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C’E’ VITA SUL PIANETA RUSSIA!
(31 Gennaio 2024)

MOSCA. C’è vita sul pianeta Russia! Malgrado le dure leggi repressive imposte al paese all’inizio dell'”operazione militare speciale” contro l’ucraina (febbraio 2022), in russia si registrano proteste contro la guerra.

• Le madri dei giovani mandati a combattere chiedono la smobilitazione dei loro cari ed un cessate il fuoco;

• a Mosca e in altre città c’è chi depone dei fiori nei pressi di alcune statue perinvocare il ritorno della pace;

• nella repubblica dei Baskiri c’è chi insorge contro lo sfruttamento delle risorse del paese ordinato da Mosca.

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LA RIVOLTA DELLE DONNE

«Vladimir Putin – scrive el País[1] – ha decretato che questo, il suo terzo anno di guerra contro l’Ucraina, sarà l’anno della famiglia in Russia. Ma ora una parte di queste famiglie comincia a diventare un grattacapo per il governo a due mesi dalle elezioni presidenziali.»

Un piccolo gruppo di madri, mogli e fidanzate di mobilitati con la forza dal Cremlino nell’autunno del 2022 per la guerra in Ucraina ha fondato alla fine dell’estate scorsa un canale Telegram per alzare la voce e chiedere il ritorno dei soldati.

La piattaforma “Road to Home” è già seguita da più di 30.000 persone e va allargandosi.

«Non posso augurare a nessun’altra donna il terrore che provo io”, dice a El País una delle amministratrici del canale, sempre preoccupata di ricevere dal Ministero della Difesa la notizia che uno dei suoi cari è deceduto in combattimento.

«Ho mio marito, mio fratello e alcuni amici al fronte».

L’obiettivo del gruppo è duplice:

• ottenere un cessate il fuoco;
• imporre l’abolizione della leva obbligatoria in favore d’un esercito formato solo da chi vuol farne parte.

«Pensiamo che se l’”operazione militare speciale” finirà, i nostri uomini torneranno a casa, ma abbiamo bisogno di un decreto di smobilitazione perché è possibile che vengano lasciati lì o trasferiti altrove».

La prima mobilitazione decretata dal presidente risale al settembre 2022: l’obiettivo dichiarato era reclutare almeno 300.000 uomini, ma il Ministero della Difesa non ha mai fatto sapere quanti son finiti sotto le armi.

Ovviamente, contro le persone che han promosso questo canale su Telegram sono state lanciate le solite accuse: esser agenti al soldo della CIA oelementi sabotatori dello sforzo militare prodotto dalla Russia.

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DEPORRE FIORI AI PIEDI DELLE STATUE

Mazzi di fiori, peluche, giocattoli, candele sono messe ai piedi del monumento dedicato a Lesya Ukraïnka, poetessa ucraina vissuta dal 1871 al 1913.

La sua statua si trova a Mosca, in viale Ucraina e qui confluiscono coloro che ancor oggi osan protestare contro l'”operazione militare speciale”.

«Una donna – scrive lemonde.fr[2] – si fa avanti con due garofani rossi in mano. Si inginocchia a lungo prima di alzarsi, con gli occhi pieni di lacrime e il fiato corto. Niente di teatrale nel suo gesto, nessuna recitazione. I suoi unici spettatori, secondo lei, sono i due agenti di polizia parcheggiati a pochi metri di distanza in un veicolo con i lampeggianti accesi.»

Nessuno si ricorda chi abbia portato il primo bouquet, però di fatto altri han seguito l’esempio, nonostante gli arresti, le intimidazioni dei pro-Putin.

Ogni sera tutto vien rimosso,ma l’indomani ecco di nuovo fiori, peluche, giocattoli…

La stessa cosa accade a San Pietroburgo, Krasnodar, Omsk, Ekaterinburg, Perm: ovunque ci sia un monumento dedicato a qualche poeta ucraino del passato, lì compaiono i fiori e gli altri oggetti. C’è chi lascia messaggi scritti in fretta: «No alla guerra», «Criminali», «Mi vergogno», «Il Kremlino uccide, la Chiesa benedice»…

Qualcuno vien arrestato, ma poi è liberato.

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I BASKIRI CONTRO MOSCA

Mentre a Mosca si lascian fiori vicino alle statue dei poeti, nel Bashkortostan, repubblica semiautonoma della Federazione russa ai confini col Kazakistan, cala la mannaia della repressione.

il 19 gennaio mille persone han marciato per le vie di Ufa, la capitale, per protestare contro la condanna inflitta a Fayl Alsynov, esponente della comunità baskira, da tempo in prima linea nelle battaglie contro lo sfruttamento delle ingenti risorse minerarie presenti nel sottosuolo locale.

Alsynov, 37 anni, è stato condannato a 4 anni di reclusione da una corte, su denuncia del Presidente della Repubblica Radi Khabirov, membro del partito Russia Unita, lo stesso di Putin, per “incitamento all’odio etnico”.

Nel 2020, Alsynov comincia a farsi un nome partecipando alle proteste inscenate contro il progetto di sfruttamento minerario del monte Kushtau, considerato luogo sacro dai Bashkiri.

La società beneficiaria dell’appalto è Bashkir Soda Company (BSK), legata ai miliardari Boris e Arkadi Rotenberg, amici d’infanzia di Putin.

Nell’aprile 2023, partecipa a grandi manifestazioni contro lo sfruttamento delle miniere d’oro a Baimak, nel sud della Repubblica, vicino al confine con il Kazakistan, ma prima, dicembre 2022, sul social network VKontakte (il Facebook russo, definisce la “mobilitazione parziale”, decretata da Putin un «genocidio del popolo baschiro», perché il peso più grande della guerra ricade sulle minoranze linguistiche che popolano la Russia, come Buriati, Daghestani, Ceceni, Baschiri, Tartari…

Ricco di risorse naturali, il Bashkortostan è una delle regioni più povere della Federazione, cosa che lo trasforma inevitabilmente in
un solido serbatoio di lavoratori a contratto pronti ad arruolarsi sul fronte ucraino in cambio d’uno stipendio fino a 300.000 rubli (3.116 euro). ben al di sopra del salario minimo fissato a 16.242 rubli (169 euro).

Per queste dichiarazioni Alsynov è condannato ad una multa di 10.000 rubli, pena lieve adottata dai giudici probabilmente in considerazione della popolarità dell’imputato.

Ora però Putin, in corsa per un ennesimo mandato presidenziale, non vuole che in nessuna parte del suo vasto impero sorgano ribellioni: di qui, la dura condanna emessa dalla corte baskira.

Se però qualcuno pensava che la sentenza passasse inosservata, si è sbagliato: in realtà la tensione a Ufa e nelle altre città baskire è alta e potrebbero esserci altre proteste.

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IL PIANETA RUSSO E’ VIVO!

Insomma, i segnali che giungono dalla russia indicano che c’è vita in quel pianeta e c’è gente che non accetta né il regime né la guerra ed è disposta, come le donne di “road to home” a solidarizzare con le ucraine perché dice l’amministratrice di quel gruppo su telegram «Anche loro soffrono quel che soffro io ed anche loro temono di dover ricevere la notizia d’un caro morto in battaglia».

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] Javier G. Cuesta, Madres y esposas de movilizados rusos reclaman su regreso de Ucrania: “No le deseo a nadie el terror que siento”, elpais.com, 26 gennaio 2024.
[2] Benoît Vitkine, A Moscou, des Russes osent déposer des fleurs pour l’Ukraine : « Je suis lâche, mais ça, au moins, je peux », lemonde.fr, 27 gennaio 2024.

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