COREA DEL SUD SCONFITTO IL PARTITO DI GOVERNO
(15 aprile 2016).

SEUL. Agli elettori sudcoreani la presidente Park Geun-Hye non piace più.

Le elezioni legislative svoltesi martedì 12 aprile hanno segnato una cocente sconfitta per il partito che appoggia il Capo dello Stato.

Saenury, la formazione politica che controllava l’Assemblea Nazionale da 16 anni, dalle cui fila proviene anche l’inquilina della Casa Blu, ha perso la maggioranza assoluta e disporrà solo di 122 seggi su 300.

Tra i vincitori dello scrutinio che, di fatto, apre la corsa alla presidenza della repubblica, vi è il Minjoo, principale partito d’opposizione di centro-sinistra che conquista 123 mandati, ma vi è anche il Partito del Popolo, nuova formazione politica indipendente e di ispirazione centrista, fondata recentemente dall’ex imprenditore Ahn Cheol Soo che, con il terzo posto e i suoi 38 seggi, acquista un peso politico fondamentale per gli equilibri parlamentari sudcoreani, poiché nessun altra forza politica possiede la maggioranza assoluta.

L’ASSETTO ISTITUZIONALE. La Corea del Sud è una repubblica presidenziale: il Capo dello Stato, eletto per un mandato di cinque anni, è il principale responsabile dell’esecutivo. Tra i suoi poteri vi è quello di nominare e revocare i ministri ed opporre il veto a progetti di legge approvati dal Parlamento e non da lui graditi. Le elezioni legislative, però, si svolgono in una data diversa rispetto alle presidenziali per creare una forma di check and balance tra i forti poteri presidenziali e le prerogative parlamentari.

Non va dimenticato che dal 1945 al 1989 la Corea del sud è stata governata con pugno di ferro da una serie di leader che si sono caratterizzati per il loro accentuato e, talvolta, feroce dispotismo.

Ciò che giustificava allora questa deriva autoritaria era il confronto con l’analogo regime nordcoreano con cui, tra l’altro, persitte un regime armistiziale.

LE RAGIONI D’UNA SCONFITTA. Tuttavia, secondo gli osservatori, per i sudcoreani di oggi sono più gravi le preoccupazioni determinate dalle incertezze economiche che non le minacce d’invasione di Kim Jong-un, il giovane leader del Nord.

Così, sulla Presidente Park e e la sua amministrazione pesano come un macigno i pessimi dati macroeconomici:
disoccupazione al 5% della popolazione attiva, disoccupazione giovanile al 12-13%), crescente indebitammento delle famiglie che non riescono più a pagare i mutui contratti, forte precarizzazione del lavoro e della società.

Il modello di sviluppo adottato dalla Corea del Sud e da altre “tigri” asiatiche sembra entrato in crisi: tale modello si basava su un notevole autoritarismo dei governi, accoppiato ad una forte deregolamentazione in economia.

Se per qualche tempo questa ricetta economica ha generato uno sviluppo dirompente, complice anche la situazione geopolitica di questi Paesi, tutti vicini a minacciosi giganti, oggi è rimesso in discussione dal desiderio delle famiglie di consolidare il proprio benessere e costruire un modello di welfare state che redistribuisca la ricchezza, nel frattempo concentratasi in poche mani.

Occorre aggiungere che la società sudcoreana è fortemente influenzata dalla presenza di giovani, molto preoccupati per il loro futuro.

LE PROSPETTIVE. All’interno del partito Saenury è già cominciata la resa dei conti in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste nel dicembre 2017: si tratterà di individuare un candidato che possa rinverdire gli allori di questo schieramento, proponendo magari un programma che possa attirare consensi.

Anche l’opposizione, oggi divisa in almeno due schieramenti, ma parcellizzata anche in una serie di forze minori, dovrà trovare un leader che possa conquistare la Casa Blu ed imprimere un cambiamento alla situazione socioeconomica di Seul.

Se, da un lato, pare finita l’epoca del bipartitismo, che ha caratterizzato la breve storia democratica della Corea del sud, con l’alternanza al potere di forze conservatrici e progressiste, dall’altro non si scorge ancora quale strada imboccherà questa nuova piccola ma importante potenza industriale.

PIERLUIGI GIACOMONI