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SLOVENIA. CERAR APRE LA CRISI POLITICA

marzo 16, 2018 • Pierluigi Giacomoni

SLOVENIA. CERAR APRE LA CRISI POLITICA
(16 Marzo 2018)

LUBIANA. Il Primo Ministro Miro Cerar ha aperto la crisi politica in Slovenia a seguito della sentenza della Corte

Suprema che ha invalidato il referendum sul secondo binario della tratta ferroviaria Capodistria-Divaca, un

progetto a cui il governo teneva molto.

«Il governo continuerà a svolgere le attività correnti fino alla fine del mandato, ma io mi dimetto – ha dichiarato

emozionato il Premier.

«Da più parti si vuole attribuire al Paese un’immagine distorta dove non vi sarebbe alcuna crescita e dove il

governo prenderebbe decisioni illegali –  ha aggiunto, rivendicando  invece al suo esecutivo importanti risultati,

a partire da un netto miglioramento del quadro finanziario: »Dopo aver ereditato una situazione pesante, in tre

anni e mezzo di governo siamo terzi in Europa per crescita economica, abbiamo il tasso di disoccupazione più basso

dal 2009 in qua, il debito estero quest’anno scenderà dall’80 al 70 %, abbiamo portato in Slovenia importanti

investimenti dall’estero, stavamo cominciando a realizzare il raddoppio ferroviario.»

Complice del clamoroso annuncio anche il mancato accordo con i sindacati nel settore pubblico: «Ognuno guarda solo

ai propri interessi invece di ambire al bene comune» ha detto amareggiato Cerar, che non ha lesinato critiche

nemmeno ai partner di coalizione; invece di sostenere il lavoro dell’esecutivo, spesso lo avrebbero ostacolato.
Toccherà ora al Presidente della Repubblica Borut Pahor stabilire se accelerare le procedure elettorali già avviate

o se confermare la data del 10 giugno 2018 per svolgervi le elezioni legislative.
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Miro Cerar. Miroslav Cerar Jr., 54 anni, dopo una lunga carriera come giurista e docente all’università di Lubiana,

il 2 Giugno 2014 fonda il Partito del Centro Moderno, che alle successive elezioni legislative ottiene il 34,5% dei

voti e 36 dei 90 seggi della Camera slovena.

Di conseguenza, il 26 agosto 2014, l’assemblea, con 57 voti contro 11 lo elegge alla presidenza del governo, a capo

d’una coalizione di centro-sinistra che comprende i socialdemocratici e il Partito dei Pensionati.

Cerar, un neofita della politica, deve affrontare una serie di sfide pesanti:
• innanzitutto la grave crisi del debito sovrano che impedisce al Paese di ripsettare gli accordi che gli hanno

permesso d’entrare nell’eurozona;
• poi il rilancio d’un’economia, pesantemente colpita dalla crisi mondiale;
• infine, la corruzione che sta minando alla base la credibilità dell’intero ceto politico.

L’esecutivo deve poi far fronte alle tensioni generatesi in tutta l’area balcanica, ed anche nell’opinione pubblica

nazionale, a causa del fenomeno migratorio: la decisione della Germania di garantire l’ingresso sul proprio

territorio di almeno due milioni di profughi, ne attira molti altri che dalla Grecia, percorrendo il cosiddetto

“corridoio balcanico”, cercano di giungere nella Bundes Republik prima che si ciudano i varchi.

Da un lato, il governo fa elevare un reticolato di filo spinato al confine con la Croazia, dall’altro accetta

d’ospitare 335 dei 567 rifugiati che Bruxelles gli ha assegnato, nell’ambito degli accordi sulla spartizione dei

richiedenti d’asilo.
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Contenzioso con la Croazia. Completa il quadro d’una situazione complessivamente difficile il contenzioso in atto

con la Croazia per la definizione dei confini marittimi.

Quando il 25 Giugno 1991 i due proclamano simultaneamente la loro indipendenza dalla Jugoslavia, si riconoscono

vicendevolmente e definiscono i loro confini terrestri, ma non quelli sul mare.

Ai tempi della Jugoslavia, infatti, i confini tra le diverse repubbliche che compongono la federazione sono

fissati, ma le aree marittime son definite solo come zone d’intervento delle specifiche polizie locali.

La maggioranza della penisola istriana è in mani croate, ma nella sua parte settentrionale, vi sono tre comuni che
fan parte dello Stato sloveno: Capodistria, Isola e Pirano: è proprio al largo del Golfo di Pirano che passa la

linea immaginaria di separazione che genera discordia tra Lubiana e Zagabria.

L’estate scorsa, la Corte permanente di arbitrato traccia con un verdetto una linea di demarcazione che assegna

alla Slovenia i tre quarti della baia.

Zagabria, però, respinge la sentenza, ritenendola prefabbricata.

Il conflitto si trasferisce perciò dalle aule di tribunale alle acque territoriali e colpisce i pescatori: in

gennaio la polizia slovena multa dei croati che pescano nelle proprie acque ed altrettanto fa quella croata con gli

sloveni.

In apparenza questa sembra una vertenza minore risolvibile facilmente: invece no, perché da entrambe le parti il

fuoco delle polemiche è alimentato da rivendicazioni nazionalistiche.
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La Slovenia. Membro della Federazione jugoslava, ne esce nel 1991 proclamando la propria indipendenza nazionale.

con una superficie di 20.273 km², è abitata da 2,1 milioni di persone di diverse etnie: oltre agli sloveni veri e

propri, vi sono minoranze di italiani ed ungheresi.

Lo Stato si è dotato d’una costituzione democratica: al vertice si trova il Presidente della Repubblica, eletto

direttamente dai cittadini per un mandato di cinque anni, ripetibile solo una volta.

Il parlamento bicamerale è suddiviso in una Camera di Stato, eletta a suffragio universale ogni 4 anni, ed un

Consiglio di Stato composto da rappresentanti del mondo dell’economia.

La Camera di Stato, costituita da 90 membri, su proposta del Presidente, designa a scrutinio segreto il Premier e

su indicazione di questi, i Ministri.

capo del Governo e Ministri possono esser deposti con l’approvazione d’una mozione di sfiducia individuale.

L’economia si fonda su un robusto settore industriale e sul turismo, prevalentemente invernale, basato su stazioni

sciistiche in cui è possibile praticare gli sport della neve.

Membro dell’Unione Europea dal 1° maggio 2004, ha adottato nel 2008 l’euro, facendo scomparire la propria moneta

nazionale, il Tallero.

PIER LUIGI GIACOMONI

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