EDITORIALE: LA CONTINUITA’
(30 Gennaio 2018)

ROMA. Nella maggior parte dei Paesi europei il momento elettorale è un passaggio relativamente tranquillo tra un governo e l’altro: raramente chi vince abolisce le leggi che erano state approvate nella legislatura precedente. Molto più spesso chi assume la guida degli esecutivi prosegue nel lavoro già intrapreso e magari porta a termine quanto già messo in cantiere.

Ciò vale soprattutto per importanti leggi di sistema, come può essere una riforma del regime pensionistico o un piano di rammodernamento del sistema scolastico, o la costruzione di grandi infrastrutture che richiedono molti anni di lavoro.

E’ la regola della continuità che permette ai grandi Paesi di programmare anche ben oltre il termine naturale delle legislature.

Facciamo qualche esempio:
1. Nel 2002 il governo di Gerhard Schröder varò l’agenda 2010 che prevedeva grossi investimenti per l’aggiornamento della formazione professionale e l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Fu in quella fase che si introdusse l’esperienza del tirocinio degli alunni delle medie superiori nelle aziende per avvicinarli appunto al mondo del lavoro e dell’impresa.

quando il mandato del governo Schröder terminò, nel 2005, la successiva amministrazione, guidata dalla Cancelliera Merkel, non abbandonò l’agenda 2010: anzi la condusse in porto.

2. Sempre in germania nel 2016 il Ministro Federale per le Infrastrutture presentò un piano di ristrutturazione dei trasporti nella Repubblica Federale che prevedeva investimenti per oltre 260 miliardi di euro nel periodo 2016-2030.

Tale maxi intervento, che tra l’altro dovrebbe rammodernare molte linee ferroviarie nel Paese, non sarà sicuramente abbandonato dal nuovo governo di Berlino in via di formazione.

In Italia, invece, soprattutto da quando si è passati dalla cosiddetta “prima” alla “seconda Repubblica”, almeno durante le campagne elettorali si annuncia che in caso di vittoria si abolirà questo o quello. Qualche volta dalle parole si è passati ai fatti azzerando quasi il lavoro compiuto dalle amministrazioni precedenti.

Ad esempio, ogni volta che cambia il ministro per la pubblica istruzione, chi lo sostituisce annuncia che “varerà una riforma epocale” che “modificherà profondamente l’esistente”; in molti casi sono stati interrotti lavori per la realizzazione d’importanti opere infrastrutturali e via discorrendo.

Più che abolire, eliminare, sopprimere i nostri leader politici, soprattutto quelli che ritengono d’aver serie prospettive di governo, dovrebbero invece puntare sulla continuità per non gettar il Paese nell’incertezza del domani.

Questo significa aver “cultura di governo”: cioè aver capacità di comprendere che al di là di chi governa nel momento contingente, ciò che vale di più è la continuità nella realizzazione di progetti di lunga durata che non possono dipendere dallo stillicidio degli accadimenti elettorali.

PIER LUIGI GIACOMONI