BARBADOS DIVENTA REPUBBLICA
(26 Ottobre 2021)

BRIDGETOWN. In agosto l’annuncio, ora l’elezione: dal 30 Novembre Dame Sandra Mason sarà la prima Presidente della Repubblica di Barbados. Con questo passo Bridgetown taglia uno degli ultimi legami che la uniscono alla Gran Bretagna e alla sua regina. Finora infatti Elisabetta II Windsor era il capo di stato riconosciuto dell’isola caraibica, rappresentata in loco da un Governatore, anzi, in questo caso, una Governatrice.

Il piccolo Stato rimane membro del Commonwealth delle Nazioni, ovviamente, ma la decisione presa dai legislatori potrebbe far da battistrada ad altri parlamenti della regione caraibica in cui da tempo si parla di passare dal regime monarchico a quello repubblicano.

Tra i diversi Stati nati dalla dissoluzione delle Indie occidentali britanniche al momento sono repubbliche Dominica e Trinidad e Tobago: in Giamaica, qualche anno fa, la Premier Portia Simpson Miller, in carica dal 2012 al ’16, aveva fatto una propria bandiera modificare la costituzione in modo da eleggere un Presidente. Il nuovo governo laburista di Andrew Holnes però ha messo nel cassetto questo progetto. Anche Saint Vincent e Grenadine e Grenada hanno per qualche tempo accarezzato l’ipotesi di diventar repubbliche, poi però non s’è fatto nulla.
Del resto, nel Commonwealth sono tuttora monarchie Stati ben più importanti come Canada, Australia e Nuova Zelanda che non paiono intenzionati a mutar statuto.
(in vero, in Australia nel ’98 si tenne un referendum, ma la maggioranza della popolazione si espresse per lo status quo).

A Barbados, la discussione su un possibile mutamento istituzionale andava avanti da una quarantina d’anni, ma solo nel 2020 il governo decide di metter in atto il progetto: il parlamento viene così investito delle necessarie modifiche alla costituzione che richiedono il consenso d’entrambe le camere. Dopo il 30 novembre, 55anniversario dell’indipendenza nazionale, i legislatori dovranno stendere una nuova costituzione che probabilmente assegnerà al presidente le stesse prerogative attribuite oggi al Governatore generale mantenendo in questo caso inalterato l’attuale assetto parlamentare.

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BARBADOS.

GEOGRAFIA.

L’isola di Barbados fa parte delle piccole Antille ed è situata sul confine tra il mar dei Caraibi e l’oceano Atlantico: è un territorio praticamente pianeggiante. Il monte più elevato è Mount Hillaby, vetta più alta del Paese (350 metri s.l.m.).

Le nazioni più vicine sono Saint Lucia e Saint Vincent e Grenadine, anch’esse nate dalla polverizzazione delle British West Indies.

Il territorio è prevalentemente calcareo ed è percorso da alcuni brevi corsi d’acqua che raggiungono presto il mare.
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L’interno è dominato dalla monocultura della canna da zucchero, la cui crescita è favorita dal clima tropicale caratterizzato dall’alternanza di una stagione asciutta (da dicembre a maggio) e una piovosa (da giugno a novembre); le precipitazioni sono più copiose nell’interno. Le temperature variano da una media di 22°C nei mesi più freschi a una di 30°C nei mesi più caldi.

Come tutta questa regione, anche Barbados è esposta al fenomeno degli uragani che tra settembre e novembre investono l’area, provocando talvolta ingenti devastazioni e perdite di vite umane.

Tuttavia, un quinto del territorio è coperto dalla foresta pluviale.

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POPOLAZIONE, LINGUE E RELIGIONI.

l’isola è densamente popolata: 301.000 abitanti (luglio 2021) vivono su 431 kmq.: la densità media è di 700 persone per chilometro quadrato.

La maggioranza degli individui discende dagli antichi schiavi che popolarono l’isola tra XVII e XIX secolo, perciò ha le sue vere origini in Africa (92,4%): il resto è costituito da meticci (3,1%), bianchi (2,7%), Indiani (1,3%), altri 0,2% (2010).

L’inglese è lingua ufficiale, ma si parla anche il Bajan, un dialetto che fonde termini anglosassoni con espressioni d’origine africana.

La stragrande maggioranza degli abitanti è di religione protestante (66,4%), articolata in anglicani (23,9), Pentecostali (19,5%), Avventisti, (5,9%), Methodisti (4,2%), Wesleyani (3,4%), Nazareni (3,2%), Chiesa di Dio (2,4%), Battisti (1,8%), Moraviani (1,2%), altri 0,9%).

I Cattolici sono il 3,8%, i testimoni di Geova il 2,0%, altri il 3,4%.

Vi sono piccole minoranze di Rastafariani (1,0%), altre fedi 1,5%; non credenti o agnostici si dichiarano il 20,6%.

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ORDINAMENTO DELLO STATO.

Barbados finora era una monarchia costituzionale ereditaria: il suo assetto istituzionale segue il modello Westminster.

Il potere legislativo è costituito di due camere:

1. la House of Assembly, camera bassa, composta di 30 membri, eletti ogni cinque anni a suffragio universale. Il sistema elettorale adottato è quello del first-past-the-post, per cui il candidato più votato in ciascuna circoscrizione è proclamato eletto.

2. il Senato, composto da 21 membri, nominati dal Governatore Generale: 12 proposti dal leader della maggioranza, 2 da quello della minoranza e 7 scelti dal Governatore Generale.

Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dal suo gabinetto: solitamente, dopo le elezioni, il Governatore Generale invita il leader del partito vincitore a formare il nuovo governo.

Attualmente, alla testa dello Stato ci sono due donne: Dame Sandra Mason, Governatrice e prossimamente Presidente, e Mia Mottley, Primo Ministro.

Il potere giudiziario è indipendente dalla politica e si articola in diverse corti.

Lo stato si suddivide in 11 Parishes (parrocchie): esse non hanno una funzione religiosa ma amministrativa; tuttavia, a Barbados non esiste governo locale: con una legge del 1967, sono stati sciolti i consigli locali, per cui il governo centrale amministra direttamente i diversi territori attraverso dei commissari.

Comunque, le undici parrocchie sono:

1. Christ Church;
2. Saint Andrew;
3. Saint George;
4. Saint James;
5. Saint John;
6. Saint Joseph;
7. Saint Lucy;
8. Saint Michael;
9. Saint Peter;
10. Saint Philip;
11. Saint Thomas.

Bridgetown è l’unica città d’una certa consistenza: la maggioranza della popolazione vive in campagna o in piccoli centri.

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STORIA.

Prima dell’arrivo degli Europei, Barbados è abitata da nativi americani Carib e Arawak: Nel 1536 il navigatore portoghese Pedro Campos giunge sull’isola, ma sono gli spagnoli ad assumerne il controllo, riducendo in schiavitù i nativi, poi però l’abbandonano, perché non vi rinvengono né oro né argento. Nel 1625, Henry Powell vi sbarca e la occupa in nome della corona inglese. Colpito dalla vegetazione rigogliosa e dalla ricchezza del territorio riparte, lasciandovi 80 coloni e alcuni schiavi perché costruiscano opere di insediamento soprattutto nella zona di Holetown.

Nel XVII secolo, i nativi si estinguono per cui l’isola viene ripopolata con schiavi africani impiegati nelle piantagioni di zucchero fino al 1834, anno in cui il parlamento di Westminster abolisce la tratta dei neri dall’Africa all’America.

L’economia isolana tuttavia per lungo tempo dipende dalla produzione ed esportazione di zucchero e di rum, il liquore che si ricava dalla fermentazione della melassa.

A differenza di quanto avviene nella maggior parte delle isole caraibiche, in cui il possesso dei territori cambia a seconda dei conflitti tra un colonizzatore e l’altro, Barbados rimane possedimento britannico fino all’indipendenza ottenuta nel XX secolo.

Secondo alcuni, la ragione di questa stabilità dipende dalla posizione geografica dell’isola: mentre le altre Antille formano un arco con la convessità rivolta verso l’Oceano Atlantico, Barbados è l’unica spostata verso l’esterno, cosicché la sua posizione la colloca sempre sottovento.
I velieri che avrebbero voluto attaccarla, sono costretti a navigare sempre controvento, cosa che rende l’operazione di difficile realizzazione.

Dal 1833 al 1885, dunque, Barbados è aggregata alla colonia delle isole di sopravento britanniche (British Windward Islands) che comprendeva tra le altre Saint Lucia, Saint Vincent, le Grenadines, e Grenada, divenuti successivamente Stati indipendenti.

Nell’85 Barbados è costituita in colonia a sé stante, con una propria amministrazione.

Negli anni 30 del XX secolo crescono le tensioni sociali a causa della crisi economica innescata dal crollo di Wall Street: nel 1938 sono fondati i sindacati e poco prima che scoppi la Seconda guerra mondiale una Commissione Reale consiglia le autorità locali d’attuare delle riforme, che, a causa del conflitto, vengono posticipate al dopoguerra.

Negli anni 50, i barbadiani possono per la prima volta eleggere una parte dei membri del Consiglio Legislativo e i leader dei primi partiti locali entrano nel Consiglio esecutivo: Grantley Herbert Adams (1898 – 1971), è il primo premier del Paese. Nel ’58 lo sostituirà Hugh Gordon Cummins (1891 – 1970).

Il 3 Gennaio 1958, Londra crea la federazione delle Indie occidentali britanniche che raggruppa nove possedimenti britannici: Antigua e Barbuda, Barbados, Dominica, Grenada,
Giamaica, Saint Kitts e Nevis,
Saint Lucia,
Saint Vincent e Grenadine e Trinidad e Tobago vengono dotate di strutture amministrative e legislative comuni in vista della proclamazione dell’indipendenza.

La speranza dei britannici è che l’esempio dell’Unione canadese e del Commonwealth australiano spingano questi territori a cooperare insieme. Ma l’emergere di rivendicazioni nazionaliste tra i membri della Federazione la fanno fallire: il 31 maggio 1962 viene sciolta.

Sir Grantley Herbert Adams (Barbados) esercita per quattro anni l’importante ruolo di Primo Ministro federale.

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L’INDIPENDENZA.

Nel 1961, Barbados ottiene l’autogoverno interno, nell’ambito della citata Federazione ovestindiana: di conseguenza, sono indette le prime vere elezioni parlamentari.

Dalle urne, emerge vincitore il Democratic Labour Party (DLP), guidato da Errol Barrow che per quindici anni dominerà la scena politica nazionale.

Barrow è un convinto nazionalista e vuole conseguire la piena indipendenza dell’isola: l’obiettivo è raggiunto il 30 Novembre 1966: pur rimanendo parte del Commonwealth delle Nazioni e riconoscendo in Elisabetta II il ruolo di regina di Barbados, ottiene che l’isola sia pienamente sovrana.

Gli obiettivi principali della nuova amministrazione sono la diversificazione dell’economia, sganciandola dalla dipendenza dal mercato internazionale dello zucchero e derivati e l’integrazione con le economie degli altri Stati dell’area caraibica.

Nel primo ambito, vengono incoraggiati investimenti per la creazione di piccole industrie, così come si promuove il turismo e la creazione d’un settore assicurativo-bancario che farà dell’isola un luogo dove investire pagando relativamente poche imposte, insomma, una giurisdizione offshore.
(la borsa valori di Bridgetown è una delle più importanti nell’area caraibica).

Nel secondo ambito Barrow si fa promotore d’un’area di libero scambio tra le ex colonie britanniche nelle Antille: nasce così il CARIFTA che successivamente si trasforma nel CARICOM.

Nel ’76, Barrow perde le elezioni: al suo posto subentra Tom Adams (1931 – 1985), leader del Barbadian Labour parrty (BLP): questi concede nel 1983 appoggio agli Stati Uniti in occasione dell’intervento nell’isola di Grenada, dove ha preso il potere il New Jewel Mouvement che vorrebbe instaurare un regime socialista.
Washington, però, ritiene il Premier grenadino Maurice Bishop una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense che considera i Caraibi il proprio “cortile di casa”.

Occorre ricordare che in quegli anni l’America Centrale è in piena ebollizione:

• Nel 1979, i sandinisti prendono il potere in Nicaragua,
• nello stesso anno in Salvador esplode una lunghissima e sanguinosissima guerra civile;
• in Guatemala il regime militare fatica a contenere la guerriglia maya e contadina: nell’83 Efraim Rios Montt, che ha preso il potere con la forza, compie orrendi massacri nelle aree abitate dai nativi;
• a Panamà, dopo la scomparsa di Omar torrijos il potere è preso da manuel Antonio Noriega che verrà rovesciato nell’89 dagli Stati Uniti con un intervento simile a quello compiuto a Grenada.

Dopo l’improvvisa morte di Adams (1985), gli succede, per breve tempo, Harold Bernard St. John, che però l’anno seguente deve cedere di nuovo il posto a Errol Barrow, vincitore delle legislative dell’86. Barrow, che ha criticato l’intervento statunitense a Grenada, muore in carica nell’87: il suo posto è preso da Lloyd Erskine Sandiford (1937) che rimane Primo Ministro fin al ’94.

In quell’anno, nuovo ribaltone: Owen Arthur (1949 – 2020) diventa capo dell’esecutivo: Conserverà la carica fin al 2008.

Arthur vorrebbe proclamare la Repubblica, ma la proposta di legge per convocare un referendum istituzionale non passa: anzi, con le elezioni parlamentari del 2008 perde il potere a beneficio di David Thomson che tuttavia muore in carica nel 2010. Il suo posto è preso da Freundel Stuart.

Con le elezioni del 24 maggio 2018 nuovo cambio della guardia: Stuart perde le elezioni ed anche il suo seggio parlamentare.

Mia Mottley, infatti, ottiene dalle urne tutti i 30 seggi della camera di Bridgetown divenendo così la prima donna Primo Ministro.

Il risultato elettorale è sconvolgente: il Partito Laburista consegue 112.955 voti (73,47%, mentre il partito Democratico Laburista ne raccoglie solo 33.551 (21.82%).

Nelle elezioni precedenti, i rapporti di forza tra i due schieramenti era molto più equilibrato: i demolaburisti avevano 16 seggi mentre i laburisti 14.

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LA POLITICA.

La scena politica barbadiana è dominata dall’indipendenza ad oggi da due soli partiti che si alternano al potere:

1. Il Barbadian Labour Party (BLP), fondato negli anni 50 da Sir Grantley Herbert Adams, che nel ’38 aveva dato vita ai sindacati;
2. IL Democratic Labour Party (DLP), fondato nel ’55 da alcuni politici radicalmente nazionalisti che volevano subito l’indipendenza: per quasi trent’anni Errol Barrow ne sarà leader.

Non mancano naturalmente altri partiti, ma raccolgono poco seguito popolare.

Dal 1961 ad oggi il DLP ha governato per 33 anni, mentre il BLP per i restanti 27.

In particolare: il DLP è al potere dal ’61 al ’76, dall’86 al ’94, dal 2008 al ’18; il BLP occupa il potere dal ’76 all’87, dal ’94 al 2008 e dal ’18 ad oggi.

Se all’inizio le posizioni ideologiche dei due schieramenti erano differenziate, il DLP liberale progressista, il BLP conservatore, col tempo le posizioni delle due forze politiche si sono avvicinate, per cui le campagne elettorali sono più un confronto personale fra i candidati che un conflitto ideologico.

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ECONOMIA.

Sebbene, secondo la Banca mondiale, Barbados sia il 52o paese più ricco al mondo per prodotto interno lordo, uno studio del 2012 rivela che il 20% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e il 10% non riesce a nutrirsi adeguatamente.

Storicamente, l’economia isolana è dipesa molto dalla coltivazione della canna da zucchero e dalle attività connesse, tuttavia negli anni 70 e 80 del XX secolo, su impulso del governo sono state create alcune piccole industrie, si è potenziato il settore turistico e i servizi finanziari: tuttavia il Paese ha attraversato momenti di crescita molto veloce alternati a recessioni come dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 o durante la crisi economica globale tra il 2008 e il ’13.

al largo delle sue coste sono state trovate riserve di petrolio e gas naturale.

La moneta nazionale è il dollaro barbadiano che da anni corrisponde a circa 50 centesimi di dollaro statunitense: la sua quotazione è molto stabile: stampato dalla Banca Centrale di Barbados dal 1972, ha sostituito il dollaro dei Caraibi orientali, moneta corrente sull’isola per molti decenni.

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MEDIA E LIBERTA’ DI STAMPA.

La stampa e i mezzi di comunicazione elettronici sono liberi ed esprimono diversi punti di vista: l’unico network televisivo è gestito dal governo mediante la Caribbean Broadcasting Corporation (CBC): lo stesso ente gestisce un servizio di TV a pagamento che permette di seguire i programmi delle reti internazionali.

CBC ha tre reti radiofoniche attive sull’FM che convivono insieme a una dozzina di stazioni di proprietà privata.

Gli internauti sono 239.664, pari all’81.76% della popolazione (stima del luglio 2018).

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CURIOSITA’.

IL NOME, LO SPORT, LA MUSICA E IL BAJAN.

IL NOME.

L’origine del nome “Barbados” è controversa: deriverebbe dall’espressione portoghese “os barbados” (i barbuti) riferita alle lunghe radici aeree pendenti dagli alberi di fico barbuto (Ficus citrifolia), originario dell’isola.

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LO SPORT.

Il cricket è lo sport più amato: nel 2007, insieme agli altri Stati delle Indie occidentali, Barbados ospitò un’edizione dei mondiali di questa disciplina. I giocatori di Barbados formano, coi loro colleghi delle
altre isole caraibiche anglofone, un’unica squadra, West Indies che fa parte del nucleo forte delle dodici nazioni che secondo l’International Cricket Board possono giocare i testmatch, partite della durata di cinque giorni.

Esse sono: Australia, Bangladesh, India, Inghilterra, Irlanda, Kenya, Nuova Zelanda, Pakistan, Sri Lanka, sud Africa, Zimbabwe.

Queste sono automaticamente qualificate ai mondiali che si disputano ogni quattro anni: le gare in questo caso seguono le regole dei One Day International (ODI). Due innings della durata di 50 overs ciascuno. Le partite iniziano la mattina e terminano a sera.

Per rendere più spettacolare il cricket, Negli ultimi anni si è affermata la formula del twenty-twenty (T20): due innings della durata di 20 overs ciascuno. Le partite sono molto più brevi.

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LA MUSICA.

Barbados è divenuta famosa per aver dato i natali alla pop star Rihanna che nel 2009 fu insignita dal Primo Ministro David Thomson dell’onorifica carica d’ambasciatrice per la gioventù e la cultura.

La musica locale fonde insieme tipiche sonorità africane e britanniche: il folklore propone canti e danze eseguiti da piccoli gruppi durante feste o ricevimenti o riti religiosi.

Insieme a Guadalupa, Martinica, Trinidad, Cuba, Porto Rico e le isole Vergini è uno dei centri di produzione di jazz caraibico.

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IL BAJAN.

Bajan è insieme una lingua e il nomignolo che viene dato ai barbadiani: la lingua è parlata praticamente da tutti gli abitanti dell’isola che l’usano nelle situazioni non ufficiali, l’inglese invece è utilizato nei media, in tribunale, in parlamento, sui giornali.

E’ una delle tante lingue creole che si parlano nei Caraibi con una grammatica ancora più semplificata rispetto a quella inglese standard.
Tra i linguisti è da tempo in corso un dibattito se il Bajan sia un Pidgin o una lingua vera e propria.

Storicamente, questo idioma è nato quando gli schiavi provenienti dall’Africa occidentale, deportati sull’isola tra Seicento e Ottocento hanno dovuto imparare l’inglese per potersi rivolgere ai loro padroni. Come accaduto negli Stati Uniti, l’apprendimento è stato approssimativo. Così, col tempo, si è formata una parlata vernacolare che fonde insieme termini anglosassoni, anche deformati, con espressioni d’origine africana.

Il Bajan è una lingua prevalentemente parlata senza una propria ortografia: in questo modo esistono numerose varianti tra le diverse zone dell’isola. Comunque, ha molte cose in comune con altre lingue creole usate nelle altre isole dei Caraibi anglofoni.

A causa delle migrazioni, ha influenzato diversi dialetti parlati nelle Caroline e nel sud degli Stati Uniti.

PIER LUIGI GIACOMONI