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ANDALUSIA. TERREMOTO POLITICO DOPO LE ELEZIONI

Dicembre 6, 2018 • Pierluigi Giacomoni

ANDALUSIA. TERREMOTO POLITICO DOPO LE ELEZIONI
(6 Dicembre 2018)

SIVIGLIA. Terremoto politico dopo le elezioni legislative anticipate nella regione più “rossa” della Spagna: dalle

urne infatti è emerso domenica 2 dicembre un quadro politico profondamente diverso, rispetto al più recente

passato.

Fa notizia l’irruzione nel Parlamento andaluso dell’estrema destra con nostalgie franchiste che conquistando il 10%

dei voti, elegge 12 deputati, ma fa anche clamore il tracollo del PSOE, che ha governato la comunità negli ultimi

40 anni, che scende al suo minimo storico, 28% delle preferenze, perdendo 14 mandati.

Il successo di Vox, il nuovo partito nazionalpopulista che fa paura, avviene a sei mesi dalle elezioni

amministrative in tutto il Paese ed alle elezioni europee: nel 2019 potrebbero anche tenersi le consultazioni

politiche anticipate se il Parlamento di Madrid non approverà, come sembra probabile, il progetto di bilancio per

il prossimo anno, che il governo minoritario socialista di Pedro Sánchez sta per proporre.

E’ concreta la possibilità, in questo contesto,  che a Siviglia venga eletto fra qualche settimana un esecutivo di

centro-destra, col sostegno dei neofranchisti.
***
I dati. Il quadro complessivo dello scrutinio indica appunto che la lista Vox, d’estrema destra,ha conquistato

circa 360 mila voti, mentre solo tre anni fa, in occasione delle precedenti elezioni regionali, ne aveva conseguiti

appena 18 mila. Non solo, la lista che ora si presenterà su scala nazionale sia alle prossime amministrative del 26

maggio che alle politiche, ha ottenuto complessivamente 12 eletti che potrebbero divenire strategici in vista della

formazione del nuovo esecutivo regionale.

Oltre a Vox, esce vincitore della consultazione Ciudadanos, che passa da 9 a 21 seggi, mentre marcia sul posto

Adelante Andalucía, la coalizione d’estrema sinistra composta da Podemos ed altre formazioni anticapitaliste.

Crollano invece, come detto, i socialisti che perdono 14 seggi (33 anziché 47) ed i popolari (26, ossia -7):

entrambi questi schieramenti, che si sono alternati per decenni al governo centrale e nelle comunità autonome,

toccano il loro minimo storico.

Tuttavia, il PP sente d’aver raggiunto un grosso traguardo politico perché si profila l’elezione d’un capo di

governo non socialista e perché solo un anno fa ottenne un modestissimo risultato nelle elezioni autonome in

Catalogna.

Tra gli altri dati salienti della giornata elettorale di domenica scorsa, vanno registrati il netto calo della

partecipazione al voto (-4% rispetto al 2015) e l’aumento delle schede bianche e nulle. Probabilmente, proprio la

bassa partecipazione al voto, alimentata dalla convinzione che il PSOE e Susana Díaz Pacheco, Presidente uscente

della Junta andalusa, avrebbero comunque vinto è una delle concause del tracollo socialista e della sinistra in

genere. Ma l’esito del voto andaluso s’inserisce a pieno titolo in quella striscia negativa che ormai da anni

colpisce le liste della sinistra moderata e radicale che ha portato in Francia, Paesi bassi e Grecia alla quasi

dissoluzione dei partiti socialdemocratici ed altrove ad una loro progressiva marginalizzazione.

Agli occhi dell’opinione pubblica, il PSOE rappresenta l’establishment non immune da corruzione e scandali, mentre

Ciudadanos e Vox sono ancora puri ed incorrotti.
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Le ragioni del risultato. Detto che, ovviamente, gli effetti del voto andaluso si rifletteranno inevitabilmente

sulla scena politica nazionale, contribuendo notevolmente all’indebolimento del già fragile governo Sánchez, in

carica solo da sei mesi, tra le motivazioni che possono aver condotto a questo risultato vi sono indubbiamente:

1. gli effetti prolungati d’una durissima crisi economica che ha investito la Spagna nell’ultimo decennio con alti

tassi di disoccupazione, soprattutto nel settore edilizio, ed il consistente impoverimento e marginalizzazione

d’una fetta consistente di popolazione.

Tale crisi ha investito duramente l’Andalusia creando vaste sacche d’impoverimento;

2. La crescente impopolarità d’una classe politica inadatta ad affrontare le sfide del III millennio ed incapace di

dare risposte soddisfacenti alla mondializzazione in atto.

3. L’incremento del risentimento di vasti strati della popolazione nei confronti dei migranti, accusati d’ottenere

maggior attenzione rispetto ai residenti e tacciati di portar via il poco lavoro esistente.

Su ciò ha picchiato forte Vox sostenendo che il governo Díaz favoriva l’accoglienza dei migranti a scapito della

popolazione locale.

4. la convinzione, in parte confermata dalle numerose inchieste giudiziarie in corso, che i politici siano tutti

corrotti e dediti essenzialmente al soddisfacimento delle proprie ambizioni personali invece che interessati alla

soluzione dei problemi veri della popolazione.

Accanto a questi temi, che possono esser considerati comuni alle opinioni pubbliche di tutta Europa,ve ne sono

alcuni prettamente andalusi su cui ha battuto Vox che ha condotto una campagna elettorale in economia, utilizzando

soprattutto i nuovi media ed il passaparola. Non a caso i sondaggisti non avevano previsto questo risultato: un

mese fa il CIS (Centro de Investigación sociológica) che ogni mese redige un barometro nazionale, aveva assegnato

all’estrema destra al massimo un eletto.

Prima di tutto lo scarso impegno di susana Díaz nella cura della propria regione: la Presidente è stata a lungo

impegnata nella lotta contro il leader nazionale Pedro Sánchez di cui voleva prendere il posto. In secondo luogo,

ha avuto un impatto notevole la vicenda di Gibilterra, connessa a quella della Brexit: la Rocca dal 30 marzo 2019

non farà più parte dell’UE e in andalusia si teme che molti di coloro che tutte le mattine fanno i frontalieri con

la colonia britannica possano perder il lavoro o vedere ridimensionati i loro diritti.

In terzo luogo, crescono i timori per il consistente afflusso di migranti da quando la Spagna è divenuta una meta

privilegiata, nell’ambito della “rotta Ovest” per quanti intendono fuggire dall’africa.

Da ultimo, non va sottaciuto il risentimento prodottosi nell’opinione pubblica spagnola ed andalusa per le mire

separatiste dei Catalani: Vox non fa mistero di volersi opporre con tutti i mezzi alla secessione di Barcellona,

così come Ciudadanos ed il PP.
***
L’Andalusia. L’Andalusia è per estensione la seconda regione della spagna, mentre è la prima per popolazione: con

8,4 milioni d’abitanti, distribuiti su 87.597 kmq di superficie.

Articolata in otto province (Almería, Cadiz, Cordoba, Granada, Huelva, Jaén, Málaga e Sevilla, la capitale

regionale), è una delle 17 comunidades Autonomas che furono create col varo della costituzione del 1978.

Il suo nome probabilmente deriva dall’epoca in cui la penisola iberica fu controllata dai vandali, ma anche dalla

denominazione che fu dato a tutto il territorio iberico dagli Arabi: Al Andalus.

Dopo il ripristino della democrazia, nel 1975 ottenne un’ampia autonomia dallo Stato con conseguente attribuzione

d’ingenti fondi.

Fin dalle prime elezioni regionali il potere fu assunto dal PSOE che per parecchio tempo conseguì la maggioranza

assoluta dei seggi al Parlamento locale: questo, rinnovato ogni quattro anni, elegge al suo interno il Presidente

della Junta che ha il compito di nominare i Consejeros, ossia i ministri regionali.

Tra le competenze della regione vi sono il sistema scolastico, le infrastrutture, la sanità, l’occupazione e

l’assistenza sociale.

Da un punto di vista economico, l’Andalusia è un’area a forte vocazione agricola con la sua notevole produzione di

olio, olive, agrumi, vino e brandy. Negli ultimi anni si è notevolmente sviluppato il turismo per gran parte

dell’anno, grazie al clima generalmente mite anche durante l’inverno: l’Andalusia offre parecchie attrattive come

l’Alhambra di Granada, la Mezquita di Cordoba, il Real Alcázar di Sevilla, il Flamenco e le spiagge che d’estate si

riempion di bagnanti.

PIER LUIGI GIACOMONI

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