ANCHE IN GERMANIA AVANZANO I POPULISTI

(13 marzo 2016).

BERLINO. Se c’è un Paese in Europa dove le elezioni regionali hanno molta importanza è  la Germania.

In parte ciò dipende dal fatto che i governi regionali sono rappresentati nel bundesrat, ma anche perché i singoli verdetti elettorali regionali finiscono per ripercuotersi sulla scena politica nazionale.

Di più, l’appuntamento di oggi è il primo da molto tempo e dà avvio alla campagna per le elezioni federali del settembre 2017, quando il governo di “Grande Coalizione Merkel-Gabriel sarà sottoposto al giudizio di tutto l’elettorato.

Inutile dire che le questioni determinatesi dall’afflusso di oltre due milioni di migranti, accolti nel Paese da Angela Merkel ha generato delle reazioni di rigetto da parte di una certa quantità di cittadini e quindi era importante sondare direttamente gli umori della popolazione, attraverso il voto, piuttosto che basarsi sui sondaggi, di cui è sempre bene diffidare.

La situazione. Oggi, 13 marzo si sono tenute le elezioni regionali in Baden-Württenberg, Renania Palatinato e, nell’ex Germania Est, in Sassonia-Anhalt.

Baden-Württenberg. La regione è governata dal 2011 da una coalizione verde-rossa, ossia con un Ministro Presidente Grüne, Winfried Kretschmann. Secondo i media tedeschi il governo di Stoccarda ha superato la prova elettorale e si è riconfermato in carica.

Il suo partito, die Grünen, è accreditato del 32,1%, mentre la CDU all’opposizione ottiene solo il 27,1%.

Va ricordato che il B-W dal 1953 al 2011 è stato retto da amministrazioni a guida CDU e che proprio nel 2011 in occasione di un’altra elezione regionale svoltasi poco  dopo il disastro di Fukushima si registrò un trionfo dei Verdi che raggiunsero il 24% delle preferenze.
Herr Kretschmann – sottolineano i media tedeschi – si è presentato alle elezioni forte d’una grande popolarità ottenuta anche grazie ad una condotta politica riformatrice e pragmatica.

La giornata, invece, si presenta disastrosa per l’SPD che scende dal 23,1 al 12,8%, mentre scompare dal Parlamento di Stoccarda l’estrema sinistra di die Linke che non raggiunge la quota minima del 5% per esser rappresentato al Landtag.

E’ verosimile che si riformi la coalizione rosso-verde che finora ha retto la regione, ma non può esser nemmeno escluso un accordo con la CDU, (coalizione verde-nera).

Renania Palatinato. Qui, alla vigilia del voto, si prevedeva un confronto serrato tra le due rivali capoliste: la socialdemocratica Malu Dreyer, a capo d’un governo rosso-verde, e la cristianodemocratica Julia Klöckner, che proponeva una coalizione nero-gialla.

I risultati finora disponibili indicano che Dreyer ce l’ha fatta a mantenere la premiership, ma il suo parner di coalizione, i Verdi, crollano dal 15,4% ad un modesto 5,5% ed entrano per un pelo nel Landtag di Magonza.

Grande coalizione quindi anche in Renania Palatinato? Si vedrà: è certo che da domani si aprirà un periodo di complessi negoziati per la formazione del nuovo esecutivo locale.

Per Frau Klöckner questa sconfitta segna una battuta d’arresto nella sua carriera politica: qualcuno la vedeva già come una possibile alternativa ad Angela Merkel.

Sassonia-Anhalt. Particolarmente sconvolgenti sono i dati che giungono da Magdeburgo. Qui la CDU al governo perde solo 3 punti percentuali, ma Crollano vertiginosamente sia i socialdemocratici, praticamente dimezzati, sia die Linke (-6 punti).

Particolarmente squillante è il risultato dello schieramento populista di destra Alternative für Deutschland:
se in Baden-württenberg e Renania Palatinato ottiene tra l’11 ed il 15% delle preferenze, in Sassonia-Anhalt raccoglie quasi un quarto delle schede.

Quale governo allora a Magdeburgo? Forse una riedizione della grande coalizione uscente?

Per il Ministro Presidente in carica Reiner Haseloff saranno necessarie alcune settimane di negoziati per varare un ministero che diriga la regione nei prossimi cinque anni e non sarà un’operazione semplice.

Da questa tornata elettorale si possono trarre alcuni spunti di riflessione sull’attuale situazione tedesca ed europea, non certamente conclusive, ma indicative d’uno stato di realtà significativo:
1. anche in Germania, come in altre parti d’Europa, Italia compresa, una fetta consistente dell’opinione pubblica s’affida sempre di più a liste populiste che predicano facili soluzioni come via d’uscita alla crisi ed alle frustrazioni del tempo presente.
2. Prosegue il declino delle socialdemocrazie che perdono, ormai con una certa sistematicità, tutti gli appuntamenti con le urne;
3. Tutto ciò che sa di Establishment è crescentemente rifiutato e ritenuto da superare.
4. Il migrante, l’emarginato, il diverso è visto come un capro espiatorio a cui dev’esser fatto pagare tutto ciò che non va nelle nostre società.

I tedeschi, lo sappiamo,hanno il terrore dell’instabilità e dell’ingovernabilità, per cui nelle regioni in cui si è votato oggi si farà di tutto per varare dei governi, tuttavia se la marea populista andrà crescendo, le formule politiche, le alleanze più o meno spericolate non potranno fermarla.

Occorrerà, crediamo, un sussulto rinnovatore degli apparati politici per rinverdire democrazie che paiono attraversare un momento di stanchezza e non sembran capaci d’offrire ricette accettabili a strati crescenti d’opinione pubblica.

PIERLUIGI GIACOMONI