ANGOLA. L’MPLA VINCE L’ELEZIONE PIU’ SERRATA DELLA STORIA NAZIONALE
(30 Agosto 2022)

LUANDA. Dopo una settimana di conteggi, il 29 agosto la Commissione Nazionale elettorale (CNE) ha comunicato che l’MPLA (Movimento Popolare per la Liberazione dell’angola) al potere fin dall’indipendenza dal Portogallo, ha vinto l’elezione più serrata nella storia nazionale.

Mai era capitato che la distanza tra i due partiti principali, quello al governo e l’UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola), all’opposizione, fosse meno di 8 punti percentuali.

Eppure è accaduto: l’MPLA, infatti, ha ottenuto solo 51,17% dei voti, ossia la sua più cattiva prestazione mentre l’UNITA ha raggiunto l’obiettivo storico di sfiorare il 44% delle preferenze.

Le altre forze in campo han raccolto circa il 5% delle schede: in parlamento l’MPLA ha 124 seggi su 220, l’UNITA 90, gli altri partiti 6.

In Angola non si tengono vere elezioni presidenzziali: il titolare della massima carica nazionale è il capolista del partito vincitore.
Tuttavia, il confermato João Lourenço dovrà concordare con l’opposizione la maggior parte dei progetti di legge perché non dispone più della maggioranza dei due terzi per far accettare dal parlamento le proprie proposte.

Non a caso, appena proclamato eletto, Lourenço ha detto: «Sarò il Presidente di tutti gli angolani e il mio impegno è di lavorare instancabilmente affinché l’Angola sia una grande economia, una grande democrazia una società dove tutti gli Angolani possano avere le stesse opportunità, dove possano sviluppar i i loro talenti e capacità, nonché continuare a prosperare. Il 24 Agosto il popolo angolano ha deciso senza equivoci, cosa che gli spettava di fare, di riportare l’MPLA alla testa dello Stato per i prossimi cinque anni, come garante della stabilità e del consolidamento della democrazia e dello stato di diritto.

Durante tutta la campagna elettorale,ho avuto occasione, una volta di più, d’ascoltare gli angolani, di conoscere i loro bisogni, le loro ansie per il futuro. Ho potuto rendermi conto che il loro voto per l’MPLA è una manifestazione di fiducia, cosa che comporta una pesante responsabilità, affinché siano promossi il dialogo e la concertazione sociale con i partner della società civile.»

E’ evidente che il Presidente sta cercando di creare un clima di collaborazione tra governo e opposizioni per evitare che il Paese possa piombare nuovamente in un conflitto interno dagli esiti imprevedibili.

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ANSIE DI CAMBIAMENTO

Diversi osservatori hanno fatto notare nei loro articoli di presentazione dello scrutinio che il panorama politico angolano proponeva delle novità rispetto al passato. Finora infatti nelle elezioni precedenti non c’era partita: nel 2012 ad esempio l’MPLA aveva ottenuto il 71%, nel 2017 era sceso al 61%. Nel 2022 invece è stato difficile per il partito-Stato angolano superare la maggioranza assoluta.

Il malcontento, soprattutto quello giovanile si è espresso in due modi: votando UNITA (a Luanda l’opposizione ha doppiato lo schieramento governativo [62-33]) oppure astenendosi (solo il 45% degli elettori si è recato alle urne).

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I PROTAGONISTI

João Lourenço

João Manuel Gonçalves Lourenço (detto JLo), nasce il 5 Marzo 1954 a Lobito da una famiglia d’umili origini, il padre lavora come infermiere (una delle poche professioni concesse ai neri nell’Africa Coloniale Portoghese), mentre la madre fa la sarta. 
Dopo la caduta del regime salazarista in Portogallo, in compagnia di altri giovani si unisce alla lotta di liberazione nazionale nelle fila del MPLA a Punta Negra (Repubblica del Congo). Nell’agosto del 1974, partecipa ai combattimenti nella frontiera settentrionale dell’Angola contro l’esercito zairese che viene sconfitto nella provincia di Cabinda.
Si reca, poi, nell’allora URSS, dove dal 1978 al 1982, nell’Accademia Superiore Lenin, oltre alla formazione militare ottiene il Master in Scienze Storiche.
Dal 1989 al 1990 è Capo della Direzione Politica Nazionale delle FAPLA (Forze Armate per la Liberazione dell’Angola). Dal 1998 al 2003 è Segretario Generale dell’MPLA e Presidente della Commissione Costituzionale. Dal 2003 all’aprile del 2004 è primo Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale. 
Dal 2014 al 2017 è Ministro della Difesa, carica che lascerà dopo essere stato eletto Presidente della Repubblica col 61% dei voti, divenendo così il terzo Capo dello Stato della storia angolana.

Già alla fine del 2016 era stato scelto come candidato per il MPLA  per le elezioni dell’anno successivo al posto di José Eduardo Dos Santos che aveva annunciato il suo ritiro dalla vita politica.

«Il suo [primo] mandato presidenziale si è caratterizzato principalmente – scrive Nicolas Castagna[1] – per una serie di riforme in diversi settori, come quello finanziario, petrolifero e fiscale, influenzate dalle decisioni di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, così come l’avvio della campagna anti-corruzione. Quanto alla politica estera, JLo sembra essersi distanziato dalla Repubblica Popolare Cinese, con la quale il suo predecessore aveva intrattenuto degli ottimi rapporti, privilegiando una sorta di multilateralismo. Tuttavia, nel corso dei cinque anni della sua presidenza ha dovuto affrontare alcune sfide, come la pandemia di COVID-19 (e la conseguente crescente inflazione) e l’instabilità del kwanza, la moneta angolana. Il malcontento all’interno della popolazione angolana si è manifestato in più occasioni, come nel caso della protesta avvenuta l’11 novembre 2020 (celebrazione della giornata dell’indipendenza angolana), nella quale si è registrato anche un morto a causa della repressione da parte della polizia.»

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Adalberto da Costa Júnior

Nato l’8 Maggio 1962, figlioccio di Jonas Savimbi, storico capo e fondatore dell’UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola), Costa Júnior si laurea in Ingegneria Elettrica presso l’Istituto Superiore di Ingegneria Portuale ed in Etica Pubblica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Entra nell’UNITA nel 1975. Negli anni successivi rappresenterà il partito in Portogallo, Italia e Vaticano. richiamato in patria farà rapidamente carriera: nel 2003 è Segretario Provinciale a Luanda, poi portavoce. Entrato nell’Assemblea Nazionale, è vicecapogruppo poi capogruppo parlamentare. Il 15 novembre 2019 è eletto Presidente dell’UNITA, sostituendo così Isaías Samakuva, che si ritira dopo 16 anni di leadership.

Al lancio della sua campagna elettorale, da Costa Júnior critica la gestione di Lourenço del potere, sottolineando la necessità di un «governo inclusivo e partecipativo» al posto dell’esecutivo monocolore dell’MPLA.

a suo parere sarebbero necessarie:

1. Una profonda revisione della Costituzione ridimensionando le prerogative del Presidente;
2. La convocazione delle elezioni locali da tempo rinviate a data da destinarsi;

Sul piano sociale sarebbe opportuno migliorare i servizi sanitario e scolastico, prevedere programmi di edilizia popolare, incentivi allo sviluppo dell’agricoltura in modo daprodurre più cibo, lottando in questa maniera contro la fame delle classi più povere.

«Infine – conclude Castagna[2] – ha fatto appello per una campagna elettorale più trasparente e giusta, accusando il MPLA di brogli. Infatti, Costa Júnior ha richiamato l’attenzione sui tentativi di manipolazione, da parte del partito governativo, delle liste elettorali, in cui figurano ancora diversi morti che, secondo l’UNITA e i suoi alleati, potrebbero risuscitare miracolosamente per esprimere un voto in favore dell’MPLA, come anche in passato è accaduto. Tra proteste e malcontento sociale, queste elezioni potrebbero rappresentare una svolta senza precedenti nella politica angolana, con Costa Júnior che potrebbe essere il leader di tale cambiamento sotto lo slogan della sua campagna elettorale “Il momento è ora”, alludendo al cambiamento, altra parola-chiave nella sua campagna elettorale.» 

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IL VOTO E IL DOPO

Le operazioni di voto si sono svolte nella calma più assoluta, ma, chiuse le urne i dirigenti dell’UNITA hanno chiesto agli attivisti di seguire minuto per minuto lo spoglio nei diversi seggi per evitare brogli.

Per giorni è stato uno stillicidio di dati parziali, finché il 29 Agosto è stato emesso il verdetto finale non accettato dall’unita, che ha annunciato che proporrà ricorso al Tribunale costituzionale.

Della stessa opinione sono cinque membri della CNE che non hanno firmato i verbali: per ora la piazza è rimasta tranquilla, ma se la tensione dovesse aumentare non si può prevedere cosa possa accadere.

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L’ANGOLA

GEOGRAFIA

Ex colonia portoghese, indipendente dall’11 Novembre 1975, è situata nell’Africa centromeridionale.

E’ estesa 1.246.700 km2 ed è popolata da circa 35 milioni d’abitanti.

Confina a Nord con la Repubblica Democratica del Congo, a est con lo Zambia e a sud con la Namibia.

E’ bagnata ad ovest dall’Oceano atlantico.

Fa parte della repubblica anche l’enclave di Cabinda incastonata tra i due Congo.

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LINGUE, GRUPPI ETNICI E RELIGIONI

Il Portoghese è lingua ufficiale, ma sono parlate anche Kimbundu, Umbundu, Chokwe, Kikongo.

I principali gruppi etnici del paese sono: 37% Ovimbundu, 25% Ambundu, 13% Bakongo, 21% altre etnie africane; vi sono poi 2% di meticci, 1% di cinesi, e 1% di europei.

Il 93% della popolazione è cristiana: 56% cattolica, 23% protestante, 14% altre fedi cristiane; il 5% segue fedi autoctone.

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ORDINAMENTO DELLO STATO E SUDDIVISIONI AMMINISTRATIVE

La repubblica d’Angola è governata da un Presidente, un vicepresidente ed un consiglio dei ministri che esercitano il potere esecutivo; il legislativo è costituito da un’Assemblea Nazionale di 220 membri eletta ogni cinque anni.

Il territorio è suddiviso in regioni e province

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ECONOMIA

Il paese dipende in gran parte dall’esportazione di petrolio, diamanti, oro ed altre materie prime d’importanza strategica.

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STORIA

Non è possibile qui se non tentare un breve riassunto della storia dell’Angola: dopo secoli di dominazione portoghese, per molto tempo limitata alle coste, nel paese ha cominciato a svilupparsi una guerriglia indipendentista cresciuta nello stesso momento in cui nel resto dell’Africa nascevano gli Stati dalla dissoluzione degl’imperi coloniali. Il Portogallo, retto dal regime dittatoriale di António de Oliveira Salazar ed eeredi, combatte con metodi brutali la guerriglia finché con la “rivoluzione dei garofani” (25 aprile 1974) Lisbona decide di concedere l’indipendenza a tutti i suoi domini in Africa. Oltre all’Angola, diventano Stati sovrani le isole di Capo Verde, Sáo Tomé e Príncipe, la Guinea-Bissau, ed il Mozambico. Se per altre realtà il passaggio dal colonialismo alla piena sovranità è relativamente pacifico, per Angola e Mozambico è guerra civile.

in Angola, in particolare, si combattono MPLA, UNITA e FNLA. Eliminato presto dalla contesa l’FNLA, tuttora esistente come partito politico minoritario, la lotta prosegue ad oltranza tra i primi due.

Nel conflitto intervengono diverse potenze straniere: a favore dell’MPLA giungono rinforzi da Cuba, dalla parte dell’UNITA, forze sudafricane (a Pretoria è ancora al potere il regime segregazionista dell’apartheid). .

Si tratta d’una tipica guerra per procura tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Vengono tentate diverse pacificazioni, ma solo nel 2002, con la morte di Jonas Savimbi, si può porre fine ai combattimenti.

Nel frattempo il Paese è passato dal regime monopartitico a quello pluralista, così il confronto tra i due avversari storici della scena angolana si trasferisce all’ambito elettorale.

Dopo la breve presidenza di Agostinho Neto (1975-79), il potere passa nelle mani di José Eduardo dos Santos recentemente scomparso.

Dos santos sarà padrone dell’angola per 38 anni e la sua élite dirigente si arricchirà coi guadagni ricavati dalla vendita delle materie prime.

Ora spetterà al Presidente rieletto dimostrare se davvero l’Angola può diventare una «grande democrazia» o rimanere una proprietà privata d’un’élite rapace, corrotta ed onnipresente. Lourenço nel 2017 ha promesso che avrebbe lottato contro la diffusa pratica delle mazzette: nel primo quinquennio i risultati non sono stati soddisfacenti. Ora è il momento di dimostrare maggiore determinazione.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] N. CASTAGNA, Who is who: João Lourenço, in geopolitica.info, 8 Agosto 2022;
[2] N. CASTAGNA, Who is Who: Adalberto Costa Júnior, in geopolitica.info, 11 Agosto 2022.