EDITORIALE: LA LEOPOLDA DEL PASSANTE.
(9 Settembre 2016)

BOLOGNA. E’ iniziato mercoledì 7 e proseguito iersera la “Leopolda” dedicata all’analisi ed alla formulazione delle proposte migliorative sul Passante di Bologna.

Si è trattato di due serate vivaci, ma positive. Vivaci, perché le persone presenti hanno posto quesiti ed hanno chiesto chiarimenti sul progetto “Passante di Bologna”, positive, perché sono state isolate le frange più estreme del “no”, quelle, per intenderci, che avrebbero voluto far fallire il confronto.

Prima di tutto, è stato sgombrato il terreno da un’argomentazione che definirei nostalgica: era meglio il Passante Nord, rispetto a questo progetto.

Per mesi, in diversi incontri, questa considerazione consolatoria e fondata unicamente sulla mentalità nimby (not in my backyard) era stata continuamente affacciata, come se si fosse ancora allo stadio della discussione pre-preliminare, cioè il momento in cui si deve ancora scegliere cosa fare, che strada intraprendere.

In realtà, la scelta è già stata fatta e di essa si è reso garante il Sindaco Merola che, durante l’ultima campagna elettorale amministrativa, ha dichiarato pubblicamente che la realizzazione del Passante di Bologna era parte integrante del programma della sua nuova giunta, ove fosse stato eletto.

La candidata dell’opposizione, invece, aveva promesso che, se avesse vinto, non se ne sarebbe fatto nulla.

Le ipotesi in campo, quindi, non sono tre: Passante Nord, Passante Sud o Passante di Bologna, detto dai giornali “passante di mezzo”; la scelta è fra due ipotesi: Passante di mezzo o lo status quo.

In secondo luogo, la maggioranza dei presenti ai due incontri, cui ho assistito di persona, hanno avuto voglia di entrare nei dettagli del progetto, sapendo bene che è nei particolari che il diavolo mette la coda.

Decisivo al buon funzionamento delle due serate sono stati, a mio avviso, due fattori:
1. l’atteggiamento dialogante dell’assessore Priolo che è riuscita a coinvolgere i comitati del “no”;
2. la disponibilità al confronto dell’ing. Tommasi della Società Autostrade che ha sostenuto bene il question time.

Certo, è proprio sui dettagli che l’opera che si vuole realizzare presenta più di una criticità: rischio di aumento del rumore, dell’inquinamento dell’aria, di interventi pesanti sull’assetto urbano, soprattutto nelle zone attraversate dalla tangenziale allargata, metodi di mitigazione e così via, ma è già molto importante che il dialogo sia avviato e che abbia serie prospettive di evoluzione.

I massimalisti, i fautori della decrescita felice, dell’azzeramento totale dell’opera, come se il presente fosse per tutti così soddisfacente, ad un certo punto, hanno preferito abbandonare il confronto perché la loro strategia è stata sconfitta.

Questa è una vittoria per tutti i veri riformisti che sanno accettare le sfide poste dagli eventi e vi vogliono far fronte.

Sottolineava nei giorni scorsi, nel corso di un dibattito, cui ero presente il Ministro per il Lavoro Giuliano Poletti, che la sinistra non deve “resistere, resistere, resistere”, ma deve saper cogliere le cose che cambiano, tutelare i più deboli, sapendo che la società cambia velocemente e non è col collo voltato all’indietro che si difendono le conquiste, ma che occorre fare dei passi avanti, conquistando giorno per giorno spazi nuovi, più aderenti ai tempi che ci è toccato vivere.

Questa è la sinistra che mi piace ed è in questa sinistra, dotata di cultura di governo, in cui voglio stare e dare il mio contributo: l’altra, quella sempre all’opposizione, quella del benaltrismo, quella nostalgica dei bei tempi andati, non m’interessa, perché credo che sia uscita sempre perdente da quasi tutte le battaglie che contano.

PIER LUIGI GIACOMONI