CUBA – STATI UNITI LA GUERRA FREDDA E’ FINITA
(15 agosto 2015).

L’AVANA. La lunga “guerra fredda” tra stati Uniti e Cuba si è conclusa con una sostanziale vittoria per gli americani che si preparano, appena le condizioni lo permetteranno, a compiere ingenti investimenti sull’isola caraibica.

Finora, a causa delle inutili sanzioni decretate da washington all’indomani dell’avvento al potere dei Castro, i tour operator statunitensi erano gli unici a non poter investir denaro a Cuba: ciò a fornito il destro ad altri, spagnoli e Canadesi in primis, per realizzare resort in territorio cubano.

Ora, con la riapertura dei canali diplomatici tra l’avana e Washington è immaginabile che il quadro generale cambierà.

Questo è solo uno degli aspetti della vicenda cubano-americana, l’altro è quello legato all’utilità o meno delle sanzioni.

E’ ormai ampiamente dimostrato che le sanzioni che periodicamente vengono decretate, servono solo a congelare le situazioni.

Si vogliono degli esempi?

– Le sanzioni decretate dall’Unione europea verso la Russia dopo l’annessione unilaterale della Crimea hanno rafforzato la leadership di Putin e si sono ritorte contro tutti quei Paesi, Italia in primo luogo, che esportavano verso la Federazione russa;
– Le sanzioni ordinate a suo tempo contro saddam Hussein, da un lato hanno affamato la popolazione, dall’altro hanno prolungato la vita della cricca al potere a Bagdad;
– Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Cuba dei Castro hanno permesso al gruppo dirigente al potere all’Avana di alimentare la retorica della piccola nazione perseguitata, ma non domata, dal gigante Yankee.

Senza contare che le sanzioni, le barriere doganali, il protezionismo favoriscono il contrabbando, il mercato nero, i traffici illeciti: in una parola, le mafie d’ogni ordine e grado.

A Washington interessava da un lato limitare lo strapotere della mafia cubano-americana di Miami ed aprire le porte a nuovi investimenti sull’isola caraibica, all’Avana importava ridare fiato ad un’economia agonizzante.

I convergenti interessi delle due parti hanno, in conclusione, favorito la fine anche di questa “guerra fredda”.

Chissà se fra i Repubblicani che ad alta voce si dichiarano ancora favorevoli al permanere delle sanzioni contro Cuba, si farà strada l’idea che il modo migliore per favorire un cambio di regime all’Avana è meglio la politica della porta aperta che quella della porta sbattuta in faccia?

Se all’ideologia si sostituirà il pragmatismo il Congresso di Washington, a maggioranza repubblicana fino alla fine del 2016, abrogherà le leggi che fin qui han mantenuto al potere i Castro, han giustificato la sussistenza della mafia cubana di Miami ed han congelato la situazione al 1961 nell’emisfero americano.

PIERLUIGI GIACOMONI