COSTA D’AVORIO. NUOVA COSTITUZIONE E NUOVO PARLAMENTO.
(26 Dicembre 2016)

ABIDJAN. Il 2016 è stato l’anno di una nuova costituzione e di un nuovo parlamento per la Costa d’Avorio.

A fine ottobre, infatti, i cittadini ivoriani sono stati chiamati ad accettare la nuova legge fondamentale elaborata durante l’estate, poi il 18 dicembre hanno votato nuovamente per eleggere la nuova Assemblea Nazionale.
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La nuova Costituzione. Le principali novità contenute nella nuova legge fondamentale adottata il 13 Ottobre scorso dall’Assemblea Nazionale sono:

1. La creazione della carica di Vice Presidente della repubblica.

Nel caso in cui il Presidente della Repubblica non possa esercitare le sue funzioni o in caso di vacanza di potere, la massima magistratura dello Stato viene assunta dal vice Presidente.

Questi, nominato preventivamente dal Capo dello Stato, ha l’incarico di portare a termine il mandato, come stabilito nelle costituzioni di Nigeria e Ghana.

2. Nuove condizioni d’eleggibilità alla carica presidenziale.

Non è più previsto un limite d’età per essere eletto Presidente della repubblica: il candidato alla più alta carica dello Stato dovrà essere «Esclusivamente di nazionalità ivoriana, nato da padre o da madre d’origine ivoriana» (art. 55).

La legge esclude dalla corsa presidenziale gli eventuali candidati con doppia nazionalità, ma consente loro, se desiderano ugualmente presentarsi, di rinunciare a quella non ivoriana, come stabilito nella Costituzione senegalese.

Vengono quindi attenuati alcuni effetti della politica di ivorianità che tanti guai ha procurato a questo stato dell’Africa Occidentale.

3. Creazione d’un Senato.

I senatori saranno eletti per due terzi, in secondo grado, per cinque anni ed un terzo di loro sarà nominato dal Presidente della Repubblica.

L’opposizione ha criticato l’istituzione del senato, perché crea un’istituzione onerosa e fatta apposta per assicurare un incarico ad amici del Capo dello Stato.

4. Modalità di revisione della Costituzione.

Non saranno obbligatoriamente sottoposti a referendum popolare gli emendamenti che abbiano come oggetto:

• l’elezione del Presidente della Repubblica;
• l’esercizio del mandato presidenziale;
• la vacanza del potere presidenziale;

D’ora in poi, il Capo dello Stato potrà far approvare delle modifiche alla Costituzione col voto dei due terzi del Congresso Costituzionale, composto dai due rami del Parlamento riuniti in seduta comune (art. 177).

5. Costituzionalizzazione della Camera dei Re e dei Capi tradizionali.

E’ una norma che «mira a valorizzare gli usi e costumi tradizionali», nonché «promuovere gli ideali di pace».

Questa Camera esiste già: il suo inserimento nella Costituzione dimostra come la Repubblica della Costa d’Avorio sia «attaccata ai suoi capi tradizionali».
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I risultati del referendum costituzionale. Il 30 Ottobre, come detto, i cittadini sono stati chiamati ad approvare la nuova legge fondamentale: secondo i dati ufficiali ha detto sì il 93,42% dei votanti, ma molto alta è stata l’astensione, pari al 57,58% del corpo elettorale.

L’opposizione, che aveva invitato l’elettorato a non votare per manifestare la propria contrarietà alla nuova legge fondamentale, ha cantato vittoria perché quasi i tre quinti dei convocati alle urne non si sono espressi ed ha chiesto al Presidente di non promulgare la nuova magna carta: Alassane Ouattara però ha firmato il testo e l’ha reso esecutivo.
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Le elezioni legislative. Di conseguenza il 18 dicembre, nuova convocazione elettorale per rinnovare integralmente l’Assemblea Nazionale, composta di 255 deputati, eletti in un turno unico.

I risultati definitivi resi noti il 20 Dicembre dalla Commissione Elettorale Indipendente (CEI) hanno confermato la larga vittoria del RHDP (Rassemblement des Houphouëtistes pour la démocratie et la paix) che ha conquistato 167 seggi su 255.

Questa lista racchiude in sé due partiti: l’RDR (Rassemblement des Repubblicains) ed il PDCI (Parti Democrat du Côte d’Ivoire).

Maggioranza parlamentare confortevole, dunque, per il Presidente della repubblica, ma inferiore a quella ottenuta nelle elezioni del 2011, quando la coalizione aveva acquisito 197 seggi (RDR 121, PDCI, 76).

Conseguentemente agli equilibri emersi dal voto, la coalizione governativa non potrà far approvare ulteriori modifiche alla costituzione senza concludere accordi con le forze d’opposizione: infatti non disporrà nella nuova camera dei due terzi dei mandati.

La vera sorpresa di queste elezioni è stata l’esplosione dei consensi raccolti dagl’Indipendenti.

Essi sono perloppiù giovani ex iscritti all’RDR ed al PDCI, esclusi dalle liste ufficiali dei due partiti.

Gli Indipendenti hanno eletto 75 deputati, pari al 29% dei mandati assembleari.

Se riusciranno ad aggregare intorno a sé anche altre forze d’opposizione potranno dar del filo da torcere al governo ed alla sua maggioranza.

Il resto dei seggi sono stati assegnati ad altre diverse forze politiche molto parcellizate fra loro.
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La Costa d’Avorio. La Repubblique de la Côte d’Ivoire è nata ufficialmente il 7 agosto 1960, ottenendo l’indipendenza dalla Francia di cui era colonia.

Il territorio, bagnato dall’Oceano Atlantico, ha una superficie di 322.460 kmq ed è abitato da 19,7 milioni di persone (2012).

Tra il 1960 ed il 1993 fu governata con pugno di ferro, ma anche con buoni risultati economici, da Félix Houphouët-Boigny che mantenne ottime relazioni con Parigi e che si sforzò di tenere unito il Paese evitando scrupolosamente d’alimentare conflitti tra le 72 etnie che abitano il territorio.

Non mancarono, nei 33 anni del regno di Houphouët-Boigny, progetti faraonici, corruzione, nepotismo, assolutismo.

Quando i prezzi dei prodotti d’esportazione crollarono e l’inflazione divampò, esplosero proteste di massa contro il padre padrone del Paese e la sua politica accentratrice.

Nei primi anni Novanta fu abolito il potere del partito unico e, su pressione della Francia, venne introdotto il multipartitismo.

dopo la morte di Houphouët-Boigny (1993), accaddero però cose ben peggiori.

il nuovo Presidente Henri Konan-Bédié, difatti, per consolidare il suo traballante potere, introdusse la politica dell’Ivoirité (ivorianità), adottata soprattutto per sbarrare la strada della presidenza della Repubblica ad Alassane Ouattara, candidato del Nord, accusato d’essere nato da genitori del vicino Burkina Faso.

Questa politica favorì lo scontro tra le diverse regioni del Paese: il 24 dicembre 1999 Bédié fu rovesciato da un colpo di stato militare guidato dal generale Robert Gueï.

Nel 2000 venne varata una nuova costituzione che conteneva la norma dell’ivorianità: in base ad essa, il 31 ottobre dello stesso anno si tennero, in un clima di violenza, nuove elezioni presidenziali che portarono alla massima carica dello Stato Laurent Gbagbo, leader del Fronte Popolare Ivoriano (FPI).

Le ragioni del conflitto tra le diverse regioni del Paese non erano venute meno ed infatti il 19 settembre 2002 scoppiò un’insurrezione nel nord che fece sprofondare lo Stato in una lunga guerra civile: il governo di Abidjan perse il controllo di vaste aree del territorio, in particolare quelle in cui si coltivava il cacao, principale prodotto d’esportazione.

Il territorio nazionale era in balia dei signori della guerra che taglieggiavano la popolazione, commettevano ogni genere di crimini, e si muovevano tranquillamente dentro e fuori i confini, fuggendo, se necessario, in Liberia ed in sierra Leone, dove erano in atto da tempo terribili conflitti.

furono perpetrati orribili massacri e si violarono tutti i diritti umani; in più, i trafficanti di diamanti e stupefacenti facevano affari d’oro.

Si giunse, così, alle elezioni presidenziali del 2010 che assegnarono la vittoria a Ouattara: Gbagbo, però,non riconobbe la sconfitta e si asserragliò nel palazzo presidenziale fino all’aprile 2011 quando venne arrestato e condotto dinanzi alla Corte Internazionale dell’aia per esser giudicato per crimini contro l’umanità.
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L’economia. La Costa d’Avorio è il principale produttore mondiale di cacao, ma esporta anche caffè, olio di palma, ananas, banane ed altri prodotti agricoli.

Dal mare ricava tonno che viene lavorato ed inscatolato. Dal 1977 viene estratto dal golfo di guinea petrolio e dal sottosuolo si ricavano diamanti, manganese, bauxite, nichel ed oro.

Il problema principale di questo, come di altri Paesi africani, è la quasi assenza d’un settore manifatturiero e la dipendenza dai prezzi delle materie prime sui mercati internazionali.

Tra il 1960 e gli anni Ottanta l’andamento generale dell’economia ivoriana era ottimo, con un incremento annuale del PIL pari al 10%, poi, però, il forte deprezzamento dei corsi delle materie prime esportate sui mercati internazionali ha fatto esplodere il debito dello stato, mentre l’inflazione ha cominciato a galoppare, determinando un impoverimento del potere d’acquisto dei salari.

La situazione divenne insostenibile nel 1992, quando stava tramontando il potere di Houphouët-Boigny e fu decisa la svalutazione del 50% del franco CFA, moneta di molti stati dell’Africa Occidentale.

La politica dell’ivorianità, poi, ha gettato il seme del conflitto tra le numerose etnie del Paese: è forse proprio per questo che il Presidente Ouattara ha inserito nella Costituzione la Camera dei capi tradizionali e pone costantemente l’accento, nei suoi interventi, sulla conservazione della pace.

PIER LUIGI GIACOMONI