EDITORIALE. MEGLIO SOLI CHE MAL ACCOMPAGNATI
(31 Luglio 2022)

ROMA. “Meglio soli che mal accompagnati” è quanto dice un famoso proverbio popolare. In buona sostanza l’adagio ci invita a sceglier con cautela gl’individui con cui associarci.

Il messaggio dovrebbe rivolgersi in questi giorni ai numerosi partiti e partitini che stanno creando dei cartelli di forze in vista delle elezioni generali di fine settembre.

Il sistema elettorale, si dice, favorisce le coalizioni, perciò i vari leader e liderini si affannano a negoziare accordi per garantirsi qualche eletto nel futuro parlamento.

I posti a disposizione sono pochi,. data la riduzione del numero dei parlamentari, e quelli “sicuri” sono ancora meno.

per i grandi partiti aver degli alleati è essenziale per poter rafforzare la loro forza contrattuale in vista delle trattative per la formazione del nuovo governo, per i piccoli è essenziale assicurarsi una certa rappresentanza per garantirsi un domani visibilità.

Il risultato di tutto questo lavorìo è la creazione di cartelli elettorali che, lo si sa fin da subito, resisteranno fino alle elezioni perché si tratta di “matrimoni d’interesse” destinati ad andar in frantumi alla prima occasione.

Tutto ciò alla fine determina la cronica instabilità politica italiana perché dopo partiti e partitini sentono d’avere comunque le mani libere.

Ed allora non sarebbe meglio che ogni partito si presentasse al voto con proprie liste autonome? In questo modo l’elettore sceglierebbe secondo le proprie idee. Poi, fatte le elezioni i partiti superstiti potranno intavolare trattative per la formazione del nuovo governo.

E se una lista non ce la fa ad eleggere nemmeno un deputato? Pazienza, forse ci saremo risparmiati un futuro transfuga che nel corso della legislatura passerebbe con disinvoltura da un gruppo all’altro per vedere se qualcuno gli offre qualcosa.

Nei paesi dove si vota col sistema uninominale, vedi Gran Bretagna o Stati Uniti, ogni partito presenta un proprio candidato in ciascuna circoscrizione e cerca di battere l’avversario.

In Germania, dove vige invece un sistema misto, nei 299 collegi uninominali per il bundestag ogni partito propone propri candidati.

Sarebbe ora che anche in Italia si abbandonasse la logica delle coalizioni a tutti i costi in favore d’una maggiore chiarezza di fronte all’elettorato.

PIER LUIGI GIACOMONI