DOGGERLAND. CIVILTA’ TRAVOLTA DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI
(21 Giugno 2022)

MARE DEL NORD. Il Doggerland una volta era una terra abitata da uomini, animali e piante, vi scorrevano fiumi e c’erano foreste. Ad un certo punto però il clima della Terra cambiò e Doggerland fu sommersa.

Quel territorio occupava l’attuale Mar del Nord e collegava la Scandinavia con le isole britanniche. Vi abitavano Homo sapiens e Neanderthall che vi avevano sviluppato una civiltà organizzata dedita perloppiù alla caccia ed alla raccolta. Correva l’anno 15.000 avanti Cristo, stava per finire la grande glaciazione che era durata quasi 60 mila anni. I doggerlandesi non lo sapevano, ma presto i ghiacci avrebbero cominciato a sciogliersi e il livello dei mari a salire. La loro terra non era troppo elevata sul livello dell’acqua per cui il rischio d’esser sommersi era alto.

Per alcune migliaia di anni la vita su Doggerland proseguì tranquillamente: la gente cacciava gli animali presenti sul territorio e se ne nutriva o si rivestiva il corpo con le loro pelli. Gli archeologi hanno trovato nel fondale marino diversi strumenti usati per la caccia oltre che pali di legno utilizzati per costruire abitazioni.

La temperatura globale della Terra andava aumentando: ad un tratto due cataclismi decretarono la fine di Doggerland: in America settentrionale un enorme ghiacciaio che copriva gran parte degli odierni canada e Stati Uniti andò in brandelli e finì per sciogliersi (8000 avanti Cristo circa); in Norvegia una gigantesca frana precipitò in mare provocando un’ondata di spaventose dimensioni (6000 avanti Cristo circa).

Il primo disastro fece aumentare il livello del mare: Doggerland fu inondata. Gli abitanti, coloro che potevano, emigrarono nelle terre vicine cercando ospitalità in luoghi più elevati; il secondo sommerse definitivamente l’isola che fu inghhiottita dalle onde.

La storia di Doggerland è stata ricostruita negli ultimi cento anni da una serie di archeologi che si sono accorti che sotto il fondale del Mare del Nord c’erano diversi reperti risalenti al neolitico oltre che scheletri umani e animali. All’inizio delle ricerche, intorno agli anni 30 del Novecento la comunità scientifica non prese sul serio le prime rivelazioni, oggi tutti sono convinti che gli studi portati avanti ad esempio da Graham Clark ed altri siano sufficienti a dimostrare che nella preistoria sia esistito un popolo che viveva su un’isola nel Mare del Nord che scomparve in seguito ad eventi climatici spaventosi.

Di quella storia parla il libro Doggerland di Elisabeth Filhol (Neri Pozza, 2020) che in forma romanzata racconta la storia di quest’isola sparita nel nulla.

Può allora il clima sconvolgere i disegni degli uomini e decretare la fine di civiltà più o meno importanti? Qualche storico sostiene che l’impero romano d’occidente sia stato travolto oltre che dai Barbari e dal crollo demografico del II-III dopo Cristo anche da una specie di microglaciazione che spinse i popoli del freddo Nord a cercare cibo e terreni da coltivare al Sud.

Qualcosa di simile accadde nel XIV secolo: anche qui una microglaciazione provocò enormi carestie che fecero aumentare le tensioni in Europa preparando il terreno per le pestilenze che tra Trecento e Settecento colpirono ripetutamente il vecchio continente.

Carestie e pandemie finirono per far esplodere interminabili conflitti che interessarono il nostro continente per secoli.

PIER LUIGI GIACOMONI