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RD CONGO. KABILA NON MOLLA
(30 Dicembre 2016)

KINSHASA. Joseph Kabila, Presidente della Repubblica Democratica del Congo non molla: il 19 dicembre scorso sarebbe
scaduto il suo secondo mandato presidenziale, ma lui non ha lasciato il potere.

La popolazione della capitale ha sottolineato l’evento facendo risuonare le pentole e producendo rumore con le
vuvuzela.

La notte prima, anzi, il Capo dello Stato ha varato un nuovo governo, mentre Etienne Tshisekedi, presidente
dell’UDPS, ha chiesto alla popolazione in un video di manifestare pacificamente contro la permanenza al potere di
Kabila.
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Le manovre dilatorie di Kabila. Secondo quanto stabilito dalla Costituzione, novanta giorni prima che scada il
mandato del Presidente devono esser indette le elezioni per un nuovo Capo dello Stato.

Kabila, però, non ha convocato le elezioni, sostenendo che lo stato non ha i soldi per organizzarle.

In realtà, il leader congolese ha addotto diversi pretesti per rimanere al potere ben oltre la fine del suo
mandato.

Così, nel febbraio scorso, il presidente della Commissione nazionale elettorale indipendente, Corneille Nangaa,,
dopo aver incontrato il governo e i finanziatori, ha annunciato il lancio di una gara d’appalto per acquisire il
materiale necessario alla revisione dell’anagrafe elettorale.
(un procedimento che secondo lui richiede tra tredici e sedici mesi).

«La sfida – scrive Nigrizia – consiste nell’inserire nelle liste elettorali i circa 10 milioni di elettori
divenuti maggiorenni dopo l’ultimo scrutinio (2011), rivedere la lista dei congolesi residenti all’estero e
togliere dall’anagrafe i defunti.»

Per restare sulla poltrona che si tiene stretta dal 2006, Kabila applica la strategia del rinvio:

Invece d’organizzare un referendum per modificare la Costituzione in modo da potersi presentare candidato per un
terzo mandato, come hanno fatto altri in Africa, ha scelto un metodo più soft: far
scivolare la data delle elezioni e prendere tempo.

Intanto, la tensione sale e si teme che da un momento all’altro lo scontro tra i kabilisti ed i suoi avversari
esploda producendo un bagno di sangue.
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Le consultazioni per superare la crisi. Per evitare uno sbocco violento della crisi, la Conferenza dei Vescovi
cattolici congolesi (Cenco) ha offerto la propria mediazione.

«L’accordo è a portata di mano» ha dichiarato due giorni fa l’arcivescovo di Kisangani e presidente della Cenco,
monsignor Marcel Utembi Tapa. «Siamo fieri che le divergenze si siano appianate praticamente in modo totale.

L’accordo prevede una gestione consensuale con tutte le parti coinvolte.

In particolare riguarda:
• impegni per il rispetto della Costituzione;
• il processo elettorale;
• la gestione del periodo
pre-elettorale ed elettorale vero e proprio;
• le procedure di spoglio e verifica dei risultati della consultazione;
• la gestione delle controversie e le relative procedure per il loro superamento pacifico.

In attesa di celebrare le tanto sospirate elezioni, Joseph Kabila manterrebbe il potere per un altro anno, invece
che trasferirlo al Presidente del Senato, come stabilisce la costituzione.

L’intesa è frutto di settimane di difficili consultazioni tra la maggioranza di governo, una frangia minoritaria
dell’opposizione e la grande coalizione delle opposizioni che forma il “Rassemblement”.

«La firma dell’accordo – scrive RFI – appare come l’ultima speranza di evitare che la crisi politica-istituzionale
venutasi a creare con la fine del mandato del presidente Joseph Kabila e il mancato svolgimento delle elezioni,
degeneri in violenza e repressione.»
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Il Congo. La République démocratique du Congo è situata nel centro dell’Africa ed occupa una superficie di
2.345.410 kmq., la popolazione ammonta a 81,7 milioni d’abitanti, secondo statistiche del 2015.

Ottenuta l’indipendenza dal Belgio il 30 giugno 1960, fu sconvolta da una sanguinosa guerra civile che durò fino al
1965.

Da una parte vi era il governo centrale e le sue scarse forze, dall’altra il movimento secessionista del Katanga
che intendeva formare uno Stato autonomo.

Il conflitto si inserì nel più ampio confronto tra Est ed Ovest, poiché il primo capo di governo del Paese, Patrice
Lumumba nutriva simpatie verso l’Unione sovietica, mentre altri attori politici e militari propendevano per gli
Stati Uniti.

Emerse in questa fase la figura di Joseph-Désiré Mobutu che nel ’61 fece arrestare ed uccidere Lumumba e
successivamente (24 novembre 1965) s’impadronì del potere con la forza.

Mobutu fu il padrone del Congo, che ribattezzò Zaire, fino al 1997, quando fuggì in Marocco di fronte all’avanzata
delle truppe di Laurent-Désiré Kabila.

Dopo la presa del potere di Kabila Sr, il territorio congolese fu percorso dalle truppe d’una decina di Paesi
confinanti in quella che è stata definita “la prima guerra mondiale africana”.

Furono anni di sofferenze per la popolazione, angariata dalle diverse soldataglie che si abbandonavano ad ogni
genere di saccheggi, violenze e massacri.

Kabila Sr fu ucciso nel 2001 in un tentativo di golpe, ma presto il suo posto fu preso dal figlio Joseph, colui che
oggi vuole tenersi il potere e far scivolare in avanti la data delle elezioni in modo da guadagnare tempo.

Sullo sfondo di quest’incessante lotta per il potere a Kinshasa ci sono le enormi ricchezze del suolo e del
sottosuolo congolesi che fanno gola a mezzo mondo e che sono, forse la vera maledizione di questo Paese.

PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTA: Per saperne di più sulla storia del Congo segnaliamo:

David van Reybrouck:

CONGO

Traduzione di Franco Paris

ed. Feltrinelli, Milano, 2014.

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