BRASILE ROUSSEFF RIFA’ IL GOVERNO
(3 ottobre 2015).

BRASILIA. La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha annunciato un rimpasto di governo col fine di tagliare la spesa pubblica. L’annuncio vien dato mentre il Brasile è in preoccupante recessione e la disoccupazione va crescendo.

BRASILE_mappaNelle intenzioni di Rousseff vi è il taglio di otto ministeri, ma la mossa si giustifica probabilmente anche con la necessità di recuperare popolarità presso l’opinione pubblica dopo le maxi-manifestazioni “Fora Dilma” di agosto in cui sono state chieste le sue dimissioni, a causa dell’enorme scandalo Petrobras, che la vede coinvolta in prima persona. L’indice di gradimento della presidente è dato oggi all’8% e di recente l’ex capo dello Stato Luis Ignacio Lula da Silva ha preannunciato la propria candidatura alle presidenziali del 2018 per rinvigorire le speranze di successo elettorale del PT.

Petrobras. Lo scandalo Petrobras è scoppiato nel novembre 2014 e continua, arricchendosi ogni giorno di colpi di scena e nuove rivelazioni: l’accusa sostiene che son stati creati fondi “neri” pari a tre miliardi di dollari, frutto di “bustarelle” pagate ai dirigenti dell’azienda pubblica, in particolare a José Carlos Cosenza, direttore degli approvvigionamenti, e a Maria das Graças Foster, amministratore delegato di Petrobras. Implicati nel riciclaggio anche l’ex direttore di Petrobras, Paulo Roberto Costa, e il faccendiere Alberto Youssef, divenuti poi collaboratori di giustizia.
Tra le varie aziende costrette a pagare, anche la fiamminga SMB Offshore, che ha ammesso d’aver versato mazzette per un totale di 139,2 milioni di dollari a dirigenti di Petrobras.
Rousseff, che allora dirigeva il colosso, ha sempre negato ogni suo coinvolgimento nei fatti di corruzione, ma per i giudici non poteva non essere a conoscenza del ricco giro di tangenti attorno alla compagnia petrolifera nazionale. In maggio, un ex manager della Petrobras, per la prima volta, l’ha tirata direttamente in ballo, accusandola di aver autorizzato nel 2006, quand’era membro del governo Lula, nonché presidente del consiglio d’amministrazione dell’azienda. Lei ha sempre detto di essersi opposta a quell’acquisto.

Le proteste. Già nel giugno 2013 le strade brasiliane furono invase da cortei di protesta contro la Confederation’s Cup e, soprattutto, per le enormi spese sostenute dal Paese per organizzare i mondiali di calcio del 2014: l’accusa rivolta all’amministrazione Rousseff era quella d’aver distratto molti fondi dai programmi d’aiuto alla povertà per investirli sulla World Cup. Nell’autunno 2014 rousseff ha riottenuto la presidenza della repubblica di stretta misura nel ballottaggio contro Aecio Néves e la sua maggioranza parlamentare è andata indebolendosi.

Si ha l’impressione che i giorni di gloria del governo del PT siano ormai alle spalle e che una serie di fantasmi del passato, corruzione, malgoverno, inflazione, povertà, degrado, si stiano pericolosamente riaffacciando.

PIERLUIGI GIACOMONI