BASSA SASSONIA E BERLINO
(18 Settembre 2016)

HANNOVER-BERLINO. Ad un anno dal rinnovo del Bundestag, si stanno tenendo in diversi Länder della Germania delle
elezioni amministrative che aiutano a testare la popolarità dei diversi partiti tedeschi, vecchi e nuovi.

Il 4 settembre si è votato nel piccolo Meclemburgo, l’11 settembre in Bassa Sassonia ed oggi a Berlino.

Sulle elezioni in Meclemburgo-Pomerania Occidentale ci siamo già soffermati.

Vale invece la pena commentare brevemente i dati che giungono dal Land della Bassa Sassonia, una regione della
parte occidentale del Paese.

Bassa Sassonia. Se in Meclemburgo il fronte della protesta aveva tutto sommato trionfato, mettendo le ali ad AFD
(Alternative für Deutschland), in Bassa Sassonia, la situazione è ben diversa:
l’AFD ottiene solo il 7,8% e raccoglie il 10,1% ad Hannover, capoluogo del Land.

A livello regionale, si situa al quarto posto alle spalle di CDU (34,4%), SPD (31,2%) e Verdi (10,9%).

Ad AFD, stavolta, è andata peggio che in Assia a marzo quando raggiunse l’11,9%.

In generale, si può dire che il partito creato da un gruppo di professori universitari, avversari dell’unione
monetaria europea, va meglio nei Länder orientali che in quelli occidentali.

Secondo i diversi sondaggi che si stanno stilando, invista delle federali del prossimo anno, AFD potrebbe
conquistare il 12-13% e situarsi alle spalle di CDU e SPD divenendo la terza forza politica tedesca.

Malgrado la disoccupazione che affligge i Länder occidentali, soprattutto quelli della regione della Ruhr, una
volta centro nevralgico della potenza industriale tedesca, la formazione di Frauke Petry deve condividere il voto
di protesta con l’estrema sinistra e l’astensionismo che si attesta intorno al 45% dei possibili votanti.

Berlino. Oggi, domenica 18 settembre, tocca ai berlinesi rinnovare il loro parlamento regionale.

Cinque anni fa, l’SPD ottenne il 28,3%, la CDU il 23,4%, i verdi il 17,7%, la sinistra l’11,7, i Pirati l’8,9.

Nel corso della legislatura c’è stato il cambio della guardia al municipio rosso: nel 2014 si è dimesso Klaus
Wowereit ed il suo posto è stato preso dal borgomastro attuale Michael Müller.

Berlino, al pari di Amburgo e Brema è una città-Stato: cioè il suo Rathaus ha lo statuto d’un Landtag ed il
borgomastro fa parte del Bundesrat.

Finora la città era retta da una Grande Coalizione SPD-CDU, ma Müller ha lasciato intendere che se i risultati
finali glielo permetteranno, vorrebbe formare un governo rosso-verde.

I socialdemocratici, che guidano la capitale dal 2001, dovrebbero confermarsi primo partito: i sondaggi li danno
intorno al 23-24%, in calo rispetto a cinque anni fa.

La Cdu, dovrebbe raccogliere il 17-18% dei consensi: anch’essa in forte flessione rispetto al 2011.
Dopo lo shock di due settimane fa in Meclemburgo-Pomerania Occidentale, dove erano stati sorpassati dai populisti
della AfD, i cristiano-democratici rischiano una nuova domenica di passione.
Stavolta dovrebbero superare il partito di Frauke Petry, che dovrebbe raccogliere il 13-14% ed entrare nel decimo
parlamento regionale su sedici, ma potrebbero finire per la prima volta al terzo posto dietro i Verdi, dati intorno
al 15-17%.

La sinistra è accreditata del 15%; I Pirati, che nel corso della legislatura sono stati dilaniati da contrasti, per
cui il loro gruppo parlamentare si è praticamente smembrato, dovrebbero uscire dalla camera berlinese, mentre
potrebbero rientrarvi i risorgenti liberali della Fdp, dati intorno alla soglia di sbarramento del 5%. Sui
risultati pesa però l’incognita degli indecisi: oltre il 40% degli aventi diritto non sa se votare e per chi.

La campagna elettorale è stata dominata da temi come l’inefficienza degli uffici pubblici, le condizioni disastrose
in cui versano molti edifici scolastici e soprattutto l’incremento degli affitti e la crescente carenza di
abitazioni a prezzi accessibili.
Mentre la questione degl’immigrati, cara ad AFD non ha fatto breccia come in Meclemburgo. Del resto Berlino è già
oggi una città multietnica e multiculturale, situata in quella linea di faglia tra la progredita Germania
Occidentale e la più arretrata Germania Orientale.

Questa faglia si manifesta ampiamente, come abbiamo visto, tutte le volte che l’elettorato viene chiamato ad
esprimersi.

PIER LUIGI GIACOMONI