EDITORIALE: UNA NUOVA MARCIA SU ROMA
(11 Agosto 2019)

Marcia-su-Roma-1922ROMA. Nei giorni scorsi Matteo Salvini, annunciando la fine della coalizione col Movimento 5 Stelle ha detto che ha bisogno d’un mandato politico pieno e che vuole i “pieni poteri”.

Lo scenario che sembra prefigurarsi, pare quello d’una spallata decisiva al sistema politico italiano, Un mutamento del sistema politico che diverrebbe una “democrazia illiberale” come ama dire Viktor orbán, un governo autoritario

che sfugge al controllo del Parlamento, della Magistratura e di tutte quelle  forze sociali ed economiche che costellano la realtà d’un Paese moderno.

Ha aggiunto che i pieni poteri gli servono per dieci anni, presumendo quindi di poter pilotare le elezioni in modo da ottenere alla fine del primo quinquennio una facile rielezione.

E’ vero che secondo diverse indagini demoscopiche al 63% degli Italiani piace l’idea del “governo forte”, ma forse poi molti troverebbero poco interessanti le conseguenze d’un simile potere.

Pare, dunque, anche col consenso del PD che non sembra del tutto consapevole del rischio che stiamo correndo, che ci si trovi alla vigilia d’una nuova “Marcia su Roma”.

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ITALEXIT.

Ha aggiunto, nel corso dello stesso comizio che senza i pieni poteri l’Italia non potrà riguadagnare   nemmeno una lira, lasciando quindi intendere che un eventuale suo futuro governo potrebbe portar fuori l’Italia dall’Eurozona.

Mentre la prima frase,quella dei “pieni poteri” è stata diffusamente commentata, la seconda è passata sotto silenzio, come se fosse meglio sottacerla. Invece è importante perché svela probabilmente il vero motivo che ha indotto il Ministro dell’interno a provocare la crisi del Gabinetto di cui fa tuttora parte e contro cui ha promosso una mozione di sfiducia.

Non è un mistero per nessuno che la destra italiana non ha mai amato l’euro: in primo luogo perché è una scelta fatta da un governo di centro-sinistra e poi perché sottrae a qualsiasi esecutivo una leva fondamentale per

produrre una ripresa economica drogata dalla svalutazione. Nei decenni precedenti l’introduzione dell’euro i governi avevano tre strumenti per generare consenso facile: promuovere lavori pubblici, incrementare la spesa

pubblica, facendo nuovo debito, e svalutare la moneta, al fine di rendere temporaneamente più vantaggioso esportare che importare.

Quest’è stata la politica economica seguita dai governi degli anni Settanta ed Ottanta che ha provocato la voragine del debito pubblico che condiziona il presente e verosimilmente anche il futuro dell’Italia.

Non è un caso che il primo governo di centro-destra, il Berlusconi 1 (1994) abbia lasciato svalutare la lira nei confronti del Marco tedesco al fine di compiacere quei ceti che avevano sostenuto il Polo delle Libertà nelle

elezioni politiche di quell’anno.

Il Berlusconi 2, non potendo più svalutare, c’era già l’euro, non fece nulla per impedire l’aumento dei prezzi determinato dal cambio di moneta e dall’abuso di parecchi che convertirono i prezzi, come se il rapporto con l’euro fosse pari a 1/1000, anziché 1/1936,27.

Chi ci ha rimesso sono stati i ceti più deboli che hanno pagato completamente il prezzo del passaggio da un sistema monetario all’altro.

Il Berlusconi 3, negando gli effetti della crisi economica mondiale e ignorando le raccomandazioni della banca Centrale europea che chiedeva riforme sttrutturali per ricondurre in termini ragionevoli il debito italiano,finì

per entrare in crisi ed esser sostituito da un esecutivo tecnico che in pochi mesi fece ciò che la politica non era stata in grado di fare.

Il Governo Conte, da ultimo, ha anch’esso nascosto la testa sotto la sabbia non accorgendosi che l’Italia è l’unico paese dell’Eurozona che non cresce e si trova in una crisi economica dalla quale non riesce ad uscire. di fronte a quest’impotenza della politica, Salvini con una spallata istituzionale, chiede i pieni poteri come se:

1. il Parlamento ed il Presidente della Repubblica glieli potessero concedere;
2. come se avesse i titoli per poter raddrizzare una situazione economica che in larga parte lui e il suo partito hanno contribuito a produrre.

Già, perché non va dimenticato che la Lega nelle sue diverse versioni è stata al governo del paese per nove degli

ultimi diciotto anni e quindi ha una grossa responsabilità nel disastro economico di questo Paese.

Affidereste ad un qualcuno che ha già fallito in diverse occasioni il futuro vostro e dei vostri figli, soprattutto se questi pensasse di sostituire una moneta forte che non produce inflazione, una che inevitabilmente ne

produrrebbe, svalutando pensioni e salari?

Permettereste ad un governo d’aumentare l’IVA al 25,2% ed al 13% dando poi il via libera ad una Flat Tax che favorirebbe i ricchi ed i superricchi senza apportare alcun vantaggio al ceto medio?

Permettereste ad un governo di fare ancora più debito, attualmente siamo già al 135% sul PIL pregiudicando il futuro del Paese per i prossimi decenni?

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L’ORA DELLE PERSONE ASSENNATE.

In questi giorni, complice il gran caldo che offusca le menti, diversi dirigenti del PD hanno detto che l’unica via d’uscita alla crisi politica aperta dalla smargiassata di Salvini, è l’anticipo delle elezioni, previste per la

primavera del 2023, benedicendo implicitamente il passo irresponsabile compiuto dal Ministro dell’Interno che, tra l’altro, sembra poco interessarsi dell’ordine pubblico e che, in caso di voto, avrebbe grosse responsabilità nella

gestione delle elezioni.

Pare sfuggano a questi presunti dirigenti:

I. che le elezioni si fanno quando il Capo dello Stato le indìce e quando risulti impossibile formare un nuovo governo;
II. che la data del voto è decisa dal Presidente della Repubblica sentiti i Presidenti delle due camere (art. 88);
III. che la legislatura in cui ci troviamo ha meno d’un anno e mezzo di vita e che invece d’untrimestre di campagna elettorale e di vacanza governativa,con un esecutivo incaricato di dirigere gli affari correnti, nel momento in cui dovrebbe esser presentato il bilancio preventivo per l’anno entrante, sarebbe opportuno disporre d’un governo nella pienezza delle sue funzioni, in grado di negoziare con la Commissione europea le condizioni per un riavvio dell’economia nazionale, oggi decisamente ferma.

Altro che elezioni: l’italia ha bisogno d’un esecutivo formato da persone serie e responsabili che ci guidino fuori dal disastro in cui ci sta cacciando Salvini e l’ultradestra italiana che sogna una nuova marcia su Roma: di questo dovrebbero essere consapevoli gli attuali dirigenti del PD.

Si parla spesso, anche a sproposito dei moderati: ecco, è venuto il momento che chi pensa d’esser moderato, serio, responsabile, con la testa sul collo,  consapevole della realtà che ci circonda prenda la situazione in mano ed allontani i troppi irresponsabili che ci hanno portato a sbattere.

PIER LUIGI GIACOMONI