ABUSI SULL’INFANZIA IN CAMPANIA
(23 Giugno 2016).

NAPOLI. In Campania “ci sono intere zone in cui l’abuso sessuale, l’incesto è elevato a normalità”. La denuncia gravissima arriva da Cesare Romano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione campana, dove in questi giorni si indaga sulla morte di un’altra bimba romena violentata e uccisa in una piscina
a San Salvatore Telesino, dopo il caso della piccola Fortuna abusata e gettata da un terrazzo a Caivano.

Roberta Gisotti di Radio Vaticana ha intervistato il dott. Cesare Romano, presente sul territorio campano oltre che come Garante, come sociologo attento alla realtà minorile.

Riporto l’intervista integralmente senza alcun commento, perché credo che siano fatti che si commentan da soli.
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D. Dott. Romano, su cosa poggia questa denuncia?

R. – Poggia fondamentalmente su una ricerca che abbiamo condotto su un campione rappresentativo presso i Comuni della regione Campania e ambiti territoriali,
dove abbiamo rilevato circa 200 casi di abusi intra familiari e su testimonianze dirette e indirette di persone, di ragazze che vivono in determinate zone
campane le quali hanno testimoniato in maniera molto ‘tranquilla’ di essere state abusate in famiglia, così come le loro amiche e le amiche delle amiche.
Questo dato ovviamente non è stato pubblicato sulla ricerca ma meriterebbe un approfondimento diverso.

D. – A cosa attribuire questo spaccato veramente spaventoso? Alla povertà, al degrado morale …

R. – Le cause sono molteplici, perché  da un lato c’è un problema sociale, zone in cui ci sono mancanza di valori, famiglie disgregate, povertà, degrado
ambientale e culturale, per cui si pensa ancora che i figli siano oggetti di proprietà esclusiva; dall’altra parte c’è un problema di devianza sessuale
che, purtroppo, per deprivazione morale, etica ed altro – anche se è trasversale nelle varie fasce della popolazione – incide in maniera significativa.

D. – Quindi possiamo dire che c’è una carenza educativa all’affettività, una carenza nell’iniziazione sessuale …

R. – Sicuramente sì, ma anche altro. Il problema è pure quando si vive in un ambiente completamente staccato dai centri urbani –  faccio l’esempio del
Parco verde di Caivano, salito alle cronache ultimamente  – dove non c’è un presidio di polizia, non ci sono servizi, non ci sono negozi, c’è solo un’area
di spaccio di droga – perché è tra i posti maggiori di spaccio della Campania, quindi in mano alla criminalità – purtroppo tutto questo incide in maniera
significativa. In questi posti anche le donne, le madri dipendono esclusivamente dai compagni, che hanno affianco e che molto spesso sono uomini deprivati
di qualsiasi senso morale e familiare. Le cause, ripeto, sono diverse e meriterebbero una ricerca molto più approfondita di quella che è stata fatta.

D. – Accendere un faro a cosa può e deve servire?

R. – Il mio scopo era esattamente questo: accendere un faro su una situazione dove spesso mettiamo la testa sotto la sabbia e non ci rendiamo conto che
invece si tratta di un fenomeno che esiste e che deve essere affrontato. Io vorrei che tutte le istituzioni si rendessero conto di questo e facessero qualcosa
per le zone, per le famiglie e per i nostri bambini, perché c’è bisogno di una serie di attività, così come c’è bisogno di risorse. È venuto il momento
in cui bisogna svegliarsi e fare qualcosa per i nostri figli!