidente, eletto a turno unico per un mandato di sei anni,guida anche
il Governo. Ha diritto di proporre leggi ad un Congresso diviso in due rami: la Camera dei Rappresentanti
costituita da 292 deputati, eletti ogni tre anni, ed il Senato, composto da 24 membri, eletti ogni sei anni (ogni
tre anni si rinnova metà della camera alta).

L’economia si regge ormai moltissimo sui servizi e su alcune produzioni industriali come i semiconduttori e i
computer. Tra i prodotti d’esportazione vi sono anche vestiti, automobili e prodotti alimentari tropicali.

PIER LUIGI GIACOMONI