AMERICA LATINA
I VOTANTI PREFERISCONO LA DESTRA
(28 Ottobre 2025)
In attesa di vedere cosa succederà in Cile ed Honduras, i primi segnali provenienti da Bolivia ed Argentina indicano che i votanti preferiscono la destra, mentre la sinistra, che ha retto le sorti di molti Paesi del “cono sud“, è in affanno.
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QUI LA PAZ
Il 19 Ottobre, col 54,6% Rodrigo Paz Pereira (PDC) ha ottenuto la presidenza all’ultraderechista Jorge “Tuto” Quiroga che ha proposto di formare un governo di “grande coalizione” con l’ex rivale per rimediare, ha detto, agli errori commessi nel ventennio di governo del MAS.
I due, come avevamo segnalato in Agosto, eran stati i più votati al primo turno delle presidenziali, anche grazie al suicidio politico della sinistra, dilaniata da contrasti personalistici tra sostenitori ed avversari di Evo Morales.
Questi ha fatto campagna per l’annullamento della scheda sia al primo che al secondo turno ed oggi si proclama vincitore della contesa interna al mondo progressista, essendo riuscito a mobilitare quasi il 20% dell’elettorato.
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LA QUESTIONE DEL LITIO
L’8 novembre comincerà il quinquennio del nuovo presidente e sul suo tavolo piomberà subito la questione dell’estrazione e dello sfruttamento del litio: la Bolivia, insieme a Cile ed Argentina, è il primo detentore di questo minerale fondamentale per la produzione delle batterie sia per le automobili che di altri dispositivi elettronici.
Finora La Paz si è opposta ad uno sfruttamento massiccio delle proprie riserve, per timore non ingiustificato d’un enorme inquinamento ambientale, ora però bisognerà capire se la nuova amministrazione sarà in grado di resistere alle forti pressioni delle multinazionali del settore che han messo nel loro mirino il litio boliviano.
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QUI BUENOS AIRES
Le elezioni di metà mandato in Argentina han visto un sostanzioso successo de La Libertad Avanza, che insieme ad altre forze di destra è la più consistente minoranza del parlamento di Baires.
Malgrado la terapia d’urto applicata da Javier Milei, Presidente dal 10 Dicembre 2023, che ha licenziato molti pubblici dipendenti, privatizzato diversi settori dell’economia, mandato in fumo le pensioni di molti anziani, gode ancora della fiducia dei votanti.
A ben guardare i risultati però emergono alcuni dati che non van sottovalutati: anzitutto quello dell’affluenza.
Solo il 68% degli argentini si è recato alle urne, sebbene il voto sia obbligatorio, molti han preferito pagare una multa piuttosto che compilare una scheda.
In secondo luogo, Camera e Senato argentini son notevolmente frammentati e vi son segnali d’un disfacimento della coalizione di destra formatasi dopo le presidenziali del 2023: diversi ministri han annunciato le dimissioni, altri potrebbero esser licenziati.
Da ultimo, la realtà socioeconomica argentina è tuttora molto variegata per cui, come sottolinea el País in un commento, quello uscito dalle urne il 26 Ottobre non è un mandato in bianco per Milei e la sua banda.
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SFIDUCIA NELLA POLITICA
All’indomani di questa duplice consultazione elettorale emerge con chiarezza che le opinioni pubbliche manifestan in vario modo la loro sfiducia nella politica: «I seguaci di un regime radicale alla Milei – scrive Pierre Haski[1] – si moltiplicano in altre aree del mondo, Europa compresa: si nutrono della sfiducia nei confronti di una classe politica che ha governato senza riuscire a risolvere i problemi. Se l’Argentina può insegnarci qualcosa, è che non bisogna sottovalutare questo rifiuto».
PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTA:
[1] P. Haski, Cosa insegna il successo elettorale di Javier Milei, internazionale.it, 28 Ottobre 2025
