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DOPPIO SCISMA NELLA CHIESA ORTODOSSA

Dicembre 18, 2018 • Pierluigi Giacomoni

The Christ Pantocrator of the Deesis mosaic (13th-century) in Hagia Sophia (Istanbul, Turkey)

18 dicembre 2018

MOSCA. La chiesa ortodossa sta vivendo un doppio scisma: a settembre lachiesa russa aveva rotto i rapporti col Patriarca Ecumenico di Costantinopoli,ora la chiesa ucraina si sottrae dalla sudditanza con Mosca ed elegge unproprio leader religioso, dando il via alla disputa per il possesso delleproprietà ecclesiastiche a Kiev e dintorni.

Già, perché i Russi han minacciato di scomunica chiunque frequenti le chiesescismatiche, cioè d’obbedienza ucraina ed intimato ai sacerdoti di rimanere fedeli al Patriarcato di Mosca.

E’ uno scisma, questo, che per importanza è ritenuto secondo solo a quello che oltre mille anni fa decretò la separazione tra ortodossia e cattolicesimo.
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Lo scisma da Costantinopoli. Già da tempo le relazioni tra Mosca e Costantinopoli erano tese: ad esempio i russi avevano deciso, insieme ad altre chiese autocefale, di non partecipare al Concilio Ecumenico convocato dal Patriarca Bartolomeo I sull’Isola di Creta dal 16 al 26 giugno 2016.

Quando poi il Patriarcato ha riconosciuto il diritto degli ucraini di erigere una propria chiesa nazionale, separandola da Mosca, i russi han deciso di rompere i rapporti col capo supremo dell’ortodossia. La mossa ha destato clamore, perché nel mondo ortodosso la chiesa russa occupa un posto di rilievo, essendo la più importante e finora numerosa. Inoltre, Ucraina e Russia erano unite religiosamente dal 1686 e per il Patriarca Kirill, tra l’altro ottimo interlocutore di Papa Francesco, che ha ottime relazioni anche con Bartolomeo, questa rottura costituisce una minaccia d’ulteriori fratture.
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Lo scisma ucraino. Il secondo scisma si è consumato in questi giorni a Kiev: riuniti in uno storico sinodo nella cattedrale di Santa Sofia nella capitale ucraina, gli undici vescovi hanno dato vita a una nuova chiesa ortodossa indipendente dalla Russia. L’annuncio è stato dato dal Presidente della Repubblica Petro Poroshenko che ha precisato che per guidarla è stato scelto il metropolita Epifanio, 39 anni. «Questo giorno resterà nella storia come quello della creazione della chiesa ortodossa locale autocefala d’Ucraina, in cui finalmente riceviamo la nostra indipendenza  dalla Russia», ha affermato il capo di Stato.  In precedenza, intervenendo di fronte al sinodo, Poroshenko ha sostenuto che la sicurezza nazionale dipende dall’«indipendenza spirituale» da Mosca. «Stiamo tagliando i lacci che ci legano all’impero », ha aggiunto Poroshenko.

Una Chiesa ortodossa ucraina indipendente e riconosciuta dal Patriarcato di Costantinopoli  comporterà  per Mosca l’uscita dalla sua orbita di una buona  fetta di fedeli, che finora le hanno assicurato il primato nel mondo dell’ortodossia.
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La disputa ucraino-russa. Il conflitto religioso in atto s’inserisce nel più ampio confronto tra Russia ed Ucraina. Mosca ha sempre considerato Kiev una parte rilevante del suo vasto impero e l’unione delle due chiese ne era un fulcro essenziale. Quando con l’ultima insurrezione a Kiev è salita al potere un’élite dichiaratamente antirussa, il Kremlino ha reagito armando la mano dei ribelli del Donbass, di Donetsk e Lugansk che hanno proclamato nelle regioni dove operano delle repubbliche popolari indipendenti da Kiev. L’Ucraina per sostenere il proprio sforzo bellico, ha chiesto ed ottenuto aiuto alla NATO. I lsostegno dato dagli occidentali a Poroshenko è stato visto come una provocazione da Mosca che considera qualunque intromissione occidentale nell’area geopolitica ex sovietica un attentato al proprio cortile di casa.

Così, di provocazione in provocazione si arriva all’oggi con un conflitto che polverizza ulteriormente il mondo ortodosso, da sempre molto legato al potere, rischiando di vanificare anche gli sforzi del Pontefice romano per gettare le basi per una ricomposizione dello scisma del 1054 che separò le chiese orientali da quelle occidentali.
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Cristianesimo e imperialismo panrusso. Il Presidente della Federazione russa  Vladimir Putin si considera  un imperatore, legittimo successore degli Zar e dei leader comunisti. Il suo impero è non solo tutta la Russia, da San Pietroburgo a Vladivostok, ma anche tutta la congerie degli Stati nati dalla dissoluzione dell’URSS. Per questo per lui, come per i suoi predecessori qualunque attacco all’unità della chiesa ortodossa è una minaccia al suo programma di restaurazione della potenza russa. La Chiesa ortodossa è componente fondamentale dell’architettura imperiale della Russia e, allo stesso tempo, testimonianza del mito di Mosca come la “Terza Roma”.


La tradizione ortodossa è, oggi, un fortissimo elemento d’unificazione per l’identità russa. Insieme alla lingua e alle radici storiche comuni, la Chiesa di tutte le Russie, di cui Kirill è il Patriarca costituisce l’architrave su cui poggia il “mondo russo”.

Concetto che trascende la dimensione dello Stato nazionale così come si è venuto configurando dalla pace di Westfalia (1648) e che si rivolge a dimensioni sovranazionali. In quest’ottica, la politica muscolare della Russia in Georgia (2008) ed in Ucraina (2014) trova un senso: l’impero non si ferma ai confini tracciati da altri.
Per questo, lo scisma religioso tra Kiev e Mosca è insopportabile per il Cremlino: esso reciderebbe un legame ben più importante di quello dell’integrità territoriale. Questa, per i Russi, non è unità di misura affidabile per stabilire la natura imperiale di un sistema politico. La fine della dinastia degli zar e la dissoluzione dell’Unione Sovietica non rendono meno impero la Russia. Lo strappo interno alla Chiesa ortodossa, invece, rompe e sconquassa il “mondo russo”, privandolo di uno dei pilastri sui quali poggia la millenaria storia dei russi.

Lingua, chiesa e radici storiche comuni non possono, ad avviso del leader del Kremlino, esser rotti così in pochi attimi: Kiev è parte integrante della storia russa, nella capitale ucraina nacque nel medio Evo il primo nucleo di Stato dei Russ ed il principe Vladimir fu il primo che, convertendosi al Cristianesimo inserì la comunità degli slavi orientali nel più grande alveo della civiltà cristiana. Anche se poi lo stato kievano venne spazzato via dai Mongoli nel XIII secolo, quello rimane il punto di partenza della moderna storia dell’area panrussa.

Dal canto suo, il presidente ucraino Poroshenko vede nella concessione rilasciata da Costantinopoli, cioè il conferimento d’uno statuto di piena autonomia per la Chiesa ortodossa nazionale, un importante sostegno per la costruzione nazionale del proprio Paese. L’autocefalìa del patriarcato di Kievfa parte, insieme alle modifiche costituzionali a cui si sta sottoponendo l’Ucraina dal 2014 ad oggi, di un vero e proprio cambio posturale dell’ex Repubblica socialista. Cambio necessario per Kiev per potersi approcciare con maggior efficacia alla comunità euratlantica.
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L’ortodossia. Com’è noto, il mondo cristiano si suddivide in tre grandi filoni: il cattolicesimo, il protestantesimo e l’ortodossia.

Questa è presente nell’Europa sudorientale (Serbia, Bulgaria, Romania, Grecia )e nell’area panrussa. Si considerano fedeli all’ortodossia anche la maggior parte dei copti.

Gli ortodossi riconoscono come loro capo supremo il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, ma questi è un primus inter pares rispetto ai capi delle chiese nazionali che vengono definite, per l’appunto autocefale, cioè autonome rispetto al centro.

Il mondo dell’ortodossia si separò da Roma nel 1054 e da allora questo scism anon si è più ricomposto: nel 2016 il Patriarca russo Kirill e papa Francesco hanno firmato un documento che getta le basi per una ricomposizione di quest’antico strappo, ma ora le nuove vicende in atto in ucraina rischiano di allontanare di nuovo nel tempo la riunione dei Cristiani d’oriente e d’occidente.

PIER LUIGI GIACOMONI

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