EUROPA ORIENTALE NEL PANICO PER I MIGRANTI
(24 ottobre 2015).

PRAGA. L’ondata di migranti che va investendo i paesi dell’Europa Orientale, quelli che una volta facevano parte del Patto di Varsavia, sta facendo emergere un grado d’intolleranza che inquieta.

Per tutta l’estate abbiamo parlato dell’Ungheria e della sua voglia di isolarsi dal mondo costruendo muri alle proprie frontiere; ora anche la Repubblica Ceca fa notizia in negativo.

Vediamo i fatti.

Ieri, 22 ottobre, l’alto commissario delle nazioni Unite per i diritti umani,
il principe giordano Zeid Ra’ad al-Hussein ha rivelato che Praga compie atti disumani e degradanti nei confronti dei migranti che entrano nel Paese.

“I profughi – ha affermato – vengono detenuti nei centri di accoglienza fino a 90 giorni: vengon denudati e perquisiti in cerca di denaro, spesso confiscato, per pagare la loro permanenza. Tali violazioni sembrano far
parte integrante della politica condotta dal governo ceco per scoraggiare i migranti ad entrare nel Paese od a rimanervi”.

“Molte di queste persone – ha aggiunto – sono profughi che hanno subito cose orrende nei loro paesi d’origine, così come durante il loro viaggio verso la Repubblica Ceca”.

Zeid ha anche espresso preoccupazione per le condizioni dei centri di detenzione, in particolare quello di Bila-Jezova, che lo stesso ministro della Giustizia di Praga, Robert Pelikán, ha definito “peggio di una prigione”. Secondo Zeid Al Hussein, in un rapporto delle stesse autorità ceche, pubblicato il 13 ottobre scorso, si sosteneva che perfino cento minorenni eran reclusi nella citata struttura.

Il governo di Praga ha respinto le accuse onusiane:
Il Primo Ministro ceco Bohuslav Sobotka ha sostenuto che le condizioni
di detenzione stanno migliorando e queste critiche sono malposte
“La Repubblica Ceca – ha aggiunto – sta rispettando già da diverso tempo le convenzioni internazionali sui rifugiati”.

In settembre era emerso che proprio in Cechia la polizia tracciava sul braccio dei migranti dei numeri identificativi, come facevano negli anni quaranta i funzionari delle SS nei campi di concentramento nazisti.

Queste notizie addolorano profondamente perché si sperava che, dopo aver patito gli orrori dell’occupazione nazista e del comunismo totalitario, le autorità di questi Paesi dimostrassero maggiore tolleranza nei confronti di chi sta sfuggendo da guerre, totalitarismi ed orrori nel tentativo di vivere una vita migliore e di costruirsi un domani di pace. Si sperava, inoltre, di non rivivere più certe scene che ricordano tanto i lager o i gulag.

PIERLUIGI GIACOMONI