DOPO IL MECLEMBURGO
(6 Settembre 2016)

SCHWERIN. La regione tedesca del Meclemburgo-Pomerania Occidentale domenica 4 settembre ha eletto il suo nuovo parlamento regionale.

Come avevano predetto i sondaggi della vigilia, gli spostamenti elettorali rispetto a 5 anni fa sono stati rilevanti e fanno suonare nuovi campanelli d’allarme per la Germania e per l’europa.

I risultati. Il Partito Socialdemocratico (SPD) esce vincitore dalla consultazione, tuttavia passa dal 35,6% dei voti del 4 settembre 2011 al 30,6%; la CDU, partner regionale di governo scende dal 23 al 19%; mancano l’obiettivo del 5% dei voti, necessario per esser rappresentati in assemblea, sia i Verdi (4,8%), sia i liberali (3%), sia infine l’NPD (3%). Cinque anni fa, Verdi ed NPD ottennero rispettivamente l’8,7 ed il 6%.

Esce fortemente ridimensionata anche La sinistra che nei Länder est-tedeschi ha sempre ottenuto ottimi risultati: nel 2011 gli eredi della SED presero il 18,4%, domenica scorsa sono scesi al 13,2%.

Chi ha vinto, allora? L’AFD (Alternative für Deutschland) ha rastrellato uno squillante 20,8% ed ora è il secondo partito regionale.

Per la formazione del nuovo governo di Schwerin vi sono almeno due alternative possibili: o una riedizione della “grosse Koalition” SPD-CDU che può contare su una maggioranza di 42 seggi su 71 oppure una “kleine Koalition” SPD-Linke, appoggiata da 40 deputati.

Va aggiunto che rispetto alle elezioni di cinque anni fa, la partecipazione si è notevolmente accresciuta: il 4 settembre 2011 votò il 51% dell’elettorato, domenica scorsa il 61%.

Le motivazioni del voto. Prima di tutto, occorre relativizzare l’importanza del voto di domenica.

il Land Mecklenburg-Vorpommern è uno dei più piccoli della Germania: la sua superficie è di appena 23.180 kmq e il totale degli abitanti è di 1,5 milioni di persone, pari al 2% dell’intera popolazione tedesca.

Si tratta, quindi, di una piccola porzione della grande Germania. Inoltre è sempre stato, fin dalla sua rifondazione, dopo la riunificazione tedesca del 1990, uno dei territori in cui più forti sono state le tensioni interetniche tra autoctoni e migranti, provenienti dal vicino est Europa o da più lontano. Cosicché SPD e CDU hanno sempre dovuto fare i conti con una forte presenza di partiti d’estrema destra ed estrema sinistra.

Il fattore che ha determinato questo risultato è la marea montante della protesta, enfatizzata da AFD, ma anche da frange della stessa CDU, determinatasi in una parte dell’opinione pubblica dal flusso nel Paese di oltre 2 milioni di profughi.

La politica della cancelliera Merkel è stata ondivaga:
All’inizio si è opposta all’ingresso dei rifugiati, poi, anche sull’onda dell’emozione provocata da certe immagini apparse sulla stampa, ha aperto le porte a tutti.

E’ stata ben contenta che i Paesi sulla rotta balcanica chiudessero via via i varchi, poi, ha nuovamente riportato in auge il principio dell’accoglienza, salvo poi rimangiarselo in parte, varando norme per facilitare le espulsioni e regolamentare l’integrazione.

Questa condotta ambivalente ha ovviamente favorito AFD che fa leva anche sulle frustrazioni di un ceto medio che, soprattutto in area est tedesca, sentiva arrivato il momento del benessere ed ora teme contraccolpi per effetto dell’arrivo dei rifugiati.

Tra un anno in Germania si voterà per l’elezione del Bundestag, prima ci saranno degli altri appuntamenti parziali (già il 18 settembre si voterà nella città-Stato di Berlino), altri campanelli d’allarme suoneranno: ormai è chiaro che tutta l’europa condivide grosso modo gli stessi problemi e le incertezze con cui la politica vi fa fronte, favorisce movimenti come AFD che fanno leva sul malcontento e spingono per la disarticolazione dell’Unione Europea, accusata d’esser la fonte di tutti i mali.

PIER LUIGI GIACOMONI