DEUTSCHE BANK LA BANCA PIU’ INDEBITATA DEL MONDO
(2 maggio 2016).

BERLINO. Vi sono segnali che fanno capire che in  Germania hanno i nervi a fior di pelle.

In questi ultimi giorni, ad esempio, Jens Weidmann, Presidente della BundesBank, ha
bacchettato l’Italia, per aver violato, a suo dire, il Patto di Stabilità Ue ed ha proposto di limitare la quota di titoli di Stato nei portafogli bancari.

Quasi contemporaneamente, il Ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble ha accusato la Grecia di non rispettare i patti sottoscritti l’anno scorso, in base ai quali ha ricevuto 86 miliardi di euro in prestito, necessari per pagare la montagna d’interessi che Atene versa al sistema bancario internazionale.

dietro queste dichiarazioni, che naturalmente hanno già provocato delle reazioni a Roma e ad Atene,
si cela l’ansia per la crisi finanziaria e il ruolo della Deutsche Bank, il marchio tedesco che dovrebbe essere sinonimo di affidabilità.

DB sarebbe coinvolta in circa 6.000 casi legali, tra i quali alcuni davvero dirompenti: ad esempio sarebbe coinvolta nella manipolazione del tasso Libor (London Interbank Offered Rate) e dei prezzi dei metalli preziosi.
(Il Libor è il tasso di riferimento per centinaia di trilioni di euro in transazioni finanziarie a livello mondiale, dai derivati alle più semplici operazioni bancarie).

Il Serious Fraud Office (SFO) di Londra ha recentemente spiccato mandati di cattura nei confronti di 5 cittadini europei, di cui quattro funzionari di DB, accusati di cospirazione e frode nella manipolazione dell’Euribor (la versione dell’euro interbank offered rate).

L’Alta Corte di Londra, da parte sua,  ha preso posizione contro DB, ed altre banche europee, per aver cercato di evadere le imposte che gravano sui bonus erogati agli alti manager, sottoforma di azioni di imprese offshore, create per questo.

L’anno scorso, la maggiore banca tedesca ha pagato ben 2,5 miliardi di dollari di multa per chiudere il caso dei tassi manipolati; ha inoltre versato 258 milioni di multa alle autorità americane per aver violato le sanzioni Usa nei confronti di Paesi come la Siria e l’Iran.

In virtù di quanto accaduto nel recente passato Deutsche bank spera di poter chiudere le cause in atto pagando un’ammenda, ma la situazione per l’importante istituto di credito è molto pesante.

Dall’inizio dell’anno le azioni DB hanno perso il 25% delle loro quotazioni, ma in certi momenti i ribassi sono stati anche del 40%: per far fronte al crollo del valore delle proprie azioni, DB, per dimostrar solidità, annunciò settimane fa che era pronta ad acquistare 5 miliardi di proprie obbligazioni, divenendo così creditrice di se stessa.

La questione più grave per Deutsche Bank è il proprio indebitamento: in pratica
avrebbe “in pancia” in derivati finanziari otc pari ad un valore nozionale di circa 55 trilioni di euro.
Si tratta di circa 20 volte il pil tedesco e di quasi 6 volte quello dell’intera eurozona. In questo settore è di fatto la banca più esposta al mondo.

Il suo debito in circolazione, inoltre,  si avvicinerebbe ormai ai 150 miliardi di euro.

Qualcuno teme un possibile ripetersi del caso Lehman Brothers, il cui collasso nel 2008 diede il via alla più devastante crisi finanziaria globale tuttora irrisolta.

Già in passato, il governo federale di Berlino intervenne per salvare le sue banche, ora però il rischio sembra più grosso ed è probabilmente per questo che Weidmann e Schäuble alzano la voce.

Per Angela Merkel, questo, insieme al flusso di migranti ed al crescere di forze eurofobe, è il più grosso grattacapo, alla vigilia delle elezioni federali del 2017 e, prima ancora, alla battaglia in seno alla CDU-CSU per la scelta del candidato Cancelliere.

Anche perché, il trapelare di queste angoscianti notizie, gravide di pericolose conseguenze per la Germania e l’intera economia europea, mettono in discussione il ruolo di leadership che Berlino ha esercitato in questi anni e la sua immagine di “correttore” inflessibile degli altri Paesi europei, soprattutto dei Paesi PIGS, ormai poco disposti ad accettare le ricette di austerità caldeggiate da Weidmann e Schäuble.

Può l’Europa ignorare a lungo la crisi di Deutsche Bank? Può esser tenuta ancora sotto traccia ed occultata da altri avvenimenti? Può esser venuto il momento di voltar pagina nella storia economica dell’UE ed avviare dopo otto anni di crisi, la ripresa che tutti attendiamo con ansia?

PIERLUIGI GIACOMONI