ESWATINI. COLPO DI STATO ISTITUZIONALE PER SALVARE LA MONARCHIA
(8 LUGLIO 2021)

MBABANE. In eSwatini, già Swaziland, sarebbe avvenuta una sorta di colpo di Stato istituzionale ad opera delle forze Armate dopo che nelle scorse settimane il Paese era stato scosso da violente manifestazioni popolari contro il re Mswati III ed il suo dispotismo.

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I FATTI.

«Da giorni – scrive Avvenire – lo Stato dell’Africa meridionale dove regna l’ultima monarchia assoluta del Continente nero è infatti teatro di violenti scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Le organizzazioni dei diritti umani hanno registrato almeno 20 morti. «I militari e la polizia continuano a uccidere e distruggere – hanno affermato gli attivisti coinvolti negli scontri –. Ci battiamo per ottenere delle riforme democratiche nel nostro Paese». Alcune manifestazioni sporadiche sono iniziate già a maggio dopo l’uccisione da parte di alcuni agenti della polizia di Thabani Nkomonye, uno studente universitario della facoltà di giurisprudenza. Negli ultimi giorni, invece, le proteste si sono intensificate e la gente ha iniziato con maggior forza a chiedere le dimissioni del monarca Mswati III per avviare un cambiamento democratico.»

Mswati III è, dunque, la causa di questa violenta contestazione: 53 anni, il monarca occupa il trono dal 1986 e gestisce il paese come se fosse cosa sua: emana decreti, come quello che ha cambiato il nome allo Stato nel 2018, si appropria dei beni pubblici per finanziare la sua dispendiosa vita privata, respinge qualunque richiesta di riforme democratiche.

Da tempo la gente, soprattutto gli studenti della locale università ne contesta il dispotismo, ma solo in queste settimane la tensione è sfociata in violenti scontri tra giovani e polizia: le autorità per evitare un’eccessiva propagazione delle notizie hanno tagliato internet ed imposto il coprifuoco notturno dalle 18 alle 5.

Tutto inutile, perché le immagini degli scontri sono trapelate all’estero: l’Unione africana (UA) e la Repubblica Sudafricana hanno espresso preoccupazione per quanto sta avvenendo mentre gli Stati Uniti hanno rimpatriato il proprio personale diplomatico non necessario: c’è quindi il timore che possa scoppiare quanto prima una guerra civile.

Dal 5 Luglio, una calma apparente è tornata a Mbabane e nelle altre città del piccolo regno: la visita di una delegazione inviata dalla Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADEC) è servita a raffreddare gli animi. Sono stati anche rilasciati, solo dopo l’intervento di un avvocato,
due giornalisti sudafricani del sito New Frame, Magnificent Mndebele e Cebelihle Mbuyisa, che si erano recati in Swaziland per raccontare le proteste e documentare la repressione delle autorità: arrestati, erano anche stati torturati.

Secondo gli attivisti per la democrazia le vittime della repressione della polizia – a cui è stato ordinato di sparare sui manifestanti – sono almeno 40, e un migliaio i feriti. Per il governo i morti sono appena una decina. Stando ad un ricercatore di Human rights watch il potere sarebbe stato assunto dalle forze armate che in un certo senso avrebbero attuato un colpo di Stato istituzionale.

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MSWATI III.

Mswati III Makhosetive Dlamini, Re di eSwatini, è nato il 19 aprile 1968, dal 21 settembre 1982, per volontà del Gran Consiglio di Stato, è divenuto Re al posto del padre Sobhuza II, deceduto. Poiché il nuovo sovrano era in Inghilterra per proseguire i suoi studi, al momento aveva 14 anni, la gestione degli affari di Stato fu assegnata a due mogli del defunto re: la regina Dzeliwe Shongwe (1982-1983), e la regina madre Ntfombi Tfwala (1983-1986).

«Il re – scrive la BBC – anche noto col nome di Ngweyama “il leone” spesso appare in pubblico in abiti tradizionali ed ha come consuetudine molte mogli»: nel 2001, per fronteggiare il diffondersi dell’HIV, che infierisce notevolmente sulla popolazione ordinò la castità: le ragazze avrebbero dovuto astenersi dall’aver rapporti sessuali per cinque anni, dal 9 Settembre di quell’anno al 18 agosto 2005.
Il re ordinò anche agli Swazi adulti la rinuncia al sesso: due mesi dopo questo decreto egli però sposò una ragazza di 17 anni, la sua 13a moglie.

Al momento ha 15 mogli, 35 figli e 5 nipoti che ocupano diverse proprietà nel Paese, uno dei più poveri dell’Africa: poiché conduce una vita estremamente dispendiosa utilizza i fondi dello Stato per costruirsi palazzi sempre più grandi ed acquistare automobili costose.

Nel 2018, in occasione del 50o anniversario dell’indipendenza nazionale, con una decisione improvvisa cambiò nome allo Stato: da Swaziland, secondo lui troppo simile a Switzerland (Svizzera) a eSwatini.

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SWAZILAND

Il regno di eSwatini, o Swaziland occupa una superficie di 17.364 KMQ. ed è abitato da 1,3 milioni d’abitanti.

Senza sbocco al mare è circondato quasi completamente dal Sud Africa.

La sua popolazione si compone principalmente di Swazi che parlano la stessa lingua: è diffuso anche l’inglese che è lingua ufficiale.

L’economia sopravvive grazie alle esportazioni di zucchero ed alle rimesse dei numerosi emigrati che lavorano nel vicino paese.

PIER LUIGI GIACOMONI