CECENIA. UN PICCOLO ANGOLO D’INFERNO
(22 novembre 2009)

GROZNIJ. Già nel 1577, i Cosacchi, al servizio di Ivan IV il Terribile (1530-84), si stabiliscono nella regione del
Terek. Il territorio diventerà, poi, parte dell’impero russo dal 1783, anche se con periodiche ribellioni di Ceceni
ed Ingusci, cui l’esercito zarista fa fronte con difficoltà.
dopo la Rivoluzione Bolscevica del 1917 e la nascita dell’URSS (1923) Ceceni ed Ingusci sono inseriti nella
Repubblica Socialista Sovietica Ceceno-Inguscia, nell’ambito dell’enorme Russia, uno dei 15 soggetti che compongono
l’unione.
Quando, però, nel ’41 i Tedeschi invadono l’URSS, i Ceceni, sperando d’ottenere la piena indipendenza da Mosca,
insorgono.
Appena è chiaro che i nazisti si ritirano e l’armata rossa è all’offensiva, Stalin ordina una durissima
rappresaglia contro i ribelli.
Il 23 febbraio 1944 con l’Operazione Lentil, in una sola notte, un milione di ceceni è deportato in Kazakistan.
Solo nel 1957, dopo il XX Congresso del PCUS, durante il quale Krushcev denuncia i crimini dello stalinismo, si
consente ai superstiti del ’44 di tornare in patria.

LE GUERRE DI CECENIA. Dopo il crollo dell’URSS (1991), nasce un movimento indipendentista, che porta
all’autoproclamazione della sovranità repubblicana. Leader di questa secessione è Dzokar dudaev, un militare
cresciuto nell’armata rossa, che assume la presidenza del piccolo territorio fino al 1996: verrà ucciso da un
missile russo l’anno dopo.
Mosca non riconosce il nuovo Stato e vorrebbe ricondurlo nell’ambito della risistemazione del territorio della
Russia, ma per tre anni non accade nulla di significativo perché Boris Eltsin è impegnato in un lungo braccio di
ferro con la Duma che si risolverà nel cannoneggiamento della Casa Bianca il 3 ottobre 1993.
Tra i motivi dell’opposizione russa ci sono i progetti di costruzione di oleodotti e gasdotti che dovrebbero
trasportare idrocarburi dalla regione del Mar Caspio al porto sul mar Nero di
Novorossijsk.

LA PRIMA GUERRA. Nel dicembre ’94, però, il Capo del Cremlino, in grave crisi di popolarità, per aggiudicarsi le
ormai imminenti elezioni presidenziali, ordina l’invio di 40.000 soldati russi nella repubblica secessionista.
Come già in Afghanistan, le forze russe subiscono gravi rovesci e si deve attendere il 31 agosto 1996, perché venga
stipulato un armistizio tra il futuro successore di Dudaev, Aslan Maskhadov, e il Generale Aleksandr Lebed, inviato
da Eltsin.
Il trattato di Khasavyurt concede alla Cecenia un’ampia autonomia.
Tuttavia, la crisi economica, le continue azioni terroristiche di Shamil Basayev e la presenza di “signori della
guerra”, indeboliscono l’autorità del Governo di Groznij che non riesce a controllare la situazione.

LA SECONDA GUERRA. Quando, poi, nel 1999 Vladimir Putin diviene Primo Ministro russo, il conflitto torna a
divampare.
Putin, che a fine anno diverrà Presidente della Federazione, vuole assolutamente stroncare la ribellione con ogni
mezzo, perciò ordina all’esercito, ai soldati del Ministero dell’Interno ed ai servizi segreti di stanare, ovunque
si trovino, con qualunque mezzo i ribelli.
Per far questo non esita a mettere il bavaglio alla stampa ed a qualunque tentativo di svelare al mondo quale sia
la situazione reale.
In breve:: il conflitto s’inasprisce col suo corollario di sofferenze per la popolazione civile, le donne in
particolare, le torture, le sparizioni, i rastrellamenti, le violenze d’ogni tipo, totalmente impunite.
All’interno della russia, poi, il regime diventa sempre più autoritario. La guerra in Cecenia viene
strumentalizzata da Putin per ottenere dall’Occidente un sostanziale avallo di tutto ciò che accade, come un
derivato della più vasta lotta contro il terrorismo islamico, a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 a
New York.
In Russia si fomenta l’islamofobia, anche perché commandos ceceni vi compiono blitz con prelievo di ostaggi.
I più celebri sono due: quello del teatro Dubrovka, a Mosca, dove circa 800 persone sono ostaggio di una
quarantina di ceceni (ottobre 2002) e quello della scuola N. 1 di Beslan, in Ossezia del Nord, (settembre 2004)
dove 1200 persone sono prigioniere di 31 terroristi.
Al termine, al Dubrovka muoiono 129 persone, tra cui i rapitori, a Beslan 386.
Annullato di fatto il trattato di Khasavyurt, Mosca considera Maskhadov un nemico e vuole a tutti costi eliminarlo,
al pari degli altri leader ribelli, cosa che puntualmente avverrà.

LE FIDANZATE DI ALLAH. Un aspetto particolarmente raccapricciante di questa guerra è il fenomeno, raro nel mondo
musulmano, delle donne kamikaze.
Molte di loro si danno la morte per vendicare un parente scomparso o perché, essendo state violentate, non posson
più sposarsi.
Hava, 17 anni, nel giugno 2000 si getta, alla guida d’un camion imbottito d’esplosivo contro un posto di blocco
formato da soldati del Ministero dell’Interno, mentre qualcuno, prima da dentro il mezzo, poi da fuori riprende la
scena con una videocamera. Pochi giorni innanzi, la si vede mentre prova la scena e mentre si rivolge, con parola
sicura, a donne come lei in questi termini:
«Sorelle, dopo che i nemici hanno ucciso quasi tutti i nostri uomini, i nostri fratelli e mariti, solo a noi rimane
il compito di vendicarli. E’ giunto il momento per noi di imbracciare le armi in difesa della nostra casa e della
nostra terra da coloro che hanno portato la morte nelle nostre case. E non ci fermeremo neanche se per questo
dovremo diventare martiri sulla via di Allah.»
Un’altra, però, non vuol morire: Zarema, 16 anni, viene costretta da Shamil, il suo uomo, ad entrare nella sede
della polizia di quartiere con, a tracolla, una borsa piena di 17 chili di tritolo. Lei, però, se la sfila, giusto
in tempo per salvarsi, in più l’esplosivo, azionato con un telecomando, deflagra solo in parte, salvandole la
vita.
E’ l’unica bomba umana in grado di raccontare la sua triste storia di donna rapita da un gruppo di ragazzi per
trasformarla in “moglie per una notte” e poi in kamikaze.

GROZNIJ OGGI. Le ultime testimonianze parlano di una Groznij, la capitale, ricostruita, normalizzata, tranquilla,
dove, addirittura, la sera si può andare al ristorante.
Il potere è saldamente nelle mani di Ramzan Khadyrov, figlio di quel Akhmad Khadyrov ucciso con una mina, durante
una parata militare il 9 maggio 2004 allo stadio di Groznij.
E’ l’uomo cui Mosca ha appaltato la gestione del territorio, chiudendo gli occhi sulle sue prepotenze e sui suoi
traffici non sempre leciti.
E’ impossibile dire, a questo punto, se la piccola repubblica del Caucaso settentrionale sia completamente
pacificata o se in futuro, magari in coincidenza di un indebolimento del potere centrale moscovita, le
rivendicazioni indipendentiste, come un fiume carsico, possan tornare alla luce.
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SCHEDE.

1. La Cecenia.
DATI GEOGRAFICI.

Repubblica Cecena
Capitale: Groznyj
Area: 19.300 kmq.
Popolazione: 1,3 milioni
Status politico: Repubblica federata nell’ambito della Federazione Russa, è uno degli 89 soggetti che la
compongono.
Distretto federale: Meridionale
Regione economica: Nord Caucaso
Lingue ufficiali: russo, ceceno
Religione più diffusa: Islam sunnita
Capo dello Stato: Ramzan Kadirov

La Cecenia confina a nord-ovest con il Kraj di Stavropol, ad est e nord-est con la repubblica del Daghestan, a sud
con la Georgia e ad ovest con le repubbliche dell’Inguscezia e dell’Ossezia del Nord.
Si trova sulle montagne del Caucaso settentrionale nel distretto federale meridionale.

ECONOMIA. Durante le guerre l’intero tessuto economico della repubblica è collassato: si calcola che circa l’80%
delle potenzialità sia andato distrutto.
si son invece sviluppati fortemente i traffici illeciti di valuta dollaro-rublo.
Ultimamente, si è un po’ ripresa l’industria petrolifera che, però produce un terzo di quanto era immesso sul
mercato negli anni 80.
Il tasso di disoccupazione è al 76%.
Il baratto è largamente praticato.

POPOLAZIONE. La maggior parte dei ceceni è di religione musulmana sunnita dal XVI secolo.
Le lingue usate sono la cecena e la russa. Il ceceno appartiene alla famiglia linguistica del Caucaso
centro-settentrionale, ed è imparentato con l’inguscio.
La popolazione è molto giovane: l’età media è di 22 anni; vive perlopiù in campagna.

FONTE:
Wikipedia Italia
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2. IN LIBRERIA.

sulla Cecenia si può leggere:
C. Gubitosa. Viaggio in Cecenia. La guerra sporca della Russia e la tragedia di un popolo. Nuova Iniziativa
Editoriale, 2003.
J. Allaman: CECENIA- Ovvero l’irresistibile ascesa di Vladimir Putin, Fazi, 2003.
A. Politkovskaja: Cecenia, il disonore russo, Fandango, 2003
A. Politkovskaja: Un piccolo angolo d’inferno, Rizzoli, 2008.
M. Terloeva. Ho danzato sulle rovine, Corbaccio, 2008.
W. Jagielski: Le torri di pietra: storie dalla Cecenia, B. Mondadori, 2007.
J. Juzik: Le fidanzate di Allah, Manifesto Libri, 2007
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3. IL WAHHABISMO.

Durante le guerre in Cecenia, si è diffuso, soprattutto fra i giovani, il credo wahhabita. si tratta di una
corrente del radicalismo islamico, fiorita nel XVIII secolo in Arabia e sostenuta dalla famiglia reale dei Saud.
Prende il nome dal suo fondatore Muhammad ibn Abd al-Wahhab (1703-92. Agl’inizi la Wahhabiyya era soltanto uno dei
tanti ritorni alla purezza e al rigore originale che hanno periodicamente caratterizzato tutte le grandi religioni
monoteiste. L’insegnamento del suo iniziatore era fondato sull’unicità di Dio, sull’osservanza rigorosa del Corano
e sulla severa condanna delle consuetudini religiose, come ad esempio, le visite ai sepolcri dei personaggi famosi,
compiute periodicamente dai devoti musulmani.
Si è sempre battuta contro la corruzione dei costumi e per una rigida divisione tra i sessi. Oggi, gli Imam
wahhabiti sono accusati di predicare nelle moschee l’eliminazione fisica di cristiani ed ebrei, considerati nemici
dell’Islam.

PIER LUIGI GIACOMONI