CIAD. MORTO DEBY, CRESCONO TIMORI DI NUOVA INSTABILITA’ IN AFRICA CENTRALE
(25 Aprile 2021)

N’DJAMENA. Idriss Deby Itno, da trent’anni padrone del Ciad, il 18 aprile scorso «ha esalato il suo ultimo respiro», secondo le parole usate dal comunicato pubblicato dalle autorità ciadiane: nell’Africa Centrale cresce il timore per un nuovo focolaio d’instabilità in una regione già fortemente perturbata.

Per questo, venerdì 23, tredici capi di Stato stranieri, fra cui il francese Emmanuel Macron, hanno partecipato ai solenni funerali del leader scomparso tenutisi alla grande moschea della capitale.

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I FATTI.
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Stando alla ricostruzione degli eventi fornita dalle autorità di N’djamena, «Il defunto leader era venuto nella località di Nokou per seguire da vicino i combattimenti dei suoi soldati. Domenica è però rimasto ferito ed è subito stato trasportato d’urgenza con un elicottero fino a N’Djamena dove è deceduto».

Responsabili dell’uccisione, i ribelli del Fronte per l’alternanza e la concordia in Ciad (Fact) che in marcia verso la capitale dal confine con la Libia dove hanno una base, da tempo chiedevano la fine del regime dispotico di Deby.

Per due giorni, le forze armate ciadiane, vere detentrici del potere, han tenuto nascosta la tragica notizia, ma poi non è stato più possibile: il 20 aprile, infatti, avrebbe dovuto tenersi nella capitale una grande manifestazione per celebrare la sesta rielezione del Presidente. Le autorità han dovuto decretare il lutto nazionale ed esposto le bandiere a mezz’asta.

Nelle stesse ore, l’esercito ha compiuto un colpo di Stato “istituzionale”: invece di affidare la Presidenza della Repubblica al capo dell’Assemblea nazionale, come prescritto dalla Costituzione, ha costituito un Consiglio Militare provvisorio (CMT), che Ha sospeso la validità della stessa Legge fondamentale, dissolto Governo e Parlamento, imposto il coprifuoco notturno dalle 18 alle 5 e dichiarato che terrà il potere per 18 mesi.

Alla testa del CMT è stato posto il figlio del Presidente scomparso, Mahamat ‘Kaka’ Idriss Déby, 37 anni, già responsabile dei servizi segreti ciadiani e attualmente comandante in capo della guardia presidenziale.

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IDRISS DEBY.

Nato nel 1952, Idriss Deby Itno si forma all’accademia militare francese in particolare nell’aeronautica.
Rientrato in Ciad, partecipa in prima fila alle guerre che dilaniano il Paese per tutti gli anni 70 e 80. Dapprima al servizio del Presidente Hissène Habré, il 1 dicembre 1990, con un ennesimo colpo di Stato lo depone.

Habré vive tuttora in Senegal, è stato più volte processato per le atrocità commesse durante gli otto anni della sua dittatura, ma nei fatti è un uomo libero, benché penda sul suo capo un mandato d’arresto della corte internazionale dell’Aia per gravi crimini contro l’umanità.

Nel 1996, Deby si fa eleggere Presidente della Repubblica e poi di elezione in elezione si mantiene al potere fino ai nostri giorni. Sventato un tentato golpe nel 2006, grazie al sostegno francese che mantiene una guarnigione
in ciad, elimina tutti i potenziali rivali imponendo la propria egemonia col pugno di ferro.

Dal 2011, l’esercito ciadiano è coinvolto direttamente nei conflitti in atto in Sudan (Darfur), Mali, Centrafrica e Nigeria nell’ambito della lotta che il G5 Sahel conduce, appoggiato da Parigi con la missione Barkhane, contro le milizie jihadiste attivissime in tutta la regione.

«La tenuta del Ciad – ha dichiarato a febbraio il Presidente francese Emmanuel Macron, durante un vertice del G5 Sahel – è essenziale: se cedesse la diga ciadiana, dopo la Libia, tutta la regione sarebbe sommersa dal terrorismo»: queste parole documentano a sufficienza quale sia in queste ore la preoccupazione della Francia e non solo di essa.

coi suoi 5.000 effettivi inseriti nel progetto Barkhane Parigi vuol assolutamente impedire che nel Sahel possano affermarsi regimi islamisti.

Il ciad occupa in questo senso una posizione strategica fondamentale come Stato cerniera tra l’Africa orientale, centrale ed occidentale.

Non è un caso che N’djamena abbia investito moltissimo nella difesa costituendo uno degli eserciti meglio organizzati della regione e che le reazioni registratesi dopo l’annuncio della morte di Déby, evidenzino quanto la diplomazia europea sia coinvolta direttamente nell’area.

Così, l’Alto rappresentante della UE Josep Borrell per la politica estera e la sicurezza dichiara che Bruxelles «offre le sue più sincere condoglianze» soggiungendo «Invitiamo tutti gli attori interessati alla responsabilità poiché la priorità immediata è la stabilità del Paese e della regione».

Si tratta ora di capire se il regime militare imposto sarà in grado di tener insieme un paese percorso da molte tensioni o se riemergeranno le spinte centrifughe che già in passato hanno portato il Paese sull’orlo della disgregazione.

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BABA’ LADDE’.

uno di coloro che potrebbe di nuovo ambire ad occupare il posto che fu del Maresciallo Deby è Babà Laddé, vera “primula rossa” delle guerre dell’africa centrale.

«Questo strenuo avversario del defunto presidente ciadiano – scrive matteo Giusti su Africa Express – dal suo esilio in Senegal aveva già provato a partecipare alle elezioni dell’11 aprile, ma per motivi burocratici il suo partito era stato escluso dalla corsa alle presidenziali.»

La storia di Babà Laddé, un nome che significa letteralmente “padre della boscaglia”, ma in realtà sta a significare leone nella lingua del popolo Fulani, parte dalla fine degli anni ’90, quando dopo un passato da gendarme nel governo ciadiano fonda una milizia chiamata Fronte Popolare per la Riparazione (Front Populaire pour la Redressement) e dopo essere stato brevemente arrestato ripara in Nigeria. Mahamat Abdoul Kadre Oumar, questo il vero nome dell’autoproclamato generale Babà Laddé, si fa paladino dei diritti dei Fulani, un popolo di pastori nomadi presente in tutta l’Africa centrale, comprendente fra 6 e 18 milioni di persone, di fede musulmana sunnita.

Dopo un lungo periodo di silenzio, Babà Laddé ricompare nel 2006 in Darfur (Sudan) dove agisce insieme a diversi gruppi ribelli fin al 2009, quando finisce nelle mani dei militari ciadiani di stanza in Centrafrica.

Fugge dalla detenzione e torna nel Ciad settentrionale dove riorganizza i suoi guerriglieri costringendo migliaia di persone ad abbandonare i propri villaggi. Nell’11 lancia una sorta di programma politico che prevede l’unione di tutti i movimenti di guerriglia che operano dall’Ogaden (Etiopia), al Sahara Occidentale (Marocco), passando per i Tuareg, in lotta da decenni contro i governi di Mali e Niger, con l’obiettivo di rovesciare i governi in carica in tutti i Paesi della regione saheliana.

Il presidente Deby, che l’ha sempre definito un trafficante d’avorio, nel ’12 firma però con lui una tregua: Babà Laddé rinuncia formalmente alla lotta armata e diviene prefetto d’una provincia del ciad del nord.

Dura poco: nel novembre ’14 è arrestato dai caschi blu della Minusca, la missione onusiana in Centrafrica.

Laddé è diventato uno dei maggiori responsabili della sanguinosa guerra civile che dilania il paese: estradato in Ciad, è condannato nel ’18 a otto anni di reclusione, per ribellione e stupro di massa. Dopo un biennio passato in cella Deby lo grazia, liberandolo.

Dal settembre ’20 Babà Laddé espatria dal ciad in Camerun, Nigeria, Benin e Senegal, ma le autorità dei diversi stati lo trovano un personaggio scomodo e potenzialmente destabilizzante.

Ai primi d’aprile, Babà Laddé, inaspettatamente, riappare in Ciad al fianco del Presidente Deby: in diversi comizi loda il Capo dello Stato ed invita gli elettori a votare per lui, dichiarando con enfasi che non vuole riportare nell’agone politico il suo partito, considerato ancora solo un movimento ribelle, ma che intende porsi al servizio del Ciad.

Ora però, dopo l’improvvisa morte del presidente del Paese, l’opposizione ciadiana, fin qui irrilevante a causa delle numerose fratture che la percorrono, potrebbe aver trovato un leader che l’unifichi, dando al “leone dei Fulani” l’ultima chance per salire al potere supremo per una volta senza far uso delle armi.

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GEOSTORIA DEL CIAD.

La Repubblica del Ciad è uno Stato dell’Africa centrale senza accesso al mare: confina a nord con la Libia, ad ovest col Niger, a sud-ovest con Nigeria e Camerun, a sud col Centrafrica e ad est col Sudan: da un punto di vista culturale è situato in quell’area di transizione tra l’Africa araba e quella subsahariana.

Copre una superficie di 1.284.000 km2 ed è abitato secondo stime del 2018 da 15,2 milioni d’abitanti facenti parte di diverse etnìe.

Il territorio è diviso in tre grandi regioni: il nord desertico, il centro semidesertico ed il sud percorso dalla savana.

A sud-ovest nei pressi del confine col Camerun si trova il lago Ciad, che dà nome allo stato: uno specchio d’acqua che si estende notevolmente durante le stagioni delle piogge, ma che si contrae in quelle secche.

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LA COLONIZZAZIONE FRANCESE.

Alla fine del XIX secolo il territorio diviene una colonia francese e più tardi sarà inserito nell’Africa Equatoriale (AEF) insieme a Camerun, Centrafrica, Gabon e Congo Brazzaville (1920).

Durante la seconda guerra mondiale, per impulso del Governatore Generale Félix Éboué, l’area aderisce alla Francia Libera il movimento di resistenza capeggiato da Charles de Gaulle che nella metropoli si batte contro l’occupazione nazista ed il governo collaborazionista di Vichy (1940).

Ottenuta l’autonomia nel 1958 in applicazione della legge-quadro Defferre, il ciad diviene uno Stato pienamente indipendente l’11 agosto 1960.

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INSABILITA’ CRONICA.

Primo Presidente della Repubblica è François N’Garta Tombalbaye (1918 – 1975) che intratterrà ottime relazioni con l’ex potenza coloniale: Parigi è più volte costretta ad intervenire per evitare che il Paese venga inghiottito dai vicini come Libia e Sudan che hanno mire espansionistiche su un territorio che il governo centrale di Fort Lamy, antico nome della capitale, fatica a controllare.

Salito al potere in Libia il vulcanico colonnello Gheddafi (1969), Tripoli fomenta la ribellione degli arabi del Nord che si senton discriminati dalla politica sudista di Tombalbaye: Tripoli vuole in realtà metter le mani sulle province settentrionali del Ciad di cui rivendica il possesso.
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Nel 1975, le tensioni esplodono: il 13 aprile i militari prendono violentemente il potere ed uccidono il Presidente.

Si entra in un quindicennio di grande instabilità nel quale si sovrappongono diverse guerre contemporaneamente:
• al Nord contro la Libia che vede direttamente coinvolta la Francia al fianco delle forze ciadiane;
• al centro e sud combattimenti tra diverse milizie armate che difendono gli interessi dei diversi gruppi etnici in lotta per il potere.

Così, si succedono una serie di leader che invariabilmente vengon rovesciati in diversi tentativi di golpe: Felix Malloum (1975-1979), Goukouni Oueddei (1979-1982) e Hissène habré (1982-1990).

PIER LUIGI GIACOMONI